Biologia Marina per subacquei: Escono i pesci, rientrano i mammiferi

Capitolo 39 del nostro corso di biologia marina studiato appositamente per i subacquei, in modo che conoscano gli abitanti del mare. Un’esauriente spiegazione dei vari gruppi animali e delle loro caratteristiche principali.

Ma se i meccanismi, estremamente misteriosi, dell’adattamento hanno portato alle perfette forme idrodinamiche dei pesci nuotatori, perché vi sono tanti pesci appiattiti lateralmente? Perché, si può ribattere, è forse la forma più adatta a cambiare rapidamente direzione nel nuoto, cosa che devono fare continuamente. Ma allora come si spiegano le forme a nastro, allungate? Per le Murene e i Gronghi ciò si può spiegare pensando alla loro vita negli anfratti delle rocce. Ma per le Aguglie, pesci di superficie verdi e argentei, perché mai un corpo serpentino e un becco da airone? E perché mai la strana forma del Pesce luna? Questo grosso pesce di superficie che si lascia sballottare dalle onde, drizza nell’aria la pinna dorsale ampiamente sviluppata. Come gli riesce utile la sua forma grottesca? Sembra anzi che gli nuoccia, rendendolo ben visibile anche da lontano. E dato che l’omocromia è una legge generale saldamente provata, come mai certi piccoli pesci dei coralli brillano di una viva luminescenza che li segnala nell’ombra delle anfrattuosità in cui vivono?No davvero, spesso la logica non ha più niente a che fare con la vita nella quale la nostra ragione umana aveva creduto, per un istante, di intravedere dei principi…Per esempio, la vita degli abissi ci sorprende e ci disorienta quanto più la studiamo. Nessun problema di adattamento all’ambiente – una immensa pianura fangosa immersa nella notte eterna – può spiegare le forme inimmaginabilmente bizzarre che lo abitano. Pare che la natura, generalmente incline alla purezza delle linee, all’armonia delle forme, abbia qui voluto la sproporzione. Perché mai? Per ricordare la stranezza di questa insospettata vita marina, scegliamo un solo fatto: alcuni di questi mostri sono femmine che portano uno o più sposi degenerati, nani, ridotti solo a ghiandole sessuali, attaccati a vita alla femmina col muso, come cornetti o appendici. Ma vi è un adattamento assai “logico” e la cui riuscita è stata spettacolare, un adattamento che si è insensibilmente manifestato tra le specie delle zone costiere: quando la marea si ritira, alcune hanno imparato a respirare l’aria. Ai nostri giorni, per esempio, possiamo vedere Granchi, Vermi, Anemoni, Balani che non seguono l’onda quando si ritira. Così si possono vedere persino dei pesci che escono volontariamente dall’acqua: sulle nostre coste certi Blennidi o Bavose (secondo il nome volgare) possono arrampicarsi sulle rocce. Ma il pesce più nettamente anfibio è il Perioftalmo, della medesima famiglia, che vive nell’Oceano Indiano e si trascina spesso sulla riva usando le pinne pettorali sviluppate a mo’ di zampe. Un pesce che abbandona il mare… Forse proprio così gli antenati degli Anfibi partirono alla conquista delle terre emerse, ove regnavano sino ad allora unicamente gli Insetti, nati da forme imparentate coi Millepiedi e con i Ragni, a loro volta derivati da Vermi marini imparentati coi nostri Anellidi… In ogni caso, non è però in alcun modo un pesce parente del Perioftalmo quello che ha lanciato i Vertebrati verso una vita terrestre. Si sa da tempo che i conquistatori delle terre emerse sono stati dei Celacantidi, una famiglia i cui fossili mostrano che le pinne natatorie erano già abbozzi di zampe. Ebbene, nel 1938 e nel 1952, si è scoperto che presso le Isole Comore vivono ancora quei Celacanti che si credevano estinti dal Secondario! Anfibi, Rettili, Uccelli, Mammiferi, la linea dell’evoluzione continuerà così fuori dalle acque. Poi dei Mammiferi viventi sulle coste si adatteranno di nuovo alla vita marina: sono questi i Pinnipedi, cioè le foche e le Otarie le cui zampe si sono trasformate (e non ritrasformate!) in pinne natatorie, provvisti di peli, animali che ancora dormono e si riproducono a terra. Un adattamento acquatico ancora più spinto porterà ai Cetacei che senza cessare di essere vivipari né di allattare i piccoli, senza acquisire le branchie, hanno ritrovato, con la scomparsa delle zampe posteriori, il modo di muoversi proprio dei pesci e persino una coda a due lobi. Una volta ancora vediamo attuarsi il processo della “convergenza delle forme” che porta ad avere forme identiche esseri che, per diversi che siano, vivono tuttavia nel medesimo ambiente. Ma resta una differenza: i Pesci hanno la coda verticale, i Cetacei orizzontale. Le Balene raggiungono i 30 metri e i 150.000 chili. La cosa straordinaria è che questo mostro della creazione è un microfago, si nutre soltanto di plancton! Il Capodoglio può oltrepassare i 20 metri ed è invece un carnivoro. Orche, Narvali, Marsuini e Delfini sono pure cacciatori e infine, ai giorni nostri, un nuovo adattamento va sviluppandosi sotto i nostri occhi, più strabiliante di tutti gli altri: a sua volta l’Uomo ritorna al mare, ma attraverso un adattamento chiaramente artificiale in quanto modifica ed esalta le sue facoltà per mezzo di macchine.

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