Biologia Marina per subacquei: I pesci, campioni nel camuffarsi

Capitolo 37 del nostro corso di biologia marina studiato appositamente per i subacquei, in modo che conoscano gli abitanti del mare. Un’esauriente spiegazione dei vari gruppi animali e delle loro caratteristiche principali.

I Pesci hanno una forma tipica. Quand’essa raggiunge la pienezza come nei Tonni o nelle Spigole, sembra essere stata modellata dalla resistenza dell’acqua, essa stessa cooperando a ridurre la resistenza del corpo. Ma, dietro questa forma, quante varietà di struttura anatomica. E attorno a questa forma quante variazioni! “Vi sono maggiori differenze, ha scritto Luis Roule, tra una Razza e un Rombo che tra una Rana e un Uccello o una Lucertola o un Ragno .” E sì che la Razza e il Rombo sono due pesci che vivono appiattiti nella sabbia, che, in un acquario, potrebbero essere confusi da un profano essendo entrambi perfettamente mimetizzati.Poiché vi sono 30.000 specie di Pesci – più delle altre specie nell’insieme delle altre classi di Vertebrati! – sarebbe impossibile passare in rassegna anche solo le principali forme. Ci limiteremo ad osservare come i Pesci si adattino ai diversi habitat e innanzitutto per nascondervisi.

Il colore è essenziale nell’arte del camuffamento. Vi sono pesci color delle alghe che vivono tra le alghe, come quelli della verde famiglia dei Labridi – il Labro merlo e il Tordo di mare – che rendono saporita la zuppa di pesce. Vi sono i pesci di superficie – Tonni, Sgombri, Sardine, Aringhe, Cefali, Spigole – che sono azzurri o grigio-piombo sul sorso – quasi per rendersi invisibili a chi li osserva dall’alto – e, al contrario, chiari o addirittura bianchi sul ventre – per non essere visibili, nella luce del giorno, a chi li guarda dal basso. Vi sono tra le rocce pesci color di roccia, quali gli Scorfani e i Capponi che, immobili in un angolo, sono invisibili anche in un acquario per le marezzature le cui tinte si adattano rapidamente a quelle dell’ambiente, imitando perfettamente le rocce incrostate, pronti però a scattare e ad afferrare la preda con la loro bocca enorme.

Lo stesso avviene, ma sui fondali sabbiosi, per la Rana pescatrice, che sembra una pietra. La sua enorme testa ossuta – che i pescatori decapitano per lasciare solo il corpo – appare in realtà sola, come posata sul fondo, mentre la coda, relativamente piccola, resta nascosta nella sabbia. Pesce predatore per eccellenza, dalla immensa bocca, ha sul capo un “filamento-esca”: sulla punta di una vera e propria “canna da pesca”, un lembo di pelle sta ad attirare le prede. Tra le alghe sparse la livrea meno visibile è quella rigata da ombre verticali; e tale la ritroviamo in innumerevoli pesci. Nelle lagune coralline ove i colori, illuminati dal sole smagliante, sono brillanti, i pesci hanno livree sgargianti. Nelle medie profondità, ove non giungo no le radiazioni rossi, la tinta predominante dei pesci ) proprio il rosso, ed è questo il mezzo migliore per renderli invisibili in un mondo illuminato solo dal blu e dal verde. Ma i casi più perfetti di mimetismo, o più esattamente di omocromia, si trovano tra i pesci della famiglia dei Rombi, delle Sogliole e delle Passere; o almeno è in questi pesci che il fenomeno è stato meglio studiato. Giovani Rombi adattano in pochi giorni il proprio colore a quello del fondo di una vasca; ma, “allenati” da frequenti cambiamenti di vasche, si armonizzano in due o tre ore alla nuova dimora. Si è arrivati a far “copiare” da alcune Passere, certo in modo grossolano, persino dei fondali a scacchi e a bolli. Se accecato, il pesce non muta più il colore; e se gli si recidono alcuni nervi simpatici le parti del corpo dipendenti dai nervi sezionati perdono il potere di mimetizzarsi.

Lasciamo l’adattamento dei colori per quello delle forme, forzatamente permanenti. Ed è sui fondali sabbiosi che meglio l’osserviamo. La sabbia è piatta; e piatti saranno dunque i pesci che vivono su di essa. Lo sono infatti ma in due modi: appiattiti sul fianco oppure sul ventre. Sogliole, Passere, Rombi, Halibut… sarebbe troppo lungo citarli. Riuniamoli tutti sotto il loro nome di famiglia: Pleuronettidi, cioè nuotanti sul fianco. Derivano da antenati normali, ma hanno subito un’evoluzione “secondaria”. Le larve nuotano verticalmente, secondo la norma. Poi un occhio comincia a viaggiare, fa il giro della testa, raggiunge l’altro; in alcune specie, per far più presto, prende la scorciatoia e attraversa la carne. Benché siano tra i campioni della omocromia, questi pesci per maggior precauzione si ricoprono di sabbia, lasciando sporgere solo gli occhi, occhi prominenti che girano in tutti i sensi quasi fossero su un periscopio. La notte, tenendosi aderenti al fondale e rimuovendolo con le pinne, cercano vermi.

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