Il cielo di Aprile, le Liridi

Agli astri chiomati sono legate le stelle cadenti e aprile permette di osservare interessante sciame di meteore, che sembrano irradiarsi tutte da un unico punto celeste, ubicato nella piccola costellazione della Lira

IL CIELO DI APRILE

C/2007 N3 Lulin

Nei numeri di febbraio e marzo, abbiamo dedicato ampio spazio alla cometa C/2007 N3 Lulin, di cui proponiamo un’immagine in questa pagina. Essa è stata scattata da Karzaman Ahmad, dal Langkawi Observatory (http://www.angkasa.gov.my/langkawi_observatory). Durante lo scorso mese di gennaio, questo promettente astro chiomato si è rivelato un pò più debole di quanto inizialmente sperato, ma ci ha regalato un’interessante anticoda prospettica, che è riconoscibile anche nell’immagine qui proposta. Mentre la coda di una cometa è sempre rivolta in direzione antisolare, l’anticoda prospettica sembra allungarsi verso l’astro del dì: si tratta di un effetto di pura prospettiva, legato alla particolare geometria dell’incontro.

Le Liridi
Agli astri chiomati sono legate le stelle cadenti e aprile ci offre l’opportunità di cimentarci nell’osservazione di un interessante sciame di meteore, che sembrano irradiarsi tutte da un unico punto celeste, ubicato nella piccola costellazione della Lira. Essa contiene la brillante Vega, uno degli astri più luminosi fra quelli del cielo boreale. Queste belle stelle cadenti sono visibili nel periodo che va dal 16 al 25 aprile e appaiono con maggiore frequenza verso il ventiduesimo giorno del mese. Di solito l’attività delle Liridi è abbastanza contenuta e soltanto di rado è possibile ammirarne qualche decina ogni ora. Questo sciame di meteore è osservabile prevalentemente dall’emisfero boreale, ma può essere seguito anche da alcuni siti ubicati a Sud dell’equatore. Le Liridi hanno una velocità di circa 49 km/s.

Lo Zenital Hourly Rate (ZHR)
Ne avete mai sentito parlare? Si tratta del principale indice che sintetizza l’attività di una data pioggia di stelle cadenti. Più è grande, meglio è. Esso può essere previsto, grazie a sofisticati modelli predittivi di natura fisica e matematica. Può anche essere calcolato a consuntivo o stimato a posteriori, partendo dalle osservazioni condotte. Il tasso orario zenitale (Zenital Hourly Rate in Inglese) indica il numero di meteore che un ipotetico osservatore potrebbe ammirare in un’ora, se si trovasse in condizioni ideali. Poiché queste, in genere, non sono mai raggiunte, il numero di stelle cadenti effettivamente visibili in un’ora è inferiore, a volte anche in maniera assai sensibile, a quello teorico, espresso dallo ZHR. Il tasso orario zenitale di un dato sciame di meteore non è costante, ma può variare nel tempo, non solo di giorno in giorno, ma anche da un anno all’altro. In alcuni casi le fluttuazioni sono abbastanza contenute. In altri, invece, sono incredibilmente marcate. Un esempio in tal senso è costituito dalle spettacolari Leonidi di novembre, che alternano semplici apparizioni a maestose tempeste meteoriche. Lo ZHR riflette la densità della nube di meteoroidi attraversata dal nostro bel pianeta azzurro, che può essere calcolata proprio partendo dal tasso orario zenitale. Principalmente a causa della loro velocità, i meteoroidi rappresentano una vera e propria minaccia per tutti i satelliti artificiali, oltre che per l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

L’occultazione di Venere
Il 22 aprile il nostro satellite naturale nasconde il secondo pianeta del sistema stellare in cui viviamo, ma il fenomeno non è visibile dall’Italia.

La massima elongazione di Mercurio
Ha luogo il 26 aprile, ma questo pianeta interno si mantiene in buone condizioni di visibilità per tutto il periodo compreso fra la fine del mese e l’inizio di maggio. Proprio il 26 aprile, l’estrema vicinanza a un’esile falce lunare agevola la ricerca di Mercurio, che è uno dei pianeti maggiormente elusivi e più difficili da osservare, principalmente a causa della ridotta distanza che lo separa dall’astro del dì.

Gli ammassi stellari globulari
Se osservati con un buon binocolo da marina, appaiono per lo più simili a delle dense palle di luce, dal bordo un pò sfumato. Un telescopio di discreta fattura, invece, li risolve in una miriade di stelle e stelline, tutte addensate in una ristrettissima regione celeste, di solito molto più piccola delle dimensioni apparenti del nostro satellite naturale. Se ci trovassimo sulla superficie di un ipotetico pianeta, in orbita attorno a uno dei tanti astri che costituiscono il nucleo di un ammasso stellare globulare, il giorno sarebbe sempre privo della notte: avremmo, infatti, soltanto il dì. Il cielo primaverile ci offre la possibilità di ammirare un ammasso stellare globulare di buona luminosità: si tratta dello spettacolare M13, situato nella costellazione di Ercole. In condizioni favorevoli, esso è facilmente riconoscibile anche a occhio nudo, apparendo simile a una debole stella, leggermente sfuocata. La visione migliora enormemente con un buon binocolo da marina, ma, per risolverlo in stelle, occorre un telescopio da sei o otto centimetri di diametro, usato a ingrandimenti da medi ad alti.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.