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Il principio di Archimede

Pochi sono i velisti e i marinai che non conoscono almeno sommariamente il principio di Archimede, dal quale derivano parecchie conseguenze assai importanti sia per i velisti, sia per quelli che navigano a motore

INTERESSANTI INSEGNAMENTI DAL PRINCIPIO DI ARCHIMEDE

Credo che pochi siano i velisti e i marinai che non conoscono almeno sommariamente il principio di Archimede, dal quale derivano parecchie conseguenze assai importanti sia per i velisti, sia per quelli che navigano a motore.

L’insegnamento di maggiore importanza è però il seguente, che stabilisce che: “qualsiasi corpo immerso totalmente o parzialmente in un liquido subisce una spinta verso l’alto esattamente uguale al peso del liquido spostato”.

Appare subito evidente che questa conclusione non è per nulla intuitiva, e che per rendersene ragione occorre acume e riflessione.

Dal principio di Archimede si deduce poi una seconda conclusione, e cioè che la spinta idrostatica agisce esattamente sul centro di gravità del volume immerso in direzione verticale. Se poi mettiamo in conto il fatto che nel sistema metrico la densità dell’acqua alla temperatura di 4 gradi centigradi pesa una tonnellata per metro cubo si ottiene il risultato importantissimo per cui il dislocamentoo – e cioè il volume dell’acqua spostata – è identico al volume di carena.

Immagino che quasi tutti quelli che entrano nei grandi porti avranno osservato alcuni strani geroglifici che sono pitturati sulle fiancate delle navi, e che sono indicati nelle figure che corredano questo articolo. Tramite queste segnalazioni il comandante è in grado di conoscere, ad esempio, il peso della nave e del suo carico in base all’immersione, al galleggiamento e un valore di riferimento pitturato sullo scafo.

In realtà la faccenda è più sottile, in quanto le variazioni della temperatura dell’acqua si ripercuotono sul volume di carena. Quindi si hanno numerose e differenti definizioni del bordo libero, come ad esempio quello tropicale, quello estivo, quello invernale e la tolleranza per galleggiamento in acqua dolce, e altri.

Ma anche per una imbarcazione da diporto che sia impegnata in una navigazione prolungata può essere vantaggioso tracciare una serie di marche sull’esterno dello scafo preventivamente calibrate per volumi di carena progressivamente crescenti; in questo modo l’equipaggio saprà con grande precisione quale sia lo stato di carico della barca stessa.

Naturalmente occorrerà grande precisione nel tracciare le linee di carico per la forma pisciforme della carena, a differenza di quella delle navi mercantili la cui sezione è quasi tutto del tutto rettangolare.

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