Biologia Marina per subacquei: Echinodermi, le stelle di mare

Capitolo 20 del nostro corso di biologia marina studiato appositamente per i subacquei, in modo che conoscano gli abitanti del mare. Un’esauriente spiegazione dei vari gruppi animali e delle loro caratteristiche principali.

Gli Asteroidi – nome scientifico delle Stelle di mare – presentano i caratteri essenziali del tipo degli Echinodermi. In primo luogo quello che dà loro il nome: le piastre verrucose di calcare site nel derma. Poi la “cavità generale” con tutti gli organi che costituiscono la conquista essenziale di questi esseri: bocca, esofago, intestino, ano, muscoli, ghiandole sessuali e “canali acquiferi”. Questi canali sono molto importanti perché sono un abbozzo dell’apparato circolatorio. Sono pieni di un liquido all’incirca simile all’acqua di mare. Questi esseri per sottrarsi ai rischi del mare cominciano a formarsi il loro “proprio ambiente interno”. I Protozoi muoiono quando l’acqua marina subisce dei mutamenti; l’invenzione del sacco da parte delle Spugne tende a creare un ambiente interno. Nei Celenterati, l’acqua che riempie il sacco non è più portata e immessa da una corrente, accentuando così il cammino verso l’indipendenza. L’Echinoderma poi filtra l’acqua e vi aggiunge certe sostanze, il che produce un sangue assai primitivo ma già coagulabile. Tutto il seguito della grande avventura animale vedrà l'”ambiente interno” raggiungere l’indipendenza rispetto all'”ambiente esterno”.Osserviamo meglio una Stella. La sua faccia ventrale è ornata di piastre calcaree, di minuscole zampe. Se una Stella viene rovesciata sul dorso, subito, appoggiandosi a un braccio e torcendolo, si rimette ventre a terra. Poiché a noi interessa questo lato, rovesciamola ancora senza farci prendere dalla compassione. Perfettamente al centro si apre la bocca circondata da braccia a raggiera percorse da solchi. Sul braccio che cerca l’appoggio del suolo minuscole antenne in movimento si allungano e si ritraggono: sono i pedicelli ambulacrali (dal latino “ambulare”, camminare). Spinti in avanti, i mille pedicelli fanno presa per mezzo di ventose, l’animale “si punta” su di essi e ne viene trascinato; poi quelli vengono spinti in avanti di nuovo e così via.

L’ “apparato ambulatorio” delle Stelle è un sistema a trasmissione idraulica. L’acqua penetra in canali attraverso “piastre porose”; si porta in un braccio o nell’altro per contrazione o dilatazione di vescicole situate alla base delle braccia e anche alla base di ciascun pedicello ambulacrale. Così si muovono le braccia; così si allungano o si accorciano, come cornetti di lumache, i pedicelli ambulacrali. D’aspetto inoffensivo, questi esseri lenti sono feroci carnivori. Hanno inventato un modo singolare per mangiare: quando le prede sono troppo grosse per il loro stomaco, estroflettono, lo stomaco, lo rovesciano e lo fanno aderire alla preda e poi, dopo che il succo gastrico ha agito, “richiamano” nel corpo il loro sistema digerente. I molluschi sono con i Ricci di mare le vittime preferite. Proprio le Stelle – che non hanno rivali nel forzare la stretta difensiva delle valve – sono anche i più grandi nemici degli ostricoltori. Ciascun braccio possiede organi sessuali, il che fa pensare che la Stella sia una colonia di cinque esseri a forma allungata. La riproduzione avviene per mescolanza dei prodotti emessi dalle cellule genitali. Innumerevoli esperimenti sono stati condotti proprio sulle Stelle, cosicché si può dire che esse hanno fatto progredire gli studi sulla fecondazione più di ogni altro animale.

Un altro fatto sembra dimostrare la sua natura coloniale: una Stella non solo rigenera un braccio tagliato, ma perfino un braccio tagliato può rigenerare un individuo intero. Si trovano perciò Stelle stranissime, più Comete che Stelle, formate da un grande braccio con braccia più piccole che stanno tutte per essere rigenerate da un solo braccio tagliato. L’aspetto coloniale è più marcato in certi generi dalle braccia gracili ben separate dal “disco” centrale: le Ofiure, così chiamate dal greco “ophis”, serpente, perché le loro braccia si attorcigliano come serpenti per cercare prede da catturare e portare alla bocca.

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