Pescare in rada con la lenza morta, i consigli e i trucchi

pesca rada
Redazione Nautica
Scritto da Redazione Nautica

Consigli su come pescare in rada

Con l’arrivo della stagione finalmente si possono mollare gli ormeggi e godersi il mare a bordo della propria imbarcazione. In genere in questo periodo le rade e le cale sono poco frequentate e questo potrebbe far conciliare il diporto con la pesca, mettendo in pratica una tecnica semplicissima, ma a volte molto redditizia.

L’ancoraggio

Ovviamente non si può pensare che ovunque si cali un’esca ci siano i pesci, quindi bisogna pensare a un ancoraggio che consenta alla barca di posizionarsi in un’area idonea alla tecnica che praticheremo. Se c’è la possibilità, la poppa della barca deve posizionarsi su una cigliata mista sabbia e roccia, di profondità non inferiore a 15 metri. Per ottenere questo si deve scegliere una cala che abbia tali caratteristiche e preferibilmente il fondale che degradi rapidamente. Scandagliando la zona e considerando il vento, si cercherà di gettare l’ancora in modo che la barca si posizioni sulla verticale della caduta.

esca

Esche fresche

Per semplificare al massimo la tipologia di pesca, ci orienteremo su esche facilmente reperibili e di sicura efficacia. La sardina e il calamaro si possono acquistare in qualsiasi pescheria e conservare facilmente in un igloo con del ghiaccio secco. La sardina s’innesca su un calamento e 2-3 ami n° 5-6, legati a 1,5-2 centimetri l’uno dall’altro direttamente sul terminale. Privata della testa e della spina centrale, la si richiude sugli ami e si chiude il tutto con del filo elastico per inneschi. Del calamaro si usa il mantello, tagliato in strisce molto sottili o i tentacoli, innescati su un amo del 4-5 a gambo lungo.

Per aumentare l’attività dei pesci si possono tritare delle sardine, unirle a della mollica di pane e immettere il tutto in una rete, che poi verrà calata a mezz’acqua o vicino al fondo, sotto la barca. La pastura è molto importante in quanto richiama sia i piccoli sia i grandi pesci, creando una zona di frenesia alimentare sotto la poppa della barca. Nel caso non si abbiano abbastanza sardine per riempire la rete, basta del pane vecchio che ammollandosi nell’acqua creerà una scia odorosa e chiara.

La pesca

Per questa tecnica si utilizzano canne da barca con vetta molto sensibile, da 2,3-3 metri; abbinate a mulinelli taglia 2500-4000 imbobinati con nylon 0,30. al termine del nylon in bobina si lega una girella piccola, che servirà per collegare il terminale lungo 1,5 metri di fluorcarbon 0,25. L’esca si cala in acqua e la si lascia trasportare dalla corrente finché  non raggiunge il fondo. In genere s’inserisce un piccolo piombo da 5-10 grammi a monte della girella per far raggiungere all’esca il fondo più agevolmente, ma se s’innesca la sardina, sarà il suo peso proprio a fungere da zavorra. L’uso del piombo è condizionato dalla corrente e dalla profondità da raggiungere, ma meno è pesante la lenza e meglio sarà per la sua naturalezza. A seconda della tipologia del fondale e della profondità si possono catturare tanute, orate, fragolini, saraghi, scorfani e tanti altri pesci grufolatori. Pescando con la sarda ed eseguendo una buona azione di pasturazione, è possibile portare in prossimità della barca tanute e palamite, che si stabilizzeranno a mezz’acqua. In questo caso si pesca senza zavorra lasciando scendere lentamente l’esca con l’archetto aperto. E’ una tecnica molto divertente ed efficace a patto di riuscire ad ancorare la barca in un’area poco disturbata e con un fondale misto di sabbia, roccia ed alghe.

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