
RICHIESTA ARRETRATI
Ordina i numeri arretrati della Rivista Nautica in cui abbiamo pubblicato il corso di vela a partire dal n. 358 (Feb/1992)
Per misurare il grado di apprendimento vi proponiamo 100 quiz:
Accesso all'archivio delle società affiliate alla FIV (Federazione Italiana Vela)
che pratichino corsi di vela per le più diffuse classi veliche
Il grande gioco della vela: il nostro corso online per insegnare la vela ai bambini
COMPETIZIONI
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Mentre all'estero ogni anno molti giovani iniziano a praticare la
vela acquistando una deriva, in Italia questo mercato è
quasi inesistente. Non ci sono più ragazzi che desiderino
conoscere l'ebbrezza dell'andare a vela? Noi siamo convinti ve ne
siano molti. Per invogliarli diamo inizio alla pubblicazione di
questo corso, preparato da un istruttore veterano del Centro
Velico Caprera
LA DERIVA PER INIZIARE
Questa è la prima puntata di un corso di iniziazione alla
vela. Chi voglia avviarsi alla pratica di questo sport ne
trarrà qualche idea, speriamo chiara, per apprendere le
nozioni di base per condurre in sicurezza una piccola barca a
vela. Queste semplici note teoriche, naturalmente, non potranno
essere di grande aiuto se non saranno verificate nella pratica.
Ogni puntata, ad eccezione di questa, sarà aperta da un
quiz di verifica relativo alla puntata precedente e alcune saranno
corredate da disegni, tabelle riassuntive e fotografie, che
aiuteranno ad assimilare e memorizzare meglio i vari argomenti.
Non si pretende di fornire per ogni problema la soluzione unica e
nemmeno la migliore in assoluto, ma solo quella che, a nostro
parere, è in molti casi consigliabile. Sarà poi,
come abbiamo detto, l'insostituibile esperienza individuale a
fornire sul campo, di volta in volta, la soluzione migliore in
funzione di tutte le variabili in gioco (barca, equipaggio,
condizioni meteorologiche).
TIPI DI DERIVA
Riteniamo opportuno trattare di piccole barche a vela (meglio
dette derive) perché più idonee per il primo
approccio. La deriva infatti permette di acquisire più
rapidamente sensibilità e padronanza nella manovre,
amplificando errori e non, che su un'imbarcazione più
grande perderebbero di evidenza e soprattutto di immediatezza.
Le derive più adatte per un corso d'iniziazione, che
troviamo oggi sul mercato, hanno nomi e caratteristiche diverse.
Cerchiamo di orientarci.
L'Optimist (monoposto con una sola vela) rimane ancora il mezzo
ideale per i bambini dai 6 ai 10 anni. La nuova deriva Equipe
(biposto con due vele) è invece il mezzo brillante per
continuare fino a 12 anni. Il 420 (biposto con due vele) è
la deriva che offre la possibilità di affinare le manovre e
volendo anche di regatare seriamente. Oltre al 420 l'adulto trova,
magari con qualche difficoltà, il Flying Junior (biposto
con due vele), molto simile al 420, più comodo per il
diporto, e il Vaurien (biposto con due vele) ancora più
tranquillo, che è a nostro parere particolarmente didattico
e adatto ad un principiante adulto, anche grazie al suo scafo a
spigolo. Altre due derive che troviamo spesso nei club di vacanze
e nelle scuole estive sono i Laser, che si propongono nelle
versioni mono e biposto. Il primo (una vela), è veloce,
facile e divertente ma forse meno didattico del moderno Laser 2
(biposto con due vele)
NOMENCLATURA GENERALE DELL'IMBARCAZIONE E DELLE VELE
Cominciamo a descrivere sommariamente la nomenclatura di una
deriva, nelle parti che sono comuni alla maggior parte di
imbarcazioni a vela. È importante imparare questi termini
in quanto permettono un'immediatezza negli ordini a favore della
comprensione, della sicurezza e della rapidità di
esecuzione, indispensabile nelle manovre.
