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Il dentice: dove e quando

Il dentice è sicuramente uno dei predatori più attivi nel Mediterraneo, la sua presenza &è; segnalata ovunque ci siano scogliere sommerse o secche in mezzo al mare

Il dentice è sicuramente uno dei predatori più attivi nel Mediterraneo, la sua presenza è segnalata ovunque ci siano scogliere sommerse o secche in mezzo al mare. A una spiccata aggressività, unisce un carattere spocchioso e capriccioso, che lo porta spesso a comportamenti fuori dalla norma. Ama molto le aree tranquille e risente notevolmente dell’attività estiva di motoscafi e traghetti. Il dentice vive a contatto del fondo, ma non di rado si stacca da questo per portarsi in caccia a mezz’acqua. Non risente eccessivamente delle variazione di temperatura dell’acqua, ma è molto sensibile agli orari ed alle fasi lunari.

Dove e quando
Il dentice più di ogni altro predatore sfrutta le cigliate rocciose per celare la sua presenza alle prede. In estate e in autunno predilige fondali compresi tra i 25 e i 40 metri ed in particolar modo quelli ricchi di posidonia. In questo periodo lo si trova più facilmente a contatto del fondo, in quanto basa la sua attività di caccia sull’agguato e sulla sorpresa. Va in riproduzione da marzo a giugno, spostandosi in acque più basse, fino a raggiungere, nelle aree dove non viene disturbato da reti e motoscafi, anche i 10-12 metri di profondità. Vive tranquillamente anche a profondità superiori ai cento metri.

Traina col vivo
La traina col vivo è sicuramente il sistema più antico per la pesca al dentice. L’innovazione più significativa è il multifibre in bobina. Al posto del nylon, più elastico, si imbobinano almeno 200 metri di multifibra da 30 – 50 libbre, che presenta un diametro sensibilmente inferiore a un nylon di pari libbraggio, con una maggiore sensibilità sulla mangiata del pesce e sulla ferrata. Un altro fattore molto importante per ottenere sempre dei buoni risultati è la scelta dell’esca. E’ importantissimo riuscire a capire quali sono le prede che il dentice mangia nella zona dove lo andremo a insidiare. Le praterie di posidonia sono prevalentemente frequentate da boghe, menole ed altri piccoli pesci di fondo; quindi sceglieremo esche piccole e fusiformi. Sulle secche circondate dal fango si possono ottenere ottimi risultati con le seppie o i piccoli pagelli, che però vanno sostituiti spesso in quanto non durano molto innescati. Sulle secche con forti variazioni di fondale ed in particolar modo in quelle aree dove ci sono scogli affioranti, l’esca regina è l’occhiata, molto catturante se di buona taglia. Il calamaro, la seppia e l’aguglia sono esche universali che, specialmente in autunno, danno sempre ottimi risultati.

Traina con artificiali
La traina nel periodo invernale e primaverile si effettua in modo da coprire più strada possibile con l’imbarcazione e le relative esche trainate, per aumentare le possibilità d’incontro con un predatore a caccia in agguato. In genere i fondali più proficui sono quelli rocciosi o misti ad alga. Questo si ottiene con il monel che garantisce un affondamento costante, senza essere influenzato dalla corrente. Dato il suo singolare modo d’affondare, il monel si mantiene molto più alto dell’esca, proponendogliela senza prima aver allertato il branco o il singolo predatore, con il passaggio di un corpo anomalo (piombo o palla dell’affondatore), come avviene con altri sistemi d’affondamento. Per avere dei parametri di regolazione sulla lenza da calare in pesca, bisogna mettere dei segnalini di riferimento. La traina con il monel e le esche artificiali, nonostante costringa a calare in acqua quantità molto alte di lenza, per raggiungere le alte profondità, garantisce l’affondamento anche a 4-5 nodi. Da anni ed anni di pesca con esche artificiali è scaturito il dato che non è tanto la colorazione simile a una naturale preda a stimolare un pesce all’attacco bensì la novità. Ci sono alcune colorazioni talmente assurde, come il viola, il giallo o il fucsia che nessun pescatore penserebbe di mettere in acqua e che invece, provate in zone dove i pesci sono abituati a vedere esche tradizionali, danno dei risultati incredibili. Questo potrebbe ricondurci al discorso sulla memoria genetica dei pesci, ma si entrerebbe in un discorso troppo lungo e complicato. E’ comunque provato che le nuove colorazioni creano nuovi stimoli e quindi sono da tenere sempre in considerazione.

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