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I fusi orari

Il cambio dell’ora, previsto per la notte del sabato antecedente l’ultima domenica di ottobre, ci da lo spunto per dedicare un po’ di attenzione al problema dell’ora e dei fusi orari

I FUSI ORARI

Il cambio dell’ora, previsto per la notte del sabato antecedente l’ultima domenica di ottobre, ci suggerisce di interrompere momentaneamente la carrellata sulle modalità ed i passi necessari per determinare la posizione in mare mediante osservazioni astronomiche, per dedicare un pò di attenzione al problema dell’ora e dei fusi orari.

Fusi orari

Per comprendere il problema è necessaria una breve premessa. L’ora può essere definita come la misura della posizione del Sole rispetto ad un punto fisso della superficie terrestre. Le 1200 (mezzo giorno) sono il momento in cui sole si trova a passare per il meridiano del punto, mentre le 0000 (mezzanotte) sono il momento in cui il sole transita sull’antimeridiano.

Le ore intermedie rappresentano tutte le posizioni che il Sole assume nel suo moto apparente giornaliero di 360 gradi intorno alla Terra. Discende quindi che in un dato istante ogni punto della Terra ha una propria specifica ora. In teoria quindi, un osservatore in moto sulla superficie terrestre avrebbe la necessità di spostare le lancette del proprio orologio ad ogni passo che compie.

Per ovviare a questo problema si è adottato il sistema dei fusi orari, stabilito in via definitiva nelle due conferenze internazionali dell’ora del 1884 (Washington) e del 1913 (Parigi). Con tale convenzione la terra è stata suddivisa in 24 fusi della ampiezza di 15° di longitudine, valore angolare che il sole descrive in 1 ora nel suo moto apparente intorno alla terra.

Per convenzione tutti gli osservatori che si trovano all’interno di un certo fuso assumono l’ora del meridiano centrale del fuso stesso. I fusi sono contraddistinti da una lettera, Z per il meridiano di Greenwich e quindi, spostandosi verso levante, A, B, C e così via. Questa ora è definita come «ora del fuso», e per la maggior parte dei paesi del mondo corrisponde con l’ora legale, che invece è quella stabilita per legge da ogni singolo stato.

Questa precisazione è necessaria in quanto esistono stati che, per motivi particolari, hanno deciso di impiegare quale riferimento un’ora diversa da quella del fuso in cui si trovano. Ciò avviene di solito per le nazioni che hanno una notevole estensione territoriale in longitudine.

Per esempio l’India essendo compresa nei fusi 5 e 6 Est ha adottato per tutto il suo territorio l’ora del meridiano 5,30 est. Un tipo particolare di ora legale è la cosiddetta ora estiva. Tale ora si ottiene spostando avanti di un’ora l’ora fuso.

Nel caso dell’Italia, che si sviluppa interamente all’interno del fuso 1 est (fuso A) nel periodo estivo gli orologi segnano in effetti l’ora del fuso 2 est (fuso B). Tale artificio consente di sfruttare al massimo per le esigenze civili il periodo di luce che, come ben noto a tutti, nel periodo estivo ha durata decisamente maggiore che nel periodo invernale.

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