Incendi in barca come prevenirli e come intervenire – 2a parte

Corradino Corbò
Scritto da Corradino Corbò

… segue articolo incendi in barca – 1a parte

Se l’incendio avviene in porto

Lo abbiamo detto all’inizio: la maggior parte degli incendi si verifica in porto. Che si tratti del proprio ormeggio abituale o di uno scalo temporaneo, è buona norma conoscere il tipo e la posizione dei dispositivi di estinzione che – si spera – sono distribuiti lungo il suo perimetro. Ciò è utile soprattutto se il fatto accade mentre tutti sono a terra nei pressi – per esempio al ristorante – e, essendo veramente all’inizio, permette di tentare un’azione di spegnimento salendo a bordo, dopo aver dato l’allarme – sia ai vigili del fuoco sia alle barche vicine – e dopo aver staccato il cavo elettrico dalla colonnina.

Poiché, per alimentarsi, la fiamma ha bisogno di ossigeno, la prima cosa da fare è tappare dall’esterno tutte le prese d’aria possibili (anche aiutandosi con asciugamani bagnati), chiudere la valvole di intercettazione del carburante e del gas e verificare che l’impianto antincendio di bordo – se del tipo automatico – sia entrato in funzione (anche se al momento potrebbe già aver esaurito la sua carica), altrimenti attivarlo manualmente.

Dopodiché, se possibile, bisogna togliere tensione a tutto l’impianto elettrico di bordo, staccando le batterie e spegnendo il generatore (se colpevolmente lasciato acceso senza vigilanza). A questo punto è importante capire dove ha avuto origine il focolaio.

Se, come spesso accade, il problema si è verificato nel quadro principale, anche se la fiamma non è visibile è necessario dirigervi il getto di un estintore previsto per la classe di fuoco E. Se, invece, si è verificato nella sala macchine, l’estintore da usare deve essere dedicato alla classe B, anche se in aggiunta alla A e alla C.

L’acqua, giustamente considerata come la sostanza estinguente più naturale e a portata di mano, può essere usata sugli arredi, sui materassi, sulle coperte, sulla vetroresina; ma mai sui circuiti elettrici.

DISPOSITIVI IMMANCABILI

  • Interruttori magnetotermici a monte delle varie linee elettriche
  • Disponibilità di estintori appropriati nei pressi delle aree a maggior rischio (quadri elettrici, sale macchine, cucine)
  • Estintori automatici
  • Coperte antifiamma
  • Controllo delle zone fuori-visuale a mezzo di telecamere
  • Rilevatori di fumi
  • Sensori di temperatura

 

 

 

 

 

Se l’insieme di queste azioni produce l’effetto desiderato, ci si può ritenere estremamente fortunati. Se invece ci si rende conto che nonostante gli sforzi l’incendio avanza, allora è bene interrompere subito i tentativi, scendere a terra e lasciare il compito di limitare i danni ai vigili del fuoco. Probabilmente si perderà la barca ma l’incolumità sarà assicurata.

Proprio per quanto detto a proposito della tempestività, le probabilità di salvare lo yacht aumentano se l’innesco dell’incendio avviene, per gli stessi motivi che abbiamo già ipotizzato, mentre a bordo ci sono persone. Tuttavia il rischio aumenta per queste ultime, soprattutto se il problema sorge durante la notte, mentre tutti sono addormentati nelle loro cabine. In questo caso, alla prima avvisaglia deve scattare una sorta di “abbandono nave” a seguito del quale tutti coloro i quali non prendono parte ai tentativi di spegnimento devono immediatamente scendere a terra e dare l’allarme alle barche vicine, alla direzione del porto e ai vigili del fuoco.

Tutto il resto rimane identico a quanto descritto precedentemente. Se le cause del principio d’incendio sono evidenti e ben localizzate, come quando a prendere fuoco è l’olio di una padella durante la preparazione di un pranzo, l’utilizzo immediato di un buon estintore per la classe B (sull’olio mai utilizzare l’acqua, che provocherebbe schizzi infuocati in tutte le direzioni) può rivelarsi risolutivo davvero in pochi secondi. Proprio per questo motivo, un dispositivo di questo tipo dovrebbe essere sempre a portata di mano del cuoco di turno.

Come intervenire durante un incendio in mare

Sostanzialmente quattro sono i fattori aggiuntivi che rendono l’incendio in mare più complesso e pericoloso dell’incendio in porto: la necessità imperativa di predisporre il trasferimento delle persone sulla zattera e sul tender; la necessità di trasmettere un segnale di soccorso; l’impossibilità di contare – quantomeno nell’immediato – su sistemi antincendio esterni alla barca; il gravissimo stato psicologico nel quale cadono tutte le persone.

