Le principali infezioni dell’apparato respiratorio

Il pronto soccorso a bordo in caso di infezioni dell’apparato respiratorio quali sinusite, faringo-tonsillite, laringo-tracheite, bronchite, polmonite a cura del CIRM, Centro Internazionale Radio Medico.

Sinusite

È un’infiammazione acuta o cronica, spesso accompagnata da un processo infettivo della mucosa che riveste i seni paranasali, cavità all’interno delle ossa del cranio. Questa mucosa infiammata si gonfia e produce un’eccessiva quantità di muco. Il rigonfiamento determina un restringimento degli osti, che ostacola il normale drenaggio del muco verso le cavità del naso e della bocca. Il muco, ristagnando, costituisce terreno di coltura per batteri, virus o funghi che dal naso o dalla gola possono raggiungere i seni paranasali: in questi casi all’infiammazione si sovrappone l’infezione. La sinusite può insorgere da un comune raffreddore o da altri fattori che determinino l’infiammazione della mucosa, per esempio rinite allergica, presenza di polipi nasali, deviazione del setto nasale, infezioni dell’arcata dentaria superiore (carie) e soggetti con immunodeficienza. Può presentarsi in forma acuta, di durata non superiore a 2 o 3 settimane, o cronica, che può protrarsi anche per un paio di mesi con frequenti ricadute, e allora si parla di sinusite cronica ricorrente. I sintomi sono costituiti principalmente da dolore e senso di pressione al volto che possono accentuarsi con i movimenti del capo. Spesso può essere presente mal di testa. La sede precisa del dolore varia in base al seno o ai seni interessati. Altri sintomi possono essere: gonfiore intorno agli occhi, presenza di secrezione giallo-verdastra dal naso o nella gola, rinite, tosse con catarro, febbre e mal di denti. La sinusite può essere un focolaio per infezioni a bronchi e polmoni e casi di bronchiti e/o polmoniti ricorrenti devono far sospettare la presenza di una sinusite. La diagnosi strumentale avviene tramite radiografia oppure Tac del cranio. La terapia consiste in antibiotici, come antibatterici, mucolitici per fluidificare le secrezioni e cortisonici per ridurre l’infiammazione delle mucose interessate.

Faringotonsillite

È un’infezione che colpisce la mucosa della faringe e delle tonsille. Per la maggior parte è causata da virus e perciò non richiede terapia antibiotica. La causa più frequente delle faringotonsilliti batteriche è da imputare allo Streptococco Beta Emolitico di Gruppo A. Le infezioni causate da questo batterio devono essere trattate prontamente con antibioticoterapia mirata, per stroncare al più presto il decorso della malattia e prevenire possibili complicazioni a distanza, ovvero malattia reumatica, ascessi, otiti, dermatiti ecc. I sintomi più frequenti sono: febbre, a volte fino a 40°C, mal di gola con dolore anche alla deglutizione e tosse. Una tonsillite che provoca un ingrossamento delle tonsille dovuto all’infiammazione e conseguente edema potrebbe causare anche una dispnea dovuta al restringimento dello spazio aereo faringeo, fino a limitare il passaggio dell’aria con il cosiddetto “stridore respiratorio”. L’esame obiettivo dimostra una mucosa della faringe arrossata con presenza d’essudato, ovvero muco, tonsille arrossate e ingrossate e presenza di placche biancastre che indicano la formazione di piccoli ascessi endo-tonsillari. Spesso si possono palpare le ghiandole linfonodali latero-cervicali che appaiono ingrossate e a volte dolenti. La semplice visita medica non permette di distinguere con certezza le faringotonsilliti virali da quelle streptococciche o batteriche e per essere sicuri della diagnosi è necessario eseguire un tampone faringeo per identificare l’agente batterico causale e, con l’ausilio dell’antibiogramma, praticare una terapia antibiotica mirata. La terapia, oltre agli antibiotici in caso di infezioni da batteri, consiste in farmaci sintomatici per la febbre e l’infiammazione/dolore quali aspirina, paracetamolo e anti-infiammatori per via locale (gargarismi) e sistemica.

Laringotracheite

L’agente causale e simile a quello delle faringo-tonsilliti. Vengono coinvolte la mucosa della laringe e la trachea. Ai sintomi classici quali febbre, solitamente si associa una tosse spesso stizzosa, insistente, fastidiosa, che peggiora nella posizione sdraiata, e la raucedine, fino alla scomparsa della voce per il coinvolgimento nel processo infiammatorio, in seguito all’infezione, delle corde vocali. Il dolore retrosternale, spesso aggravato dalla tosse, è un sintomo che causa allarme nel paziente per la paura del coinvolgimento dei bronchi o dei polmoni. La terapia differisce sostanzialmente rispetto a quella per le infezioni che causano le faringotonsilliti. Oltre agli antibiotici, quando indicati per sospetta o dimostrata infezione di natura batterica, l’uso di mucolitici, insieme alla prescrizione di cortisonici per via inalatoria, risolve in pochi giorni i sintomi. Sempre valido è il consiglio di tenere a riposo le corde vocali, limitando al massimo la parola.