Una qualsiasi barca ha uno scafo parzialmente immerso nell'acqua:
è l'opera viva. La parte che sta invece fuori dall'acqua si
chiama opera morta. La linea di galleggiamento separa l'opera viva
dall'opera morta. Lo scafo sarà poi formato da una parte
anteriore detta prora o prua e da una parte posteriore detta
poppa. Questa quasi sempre termina con una tavola più o
meno piatta, perpendicolare all'asse longitudinale della barca,
detta specchio di poppa. Ai lati le fiancate, quella di sinistra e
quella di dritta (in barca la destra non esiste) definite
guardando da poppa verso prora. Lo scafo avrà anche dei
fori tappati che si possono aprire detti svuotatoi se sono sul
fondo della barca, e ombrinali se sullo specchio di poppa, che
servono a far defluire, in velocità o quando la barca
è in secco, l'acqua entrata in navigazione per spruzzi,
pioggia e infiltrazioni. A poppa c'è anche il timone, per
mantenere e modificare la rotta (direzione della barca),
cioè per governare, formato da pala e barra e incernierato
allo specchio di poppa con degli agugliotti (perni) inseriti nelle
femminelle (fori). Circa a metà scafo, sull'asse
longitudinale della barca, c'è un'altra tavola chiamata
deriva, alloggiata in apposito vano detto scassa della deriva. La
deriva è mobile e potrà essere immersa nell'acqua o
tirata su, con un sistema basculante o a baionetta.
Come vedremo, lo scopo della deriva è quello di diminuire
lo spostamento in senso trasversale dell'imbarcazione. Per
sfruttare il vento come mezzo propulsivo, la barca a vela possiede
un'attrezzatura apposita costituita da un palo verticale detto
albero, al quale è fissato un lato della vela. L'albero
è appoggiato sul fondo in un apposito alloggiamento detto
scassa dell'albero, ed è tenuto in piedi da cavi d'acciaio:
le sartie sui due lati e lo strallo a prora. Per distribuire
meglio lo sforzo delle sartie e per evitare che l'albero si fletta
troppo in senso laterale ci sono le crocette. La scassa
dell'albero si trova a proravia (più verso prora) della
scassa della deriva, così come la deriva si trova a
poppavia (più verso poppa) dell'albero.
La velatura, che è l'apparato propulsore della barca,
è composta nel caso più frequente da due vele
triangolari, il fiocco a proravia e la randa a poppavia
dell'albero. Fissato perpendicolarmente all'albero, per mezzo
della trozza, c'è un altro palo detto boma, cui è
fissato il lato orizzontale della randa. Il movimento in senso
verticale del boma è impedito da una cima che da questo
arriva al piede dell'albero, il vang. Le vele sono alzate e
ammainate (tirate giù) mediante delle cime chiamata drizze,
che sono fissate alla vela con dei grilli, e all'albero, su delle
gallocce. Le vele sono poi orientate, in funzione della direzione
del vento, mediante delle cime dette scotte che scorrono in delle
carrucole dette bozzelli. Le due vele, essendo triangolari, hanno
tre lati e tre angoli che possono essere chiamati allo stesso modo
sia per la randa che per il fiocco. Il lato verso prora si chiama
caduta prodiera, il lato inferiore base, quello verso poppa
balumina, lungo la quale, nel caso della randa, sono realizzate le
tasche nelle quali vengono infilate le stecche per tenere la vela
nella giusta forma. La caduta prodiera del fiocco ha quasi sempre
cucito nel suo orlo un cavetto d'acciaio detto ralinga, che a vela
alzata si mette in forza parallelo allo strallo, mentre, sia lungo
la caduta prodiera che lungo la base della randa, sono cucite
delle cime dette sempre ralinghe che vengono inferite (infilate)
nelle canalette, ovvero scanalature esistenti sulla faccia
poppiera dell'albero e su quella superiore del boma.
L'angolo inferiore delle vele, verso prora, che viene fissato alla
base dello strallo per il fiocco, e alla trozza per la randa, si
chiama punto o angolo di mura. Quello invece inferiore, verso
poppa, cui nel caso del fiocco vengono assicurate le scotte, e nel
caso della randa una cimetta detta tesabase, si chiama angolo di
scotta. Infine l'angolo superiore delle vele, quello cioè
cui viene fissata la drizza per alzarle e ammainarle, si chiama
angolo di penna o di drizza.
ARMARE E DISARMARE
Dopo aver fatto una prima conoscenza con la barca, vediamo di
armarla, ovvero di prepararla per la navigazione. Cerchiamo di
fissare i punti essenziali dei controlli e delle manovre da
effettuare.
Con la barca a terra, sul carrello o sull'invaso (sella,
realizzata normalmente in legno, su cui appoggiare la barca)
cominciamo a preparare quanto più possibile prima di
mettere l'imbarcazione in acqua. Il tutto senza mai salirci sopra
per non danneggiare il fondo col nostro peso.
