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La spiegazione del concetto di visibilita’ degli astri e collegamento alla magnitudine degli stessi.

LA LUMINOSITÀ DEI CORPI CELESTI

Il grafico riportato in questa pagina riproduce la posizione degli astri con luminosità di magnitudine 1 o superiore. Prima di addentrarci sulla spiegazione del concetto di visibilità degli astri è opportuno ricordare che un valore più basso di magnitudine corrisponde ad una maggiore visibilità.

Contrariamente a quanto viene da credere spontaneamente la “magnitudine” non è un valore assoluto, ma dipendente dal punto di vista dell’osservatore. In altre parole, non è detto che gli astri di prima grandezza emettano più energia luminosa di quelli con magnitudine inferiore.

Per chiarire il concetto è sufficiente un semplice esempio: se immaginassimo di portare il Sole ad una distanza dalla Terra pari a quella cui si trova Arturo, per vederlo sarebbe necessario un binocolo ed una bella serata senza “inquinamento luminoso”.

Chiarito questo concetto passiamo alla scala della Magnitudine; fu ideata da Tolomeo (II secolo d.C) e suddivide gli astri in sei classi di visibilità. Questa classificazione però è presto divenuta insufficiente e, pur di mantenere la scala originaria, è stato necessario inserire anche dei valori negativi di magnitudine per classificare gli astri più luminosi.

Una semplicissima “graduatoria” della magnitudine degli Astri è la seguente:

  • Sirio magnitudine – 1,4 (stella più brillante del cielo invernale)
  • Venere magnitudine – 4,4 (capace di proiettare tenui ombre)
  • Luna piena magnitudine – 12 (consente la lettura)
  • Sole – 26 (servono lenti oscurate per osservarlo direttamente).

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