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I moti reali dei pianeti intorno al Sole sono assai complessi, ma possono essere descritti con quelle che sono universalmente conosciute con il nome di leggi di Keplero

MOTI DEI PIANETI

I moti reali dei pianeti (e quindi anche della Terra) intorno al Sole sono assai complessi, ma possono essere descritti con quelle che sono universalmente conosciute con il nome di «leggi di Keplero».

1a legge: I pianeti descrivono orbite ellittiche delle quali il Sole occupa uno dei fuochi. In realtà le ellissi percorse dai pianeti intorno al Sole hanno uno schiacciamento che si può considerare infinitesimale. Per avere un’ idea più concreta basta considerare che se il semiasse maggiore dell’ellisse descritta dalla Terra (a in figura) fosse 1000 metri, il semiasse minore (b in figura) sarebbe più corto di soli 15 cm, ed anche per le orbite dei pianeti Plutone e Mercurio, che hanno le orbite più «schiacciate» tale differenza sarebbe inferiore ai 20 cm. Di contro variano molto le dimensioni delle orbite (l’orbita di Plutone ha dimensioni 100 volte superiori a quella di Mercurio), i pianeti le cui orbite sono più piccole di quella terrestre, e quindi interne ad essa, prendono il nome di pianeti inferiori (Mercurio e Venere), mentre tutti gli altri prendono il nome di pianeti superiori. I pianeti ruotano intorno al Sole tutti nello stesso senso che nella terminologia astronomica prende il nome di «senso Diretto». Se si immagina di guardare il sistema planetario da un punto esterno, situato dal lato del polo nord terrestre, si vedrebbero tutti i pianeti del sistema solare ruotare in senso antiorario. Il senso opposto prende il nome di «senso Retrogrado».

2a legge: I raggi vettori (linee congiungenti il centro dei pianeti con il centro del Sole) descrivono aree uguali in tempi uguali. Questa legge stabilendo che la costanza delle aree S1 ed S2 che vengono descritte in tempi uguali indica che la velocità di un pianeta lungo la sua orbita non è costante, ma inversamente proporzionale alla distanza dal fuoco e quindi dal Sole. Il punto A nel quale il pianeta passa alla minima distanza dal Sole si chiama Perielio mentre il punto À, nel quale il pianeta passa alla massima distanza del Sole, si chiama Afelio. La seconda legge di Keplero afferma che la velocità di rotazione dei pianeti sulla propria orbita è minima all’afelio e massima al perielio.

3a legge: I cubi dei semiassi maggiori delle orbite sono proporzionali ai quadrati dei tempi di rivoluzione. Questa legge lega tra di loro i pianeti che percorrono orbite diverse, e stabilisce che i rapporti fra le dimensioni delle orbite ed i tempi impiegati a percorrerle stanno tra di loro in una ben precisa relazione. Da tale relazione risulta che i pianeti più lontani dal Sole hanno velocità orbitali minori di quelle dei pianeti più vicini. C’è da notare che le leggi enunciate in precedenza non descrivono con rigore le orbite dei pianeti intorno al Sole in quanto non tengono conto dell’effetto di ognuno dei pianeti su tutti gli altri che compongono il sistema solare, ma le approssimazioni che comportano possono, per i nostri fini, essere considerate ininfluenti.

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