La mattina del 6 febbraio 2022, il mare di fronte a Catania è praticamente un olio e, benché i bollettini abbiano previsto venti fino a 8 nodi, davvero c’è poca aria. La temperatura è comunque mite e la visibilità è ottima.

Hanno dunque fatto bene i due coniugi proprietari di un piccolo sloop a invitare due amici per una gita lungo la costa a Sud. Si tratta di un solido Edel IV, di costruzione francese, lungo 7,15 metri, a deriva fissa con bulbo per un’immersione di circa 1 metro e 70, dotato un motore ausiliario fuoribordo Honda da 5 HP.

Intorno alle 11, i quattro armano la barca ed escono in mare, passando senza problemi attraverso le numerose barche in procinto di partecipare a tre manifestazioni veliche in programma per la giornata.
Vento leggero al traverso, mure a sinistra, l’Edel procede tranquillamente “a vista”, anche perché lo skipper conosce bene il Golfo di Catania. Ma forse è proprio questa confidenza con il luogo a generare l’imprevisto.

Ore 11:50. L’aeroporto di Fontana Rossa è stato superato da circa un miglio, quando il bulbo dello sloop letteralmente si infila in un banco di sabbia. La barca si ferma bruscamente, inclinandosi sulla dritta. Anche la pala del timone, incernierata a mezzo agugliotti e femminelle sullo specchio di poppa, finisce per toccare il fondo. Lo skipper è sorpreso, poiché, pur sapendo che in quella zona tendono a formarsi bassi fondali di quel tipo, non riteneva possibile che si spingessero al largo fino a quel punto.

12:05 Dopo ripetuti tentativi di liberare la barca con l’aiuto del piccolo fuoribordo, lo skipper prende il telefono e chiama il 1530 della Guardia Costiera per chiedere assistenza.

12:10 Mentre la barca a vela continua a scarrocciare verso terra arando il fondo con le sue appendici, spinta pure dalla randa lasciata parzialmente esposta, dalla banchina della Capitaneria di Porto parte la motovedetta CP304. Contemporaneamente, viene inviata una pattuglia al Lido di Venere, ritenuto un punto favorevole per un eventuale intervento da terra.

guardia costiera

12:23 La CP304 è davvero prossima allo sloop che, tuttavia, essendo ormai a una ventina di metri dalla battigia, non può essere raggiunto dalla motovedetta. Viene chiesto perciò l’intervento di un diportista che è in zona con il suo gommone. Questi riesce a portare il cavo di rimorchio ai quattro dell’Edel, che lo assicurano opportunamente.

12:50 Mentre i due ospiti dello sloop vengono trasbordati sulla motovedetta, i due coniugi restano a bordo per seguire l’operazione di disincaglio.

13:05. Grazie alla potenza dei motori, l’equipaggio della CP304 libera in pochi minuti lo sloop e, accertatosi che quest’ultimo è in grado di rientrare autonomamente nel porto di Catania, manovra anch’esso per fare ritorno alla base. Contemporaneamente, rientra pure la pattuglia di terra.

RIFLESSIONI

► Quando non determinato da un’avaria grave (guasto al sistema di governo o avaria del sistema di propulsione), l’incaglio è quasi sempre prodotto da una condotta imprudente o da un errore di navigazione.

► La manovra di disincaglio di una barca a vela – soprattutto da un fondo sabbioso – dovrebbe sempre prevedere un’azione di forzato sbandamento al fine di diminuire l’immersione dello scafo. In questo caso, non è stata tentata.