Facciamo una verifica generale della barca e soprattutto
dell'attrezzatura. Controlliamo il fissaggio delle sartie e dello
strallo, la chiusura degli svuotatoi, verifichiamo le vele e
soprattutto le tasche, le stecche e le ralinghe, la deriva, il
timone e lo stato delle varie cime. Un'altra verifica, che non
dobbiamo dimenticarci di fare, sarà quella delle cinghie
che disposte longitudinalmente sul fondo della barca, servono per
ancorare i piedi quando bisogna sporgersi fuori bordo per
compensarne l'inclinazione.
Ora armiamo la randa, cominciando coll'inferire la base della vela
nella canaletta del boma partendo dal punto di scotta e, dopo aver
inserito il boma nella trozza dell'albero, fissiamo il punto di
mura. Assicuriamo poi il punto di scotta al tesabase e mettiamolo
in forza. Infiliamo le stecche nelle tasche lungo la balumina
della randa e fissiamo il grillo della drizza (attenzione a non
farsela scappare di mano) al punto di penna.
Subito dopo armiamo la scotta della randa, facendola correttamente
passare nei vari bozzelli e accertiamoci che non sia incattivata
(ingarbugliata), ovvero che sia bene in chiaro. Passiamo poi ad
armare il fiocco. Fissiamo il punto di mura della vela alla base
dello strallo e fissiamo la drizza alla penna del fiocco (facciamo
ancora attenzione a non farci sfuggire di mano la drizza). Poi
assicuriamo le due scotte con un nodo (lo vedremo in una prossima
puntata) al punto di scotta del fiocco, quindi passiamole nei due
bozzelli o, qualora essi non vi siano, nei due golfari
(ponticelli) che si trovano sui lati di dritta e sinistra della
barca.
Ora la barca è pronta per essere messa in acqua. È
bene che le vele non siano alzate con barca a terra; eventualmente
se c'è poco vento, alzeremo solo il fiocco che non essendo
vincolato al boma, potrà sventolare libero come una
bandiera.
Solleviamo la barca a mano, o utilizziamo l'apposito carrello, e
facciamola scivolare in acqua. Quindi completiamo i nostri
preparativi. A vele ancora ammainate, regoliamo la tensione delle
cinghie per la nostra statura: ancorandoci bene con i piedi alle
cinghie, proviamo a sporgerci fuori bordo. La tensione sarà
quella giusta solo quando tutto il busto, compreso il sedere,
potrà sporgersi fuori. Naturalmente, per non ribaltarvi,
questa operazione richiederà l'aiuto di un compagno che,
sporgendosi dall'altro lato, dovrà compensare con il suo
peso l'inclinazione della barca. Prima di alzare le vele facciamo
in modo di mettere la barca con prora al vento, vincolandola dallo
strallo con una cima alla banchina se è possibile, o anche
ad una boa; più comodamente un compagno potrà
tenerla con una mano al "guinzaglio", sempre dallo strallo.
Così facendo la barca si disporrà da sola con la
prora al vento.
A questo punto alziamo la randa fino in cima all'albero e, dopo
aver mollato il vang, agevoliamo la salita dell'ultimo tratto
della vela alzando con una mano il boma e facendo attenzione che
la ralinga della caduta prodiera si infili correttamente nella
canaletta dell'albero. Tesiamo bene la drizza e diamole volta
(fissiamola) alla galloccia, vedremo poi come. Se abbiamo la prora
al vento, e se la scotta della randa è ben in chiaro,
libera di scorrere nei bozzelli senza bloccarsi, la vela
fileggerà, ovvero sbatterà senza gonfiarsi a centro
barca. Alziamo poi il fiocco, se non l'abbiamo già fatto
prima. Tesiamo bene la drizza, diamole volta alla galloccia e
verifichiamo che le due scotte siano libere di scorrere nei
bozzelli. Armiamo adesso il timone e abbassiamone la pala
parzialmente o completamente, a seconda del fondale che abbiamo;
stessa cosa per quanto riguarda la deriva, e siamo pronti a
partire.
Supponiamo ora di rientrare dalla navigazione e quindi di dover
disarmare la barca. Come criterio generale dovremo eseguire le
stesse operazioni che abbiamo effettuato per armarla, ma in ordine
inverso.
IL VENTO COME RIFERIMENTO
Su una barca a vela, rotte, posizioni, manovre, sono sempre
considerate in relazione al vento, e soprattutto alla sua
direzione. In base a questa, regoliamo le vele, determiniamo la
rotta, le andatura, le regole di precedenza, ed effettuiamo le
varie manovre.
