Il mare, le navi e le barche sono state a lungo dominio maschile, ma la storia è ricca di racconti di donne impavide che solcarono i mari a volte anche travestite da uomini, sfidando tutto e tutti. La conferma della presenza femminile nella storia della navigazione, la si può leggere tra le righe delle migliaia di libri sul tema, e si rimane colpiti dalla lunghezza della lista di donne che hanno mostrato coraggio e capacità notevoli come condottiere e piratesse.

Le donne nella storia della mare

Il mare, le navi e le barche sono state a lungo dominio maschile, ma la storia è ricca di racconti di donne impavide che solcarono i mari a volte anche travestite da uomini, sfidando tutto e tutti. La conferma della presenza femminile nella storia della navigazione, la si può leggere tra le righe delle migliaia di libri sul tema, e si rimane colpiti dalla lunghezza della lista di donne che hanno mostrato coraggio e capacità notevoli come condottiere e piratesse. Alcune di loro furono a capo di flotte già nell’antichità, nei mari ove vi erano scambi commerciali e territori da conquistare. Nel Mare Nostrum dall’ottavo secolo a.C. navigavano le importanti sovrane Didone, Artemisia e Teuta. La prima, celebre fondatrice di Cartagine e regina di Tiro, con lo sposo Sicheo si dedicò alla pirateria, attività considerata utile e degna presso i fenici, popolo di marinai più che di agricoltori. Regina di Alicarnasso (ora Bodrum in Turchia), Artemisia appoggiò il re Serse I di Persia e durante i conflitti che opposero l’Impero persiano alle città stato dell’antica Grecia comandò cinque navi. “Le più famose nella battaglia navale di Salamina”, così le definì lo storico greco Erodoto nel quinto secolo a.C..   Il mar Adriatico nel 230 a.C. era sotto il controllo di Teuta, regina degli illiri, popolazione che viveva nell’attuale penisola balcanica, che giunse a minacciare l’allora emergente Impero romano, che fu costretto a inviare una flotta di ben duecento navi con ventimila fanti e duemila cavalieri per sconfiggerla. Sempre nel Mar Mediterraneo la corsara dell’Islam Sayyda Al Hurra o Sitt al-Ḥurra Āisha è considerata come una delle più importanti figure femminili del mondo islamico occidentale. Sayyida al-Ḥurra, letteralmente “signora libera”, fu alleata con Aruj Barbarossa, il corsaro ottomano di Algeri. La piratessa controllava la parte occidentale del Mar Mediterraneo, mentre Aruj Barbarossa ne controllava la parte orientale.  
Teuta

Teuta, la Regina Pirata dell'Illiria.

Nel Nord Europa numerose donne vichinghe si diedero alla guerra per mare, alla pirateria e alla conquista di vasti territori seminando il terrore. La principessa vichinga Sela del 420 d.C., Hetha, Wisna e Wigbiorg del 704 d.C. e Ladgerda del 870 d.C., furono le più note e citate nelle Gesta Danorum di Sassone il Grammatico, storico medioevale danese.   Intorno alla metà del 1300, la Dame de Clisson in Francia, moglie di Olivier de Clisson cavaliere di Nantes, reagì all’uccisione del marito incolpato di complotto con gli inglesi, vendendo tutti i suoi averi per comprare tre navi e pagare gli equipaggi; si imbarcò insieme ai suoi due bambini, che con il tempo ereditarono la ferocia della madre, per attaccare e distruggere tutti i porti del Nord della Francia, venendo soprannominata la Leonessa d’Inghilterra. Ma l’Oceano Atlantico ha visto tante donne di mare agguerrite, come l’irlandese Grace O’Malley, detta “Granuaile”, nata nel 1530 e figlia di un avventuriero che la addestrò alla vita da pirata. Alla morte del padre ne prese il posto comandando un equipaggio di duecento uomini. Si sposò due volte ed ebbe numerosi figli, continuando a navigare e ad arrembare fino all’ età di sessanta sei anni.  

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