Come si può notare, è questo il caso in cui entra in gioco prepotentemente l’addestramento che, come abbiamo sottolineato alcune righe addietro, è finalizzato a svolgere contemporaneamente e in modo coordinato – assai più che in sequenza – l’insieme delle operazioni di emergenza e che, non ultimo, costituisce l’unico fattore “calmante” per un equipaggio sottoposto a un eccezionale stress emotivo.

Se l’allarme scatta mentre la barca è in velocità, è necessario rallentare al minimo orientando lo scafo in maniera tale che la zona interessata dal fumo e/o dalle fiamme risulti sottovento.

  • I “passeggeri” (intendendo con questo termine le persone che non hanno incarichi particolari nell’ambito dell’emergenza) devono raccogliersi all’esterno, nella zona più sicura, indossando i corpetti salvagente.
  • Il tender deve essere messo in acqua, pronto alla manovra.
  • La zattera autogonfiabile deve essere preparata al lancio.
  • Mediante il vhf (canale 16) e/o il telefono cellulare (numero 1530) bisogna lanciare un segnale di soccorso ben circostanziato, nel quale, oltre a indicare chiaramente che si tratta di un incendio, venga dichiarata la posizione in coordinate geografiche, possibilmente accompagnata da un rilevamento ottico del tipo “3 miglia a Est di Capo Comino”. Specificare se occorre assistenza medica.
  • Se l’incendio si è sviluppato in sala macchine, l’immediata esigenza di intercettare il carburante non consente – se non limitatamente alla fase iniziale – di orientare lo scafo in modo tale che questa venga a trovarsi sottovento. A tal fine, piuttosto, può rivelarsi provvidenziale il tender, manovrato a mo’ di rimorchiatore “a spinta” da una persona sufficientemente esperta.
  • Prima di togliere tensione alle grandi utenze dell’impianto elettrico, è buona norma calare l’ancora filando tutta la catena, senza preoccuparsi se il fondale è superiore.

Relativamente alle operazioni di spegnimento vere e proprie, le azioni da intraprendere sono quelle che abbiamo già considerato. Tuttavia, se in porto i tentativi di spegnimento possono – anzi devono – protrarsi indefinitamente, nel caso dell’incendio in mare esiste un limite oltre il quale è assolutamente necessario rinunciare. Quale sia tale limite è, purtroppo, facile dirlo: esso corrisponde al momento in cui il comandante si rende conto che l’incendio, anziché regredire, avanza.

In tal caso, deve invitare le persone a imbarcare sulla zattera e sul tender, portando con sé documenti (della barca e personali), vhf portatile, telefoni cellulari, vestiario adeguato e generi di conforto. Solo quando tutti sono al sicuro, può scendere a sua volta. A questo punto si pone un’alternativa, da valutare a seconda delle circostanze: restare vicini – sebbene a distanza di sicurezza – alla barca in fiamme, in attesa dei mezzi di soccorso precedentemente allertati, oppure allontanarsi per raggiungere la terra con il tender.
In quest’ultimo caso, è imperativo non lasciare la zona se non dopo aver avvisato i soccorritori e aver ottenuto da loro conferma di avvenuta ricezione.

 

Estintore automatico

Dalla Firet Italia viene la proposta di dotare la barca di uno speciale estintore automatico dotato di uno speciale ugello-rilevatore il quale, al raggiungimento di una temperatura preimpostata, consente il rilascio automatico dell’agente estinguente che, nel caso specifico dei quadri e degli apparati elettrici (anche sotto tensione), e il perfettamente ecologico azoto.
Trattandosi di un apparecchio del tutto simile all’estintore che tutti conoscono, il dispositivo Firet può essere installato facilmente in qualsiasi ambiente, garantendo la perfetta protezione di un volume che, a seconda del modello, va da 0,5 a 3,1 metri cubi. Chi desidera proteggere in modo altrettanto automatico e sano anche gli altri ambienti, può ricorrere ai modelli caricati con una miscela acqua/azoto, valida per le classi d’incendio A e B. In questo caso, i volumi protetti vanno da 2,5 a 5,6 metri cubi.
I prezzi variano dai 200 ai 600 Euro, Iva esclusa.
Info: info@firetitalia.com;
www.firetitalia.com

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