Quindi, in barca, tutto è relativo al vento e risulta
essenziale determinarne, prima di ogni altra cosa, la direzione.
Il miglior indicatore che abbiamo è proprio la vela della
nostra barca: quando la vela sbatte (ossia non si gonfia
correttamente) vuol dire che è quasi in asse con la
direzione del vento, e la vela si comporta come una bandiera.
Ruotando lentamente la testa, la pelle della nostra faccia e le
orecchie, colpite dall'aria, sentiranno per un momento più
intensamente il vento; in questo modo individueremo rapidamente la
sua origine. E ancora, i segnavento (nastrini attaccati alle
sartie), le increspature della superficie dell'acqua (e non le
onde che spesso non corrispondono al vento), le barche all'ancora
(che in assenza di corrente si dispongono con la prora al vento),
le bandiere che sventolano, il fumo dei camini a terra e i
gabbiani che pinneggiano sempre col becco al vento, sono altri
utili indicatori.
Consideriamo ora la nostra barca in navigazione, e in particolare
la sua posizione rispetto al vento. Essa ha un lato sopravvento,
che viene cioè investito per primo dal vento, e l'altro
sottovento, dove si dispongono le vele. Se tracciamo una linea
immaginaria, perpendicolare alla direzione del vento, e che passa
per la nostra barca, dividiamo la superficie dell'acqua in due
zone: una sopravvento, che viene spazzata dal vento prima della
barca, e una sottovento, che riceve il vento dopo la barca.
E ancora, proseguendo con la terminologia, questa volta relativa
alla posizione delle vele in barca, se è la fiancata di
dritta ad essere colpita per prima dal vento, la barca ha mure a
dritta e le vele saranno disposte sull'altro lato, a sinistra. Se
invece il vento colpirà per prima la fiancata di sinistra,
la barca ha mure a sinistra.
MODIFICARE LA ROTTA
Una qualsiasi barca che modifica la sua rotta, accosta a dritta o
a sinistra. Per far questo spostiamo la barra del timone dalla
parte opposta di dove vogliamo accostare. Anche sulla barca a vela
questo è vero, ma poiché qui è tutto relativo
al vento, oltre al termine accostare, si devono usare altri due
termini, orzare e puggiare.
Orziamo con la barca quando accostiamo verso il vento, ovvero
quando avviciniamo la prora al punto da dove il vento soffia.
Puggiamo invece, quando accostiamo allargandoci dalla direzione
del vento, ovvero quando allontaniamo la prora dal vento. Se
spostiamo la barra del timone verso il lato sottovento, ovvero
verso le vele, orziamo Se spostiamo la barra del timone
sopravvento, puggiamo.
Anche per mantenere una rotta, ovvero per andare diritti, dovremo
puggiare e orzare leggermente in continuazione, per compensare le
deviazioni dovute alle onde e al vento.
è bene dire subito che il timone risponde solo se la barca
ha abbrivo (velocità). Infatti la barca per accostare ha
bisogno, oltre che dell'inclinazione della pala, anche di un
flusso d'acqua che colpisca questa pala. Ciò è
possibile solo se la barca si muove. Succede spesso all'inizio
infatti di trovarsi con la barca quasi ferma, le vele gonfie, la
barra completamente sottovento (all'orza) e di non capire
perché la barca non manovri. Non ha sufficiente abbrivo.
è bene anche sapere che, quando spostiamo il timone, oltre
a modificare la rotta, freniamo, perché la pala oppone
più superficie al flusso dell'acqua. Tale freno sarà
più evidente quando abbiamo poco vento e per rendere minimo
questo effetto indesiderato, non dobbiamo spostare la barra del
timone bruscamente e, soprattutto, non dobbiamo spostarla con
angoli eccessivi, rispetto all'asse longitudinale della barca.
IL TIMONE - Il timone ha effetto solo se la barca ha abbrivo
(velocità) - Il timone è un freno.
REGOLAZIONE DELLE VELE
Per sfruttare il vento come mezzo propulsore dobbiamo, a seconda
della rotta che teniamo, regolare le vele, ovvero orientarle
rispetto alla direzione del vento. Per far questo utilizzeremo le
scotte che teseremo o allenteremo. Se tesiamo la scotta cazziamo
la vela e la avviciniamo all'asse longitudinale della barca, se
allentiamo la scotta laschiamo la vela e la allontaniamo.
