Nautica 743 – Marzo 2024

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L’editoriale

LA STATISTICA DI TRILUSSA

Trilussa-webUna delle regole d’oro del giornalismo professionale – perdonate la specifica ma, con i tempi che corrono è assolutamente necessaria – impone l’uso misurato degli aggettivi e, più in generale, delle parole.

Mi sembra una cosa profondamente saggia un po’ per tutte le forme di comunicazione, poiché, per definizione intrinseca, la qualità di un sostantivo esprime quasi sempre un valore soggettivo.

Per esempio, quanto realmente è grande una barca definita grande? Per me personalmente potrebbe essere dodici metri, misura che un ricco banchiere potrebbe sì e no prendere in considerazione giusto per il tender del suo megayacht.

Che cosa vuol dire che un certo ambiente ha “altezza d’uomo”? Per me, che sono alto 174 centimetri, un metro e ottanta basta e avanza, ma per un diportista olandese di media statura significa camminare piegati in due.

È basandoci su questa osservazione che, ormai parecchi anni fa, abbiamo introdotto nei nostri test il riquadro delle misurazioni, intese proprio come rilevazioni fatte a bordo da noi stessi, utilizzando un semplice metro a nastro.

In tal modo, per esempio, accanto alla descrizione “analogica” di un pozzetto, il nostro lettore può conoscerne la superficie in metri quadrati. Fin qui tutto bene, ma attenzione: rifugiarsi nei numeri non significa necessariamente dire tutta la verità, soprattutto quando si tratta di statistiche.

A spiegarcelo con gran classe è Carlo Alberto Camillo Salustri, in arte Trilussa, uno dei più grandi poeti romaneschi del passato, che nella sua “Statistica” recita tra l’altro: “Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se non entra nelle spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perch’è c’è un antro che ne magna due.

” Traduzione argomentata: un individuo mangia due polli, un altro nessuno; per la statistica mangiano un pollo a testa. È per questo che il dirigente dell’Istat Federico Polidoro raccomanda di “accompagnare la media aritmetica con una misura della dispersione della variabilità del fenomeno tra le diverse unità statistiche che ne sono portatrici”.

Gli siamo grati, poiché questo ci suggerisce come rispondere, in maniera più forbita, a coloro i quali affermano candidamente che la nautica da diporto italiana cresce a due cifre, quando sappiamo che c’è un’ampia rappresentativa del comparto – manco a dirlo, quella della fascia dimensionale medio-piccola – che sta attraversando un periodo di grande difficoltà.

Chi ci legge puntualmente sa che a noi, parafrasando Trilussa, piacerebbe che gli italiani potessero davvero permettersi una barca a testa.

Corradino Corbò


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