Innesto sperimentale di piantine di Posidonia oceanica effettuato alle Isole Egadi

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Roberto Neglia
Scritto da Roberto Neglia

Tanti anni fa uno spot televisivo reclamizzava un uomo che aveva “in testa un’idea meravigliosa”: il trapianto. Quello dei capelli era allora una vera novità tecnica, oggi rimane una frontiera tutta da esplorare per il mare.

Per questo ha destato attenzione l’innesto sperimentale di piantine di Posidonia oceanica effettuato alle Isole Egadi (Trapani). L’operazione è stata concepita ed effettuata in collaborazione con l’omonima Area Marina Protetta, che ha messo a disposizione uomini e mezzi a supporto delle attività, utilizzando una metodica messa a punto presso l’Istituto per l’Ambiente Marino e Costiero (IAMC) del CNR di Castellammare del Golfo. Le piantine provengono da un allevamento realizzato presso il Laboratorio di Ecologia marina dello stesso istituto, nell’ambito di un progetto coordinato dal Dott. Fabio Badalamenti. Il primo sito interessato è quello di località Calamoni, all’Isola di Favignana.

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Questa pianta marina endemica del Mediterraneo, che qualcuno erroneamente ritiene un’alga, forma vaste praterie che si estendono fino a una profondità di 40 metri, svolgendo alcune funzioni indispensabili per la sopravvivenza del nostro mare. Le praterie innanzitutto stabilizzano il fondale, grazie al loro sistema di rizomi e radici (matte). Poi fungono da nursery per molte specie, ospitando una complessa comunità animale. Infine il loro buono stato consente anche di contenere l’erosione costiera, in particolare quella dei lidi sabbiosi.

Purtroppo le praterie di Posidonia sono in generale regressione a causa dei cambiamenti meteo e dell’impatto antropico sulla zona costiera. Per mitigare i danni che derivano da questa perdita sono stati tentati diversi approcci per il loro ripristino attraverso il trapianto di talee o germogli. Ma siamo ancora a livello pioneristico e i risultati sono ancora alterni. Molteplici fattori impattano sulla riuscita dei trapianti, a cominciare dalle caratteristiche biologiche della specie, la tecnica utilizzata e lo stress relativo generato dalla manipolazione della pianta. Altri sono ancora da approfondire, come la compatibilità genetica tra le popolazioni donatrici e quelle locali e le capacità di adattamento alla ricollocazione dei diversi tipi di germogli.
A Favignana ricercatori del CNR si sono orientati per un trapianto autoctono. Nel mese di aprile dello scorso anno hanno raccolto dei frutti spiaggiati nelle vicinanze dell’arcipelago delle Egadi. Successivamente hanno estratto i semi che sono stati posti a germogliare in acquari dedicati finché, dopo diversi mesi, le piantine sono state trasferite in mare. “Sebbene si tratti di un impianto sperimentale, i risultati della tecnica messa a punto, se positivi, potranno contribuire ad aprire una nuova frontiera nel recupero di porzioni di prateria danneggiate da impatto meccanico”, spiega il Direttore dell’Area Protetta, Stefano Donati. “L’AMP ha avviato in questi anni molteplici progetti sulla Posidonia” – prosegue – “i primi erano volti alla sua diretta tutela, con i dissuasori antistrascico e i campi ormeggio per la nautica, poi alla sua valorizzazione, con il riutilizzo della Posidonia spiaggiata a fini turistici e l’impiego in campo cosmetico”. Ora, testando una nuova tecnica di reimpianto dopo quella già utilizzata con ENEA, ci si aspettano nuovi sviluppi tecnici.

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