Bronchite

È un’infiammazione della mucosa dei bronchi. Solitamente insorge come complicazione di altre patologie e con maggior facilità quando il fisico è debilitato. Fattori predisponenti sono il fumo, l’inalazione di sostanze irritanti e il soggiorno in zone a forte inquinamento ambientale. Il decorso è parallelo a quello del processo infettivo che la determina, ma richiede cure specifiche. è più frequente nei mesi invernali, quando sono presenti maggiormente le infezioni delle vie aeree. Le cause possono essere multiple ma sono da imputare soventemente a infezioni da virus e batteri. Il sintomo tipico è la tosse persistente grassa, associata all’espettorazione di muco in quantità variabile, febbre e a volte difficoltà respiratoria. All’auscultazione del polmone possono essere presenti rumori umidi chiamati rantoli, dovuti all’accumulo di catarro e/o fischi chiamati sibili, dovuti a restringimento del lume bronchiale che inibisce, rendendolo difficoltoso, il passaggio dell’aria dentro il polmone. L’espettorazione, anche se fastidiosa, è importante per l’eliminazione del muco depositato nei bronchi e, quando è difficoltosa o limitata, deve essere stimolata con sostanze mucolitiche. Oltre a quest’ultime, la cura viene fatta con antibiotici, eventualmente associati ad antipiretici se la febbre è elevata. L’aerosolterapia con il cortisone, eventualmente associato a un broncodilatatore, è di grande aiuto. Il rischio maggiore è che la bronchite acuta, che generalmente dura due o tre settimane se ben curata, assuma un decorso cronico. La bronchite cronica si manifesta con tosse, catarro e muco purulento, può durare mesi e si ripresenta annualmente. Può determinare conseguenze gravi nel tempo, come l’enfisema polmonare con dilatazione e distruzione degli alveoli dei polmoni, fino a portare a un’insufficienza respiratoria. Le persone abituate a fumare e spesso affette da una tosse persistente, dovrebbero sottoporsi con regolarità a controlli medici per escludere la presenza di bronchite cronica. È importante, inoltre, valutare la quantità di espettorato, di solito scarso nella forma acuta, e l’eventuale presenza di sangue, che può essere causata dalla rottura di un piccolo vaso in seguito a un colpo di tosse o da altri motivi più gravi, quali le bronchiectasie ovvero dilatazioni dei bronchi oppure neoplasie.

Polmonite

Catarro giallognolo o verdastro o marrone, a volte striato con sangue, tosse con dolori acuti al torace, febbre alta, affanno. Sono questi i sintomi più frequenti con cui si manifesta la polmonite, un’infiammazione, di solito acuta, del tessuto polmonare solitamente dovuta alle infezioni da batteri o virus. Si parla di polmonite se interessa gli alveoli polmonari, le piccole cavità in cui si realizzano gli scambi di gas tra l’aria respirata e il sangue, di broncopolmonite se colpisce le piccole vie aeree o bronchioli che portano l’aria verso gli alveoli. Se la zona colpita interessa solo una parte del polmone si ha la polmonite lobare. Nelle infezioni gravi possono essere colpiti entrambi i polmoni e in tal caso si parla di polmonite bilaterale. Recentemente si tende a dare meno importanza alla distinzione anatomoclinica e ha preso più importanza l’origine dell’infezione. Si parla quindi di polmoniti acquisite in comunità o nosocomiali, quando l’origine dell’infezione e dentro l’ospedale o clinica. Anche nell’ambito delle infezioni broncopolmonari si parla di polmoniti emergenti: infezioni sostenute da patogeni “nuovi”, giacché la loro importanza è stata riconosciuta solo recentemente (SARS e influenza aviaria) in “nuovi” pazienti, vale a dire soggetti portatori di deficit immunologici, come i malati di AIDS, pazienti sottoposti a terapia immunosoppressiva come i trapiantati, oppure in seguito a terapie antiblastiche o radianti in pazienti che curano neoplasie. Nonostante la disponibilità di potenti antibiotici, la polmonite continua a rappresentare un importante problema di salute che deve essere curato con potenti antibiotici, spesso in tandem, insieme a cortisonici, mucolitici e broncodilatatori. In sintesi è facile capire che l’andamento delle polminiti è fortemente influenzato da numerosi fattori, quali l’invecchiamento della popolazione, la frequenza di viaggi e contatti con Paesi lontani, le migrazioni, i deficit immunitari legati a patologie intercorrenti, ad abitudini voluttuarie, come fumo, alcool e stupefacenti, e a interventi terapeutici.

sull'autore

Nautica Editrice

Nautica Editrice

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE
Iscriviti alla Newsletter

Iscriviti alla Newsletter

Potrai essere aggiornato su tutte le novità sul modo della Nautica.

Grazie la tua iscrizione è andata a buon fine.