La mattina presto di domenica 6 marzo 2022, il versante Sud della Sardegna è sostanzialmente tranquillo sottocosta, mentre il mare è mosso o molto mosso al largo. Comunque, per l’anziano diportista che chiameremo Gino, il previsto trasferimento della sua lancia di 6 metri tra l’isola di Sant’Antioco e Capo Teulada si presenta senza particolari difficoltà e non necessita neppure della classica “alzataccia”. Dunque, partenza assai comoda, in solitario, intorno alle 13.

Appena entrato nel Golfo di Palmas, con prua a Est, Gino si rende conto che la traversata diretta non è consigliabile, poiché, anche solo a un paio di miglia dalla costa, c’è parecchia onda. Non solo, il vento sta girando verso il III quadrante, scoprendo il braccio di mare che, fino a poco prima, era ben ridossato.

L’aerosoccorritore sta per toccare l’acqua.

La navigazione prosegue, un po’ movimentata ma ancora abbastanza sotto controllo fino ai pressi di Punta di Cala Piombo, quando il motore prende a funzionare a singhiozzo e la barca incomincia a scadere sottovento, cioè verso terra. Se fosse successo anche solo mezz’ora prima, si sarebbe trattato della spiaggia di Porto Pino. Ora, invece, si tratta di una scogliera alta e frastagliata. Pochi minuti di una lotta disperata tra le onde che spingono e il Diesel che non vuole saperne di ripartire e la barca urta contro una roccia aprendo una piccola falla.

Sono le 15.50. Gino, in preda all’agitazione, compone il 1530 della Guardia Costiera sul suo cellulare e, dichiarando di trovarsi nei pressi di Porto Pino, chiede soccorso alla Centrale Operativa di Cagliari che, a sua volta, allerta la Sala Operativa dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Sant’Antioco, il quale dispone subito l’invio della motovedetta CP 812 e, contemporaneamente, chiede alla base di Decimomannu – che dista circa 30 miglia a Nord-Est – l’invio di un elicottero AW 139.

Ore 14.16. L’elicottero giunge sulla zona indicata da Gino ma non trova nulla. Ai comandi c’è il Tenente di Vascello Daniele Cavallaro, un pilota che nel 2016 si è guadagnato una medaglia d’oro al merito di Marina, per aver partecipato al più grande soccorso via-aerea della storia, a favore della motonave italiana Norman Atlantic, divorata dalle fiamme nel canale di Otranto. Cavallaro intuisce quale possa essere stato il movimento del natante e inizia la perlustrazione millimetrica della costa, seguendone con precisione l’andamento verso Sud. Dopo 15 minuti, appena virato attorno a Punta di Cala Piombo, scorge il natante incastrato tra gli scogli e contatta via-radio la motovedetta CP 812 per guidarla sul punto.

Ore 14.25. Stremato e impaurito, Gino, ancora a bordo della sua barca, vede l’elicottero in hovering poco oltre la sua verticale e la motovedetta che, non potendo avvicinarsi, si mantiene a prudente distanza. Vorrebbe comunicare con la Capitaneria attraverso il 1530 ma il suo telefonino è scarico. Non può far altro che gesticolare e aspettare.

Il naufrago sta per essere portato a bordo,

14.30. Verificata con la motovedetta l’impossibilità di un salvataggio via-mare, Cavallaro comanda al suo equipaggio di prepararsi per il recupero del naufrago tramite verricello. L’aerosoccorritore marittimo viene calato; a nuoto raggiunge Gino; gli fa indossare il salvagente; lo fa scendere in acqua e, rassicurandolo con voce ferma, lo porta sotto l’elicottero. In meno di dieci minuti, i due sono a bordo e il comandante Cavallaro prende la rotta per il vicino porto di Sant’Antioco, dove, ad attendere il naufrago, in condizioni di leggera ipotermia, ci sono i suoi familiari e, soprattutto, l’ambulanza del 118 di Carbonia.

RIFLESSIONI

► Anche di giorno, i razzi di segnalazione (non utilizzati in questo caso) risultano di grande aiuto per l’individuazione di un’unità da parte dei soccorritori.
► Il telefono cellulare è diventato fondamentale in caso di emergenza. Per questo motivo deve essere mantenuto sempre ben carico. Sui natanti privi di impianto elettrico è perciò consigliabile dotarsi di un power pack tascabile, anch’esso ben carico.