Se la vela sbatte dovremo cazzarla perché è troppo
lascata, mentre sarà ben più difficile accorgersi
quando una vela è troppo cazzata, perché sarà
bella gonfia. Per una giusta regolazione dovremo quindi cominciare
sempre col lascare gradualmente la vela (che normalmente si tende
a cazzare troppo) fino a quando comincia a fileggiare per poi
ricazzarla quel minimo indispensabile per farla portare
(gonfiare). Il segreto è quello di essere sempre vicini al
limite del fileggiamento. Solo in questo modo avremo la vela ben
regolata e il vento eserciterà su di essa tutta la sua
spinta propulsiva.
ANDATURE
A seconda dell'angolo che il vento forma con l'asse longitudinale
della barca possiamo definire le diverse andature, ovvero le rotte
che scegliamo, non più rispetto alla meta che vogliamo
raggiungere, ma solo rispetto alla direzione del vento. È
abbastanza intuitivo che la barca a vela non può navigare
controvento e, più esattamente, non può navigare in
un certo settore, detto angolo morto, prossimo alla direzione del
vento. Le vele, per quanto noi le cazziamo, si trovano in asse, o
quasi, con la direzione del vento, senza riuscire a gonfiarsi. Se
siamo nell'angolo morto e, tenendo le vele cazzate, puggiamo un
pò fino a far gonfiare le vele, la barca naviga di bolina.
Se dall'andatura di bolina puggiamo ancora un pò, fino a
mettere la fiancata della barca perpendicolare alla direzione del
vento la barca naviga al traverso. E puggiando ancora abbiamo il
lasco, e infine, quando il vento viene esattamente da poppa,
l'andatura di poppa. Se da questa andatura continuiamo a puggiare
abbiamo un cambiamento di mure, ovvero le vele si spostano
sull'altro lato. Da questo momento quindi, quello che prima era
puggiare diventa orzare e, continuando a orzare, passiamo
all'andatura di poppa, al lasco, al traverso, alla bolina per poi
tornare a fermarci nell'angolo morto.
Le andature portanti, sono i laschi (vedremo che ce n'è
più di uno) e la poppa. In queste andature è
intuitivo capire perché la barca si muove. Il vento
incontra le vele come un ostacolo, spinge su di esse e permette
alla barca di navigare. Un pò meno intuitive, per capire il
movimento della barca, sono invece le andature strette, ovvero le
boline (anche di bolina ce n'è più di una). In
queste andature il vento viene deviato dalle vele e, torneremo in
seguito sull'argomento, ciò permette alla barca, grazie
anche alla deriva, di avanzare e di guadagnare acqua sopravvento,
cioè di risalire il vento.
GLOSSARIO
Abbiamo usato molti termini nuovi per descrivere gli argomenti di
questa prima puntata, termini che se riusciremo ad assimilare, ci
consentiranno il prossimo mese di cominciare a navigare.
Li riportiamo nell'elenco qui di seguito. Leggeteli e se avete dei
dubbi, toglieteveli riguardando le pagine precedenti.
Abbrivo
Accostare
Agugliotto
Albero
Ammainare La Vela
Andature
Andature Portanti
Andature Strette
Angolo Di Drizza
Angolo Di Mura
Angolo Di Penna
Angolo Di Scotta
Angolo Morto
Armare
Balestrare La Drizza
Balumina
Barra Del Timone
Base Della Vela
Bolina
Boma
Bozzello
Caduta Prodiera
Canaletta
Cazzare La Vela
Cima
Cima In Chiaro
Cima Incattivata
Cima Intrecciata
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Cima Ritorta
Cinghie
Cogliere La Cima
Corrente
Crocette
Dare Volta Alla Cima
Deriva
Disarmare
Dormiente
Dritta
Drizza
Duglia
Far Portare Una Vela
Femminella
Fileggiare
Fiocco
Galloccia
Golfare
Governare
Grillo
Inferire La Vela
Invaso
Lascare La Vela
Lasco
Linea Di Galleggiamento
Mure
Mure A Dritta
Mure A Sinistra
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Ombrinali
Opera Morta
Orzare
Pala Del Timone
Poppa
Prora
Proravia
Puggiare
Ralinga
Randa
Rotta
Sartie
Scafo
Scassa Dell'Albero
Scassa Della Deriva
Scotta
Sopravvento
Sottovento
Specchio Di Poppa
Stecca
Strallo
Svuotatoi
Tasca
Tesa-Base
Timone
Traverso
Trozza
Vang
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