di Sergio Troise All’ombra del Vesuvio, l’arte della costruzione nautica si fonda in un perfetto mix di tradizione e ricerca. Dunque nomi arcinoti e giovanissime startup convivono armoniosamente guardando al grande mercato. Non solo italiano. Il diportismo nautico è rappresentato in Italia per il 53{2e3577d2bd6aebaa150c85c33fcd353783f1aa6c690283591e00ef60b3336fc8} da barche fino a 10 metri; per il 22,9{2e3577d2bd6aebaa150c85c33fcd353783f1aa6c690283591e00ef60b3336fc8} da 10 a 12 metri; per il 20,5{2e3577d2bd6aebaa150c85c33fcd353783f1aa6c690283591e00ef60b3336fc8} da 12 a 18 metri. Il 79,8{2e3577d2bd6aebaa150c85c33fcd353783f1aa6c690283591e00ef60b3336fc8} sono barche a motore e rappresentano lo “zoccolo duro” della cosiddetta piccola nautica, un comparto composto da circa 400 aziende produttrici che da 9 anni registrano rassicuranti risultati di mercato. In questo contesto recita da sempre un ruolo importante il Made in Napoli, che può vantare una storia prestigiosa, scritta da nomi celebri come quelli degli Aprea, dei Gagliotta, dei Palermo & Amato (Partenautica), dei Capasso (Baia Yacht, purtroppo uscito di scena), dei Cimmino (Conam), dei Di Luggo (Ruggiero Di Luggo, fondatore della Fiart, è stato il primo a introdurre la vetroresina in Europa, negli anni 60, con la piccola Conchita) per non dire di Mimmo De Salvi, fondatore dei Cantieri Posillipo, che produssero motoscafi in legno non troppo diversi dai mitici Riva.

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