
Pagine a disposizione dei nostri lettori per i propri racconti di pesca
Testo di di Mario Zucchi
La corifena o lampuga è una preda ricercata e divertente per le reazioni
da acrobata, con i suoi salti oltre la superficie e le fughe
repentine. Ha una elegante livrea arabescata in giallo oro e
verde smeraldo, è particolarmente apprezzata per la sua carne
bianca e delicata, delizia di molti buongustai
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PESCA ALLA LAMPUGA L'ACROBATA DEL MARE
Era il mese di ottobre e mi trovavo a passare nel porto di Riva di
Traiano, vicino a Santa Marinella, e vidi tre lampughe di taglia modesta
che nuotavano veloci, come è loro costume, vicino alla banchina, compiendo
di continuo lo stesso tragitto, un ovale di trenta metri.
Pensai che fosse il caso di montare sul Calafuria 7 e dare un'occhiata
in giro per vedere se branchi di lampughe si aggiravano nella zona. Notai,
appena uscito dal porto, circa due miglia al largo, un evidente movimento
di gabbiani in picchiata sulla superficie. Preparai la canna da 8 lbs.,
con un piccolo mulinello a tamburo rotante e come esca un octopus di
plastica verde luminescente. Alla seconda canna, da 12 lbs, dotata di
mulinello 21/2 -0, applicai un finale di Ayaka dello 0,30 e un piccolo
artificiale in plastica morbida bianca con codina mobile, già sperimentato
con successo con i pesci azzurri. Raggiunsi il luogo del banchetto giusto
in tempo per notare, molto più al largo, due scene simili ma con moltissimi
gabbiani che eseguivano volteggi e picchiate sulla superficie, tappezzata
di bianca spuma. Un vento fresco di Nord-Ovest sollevava creste bianche
sulle onde già formate, impedendoci di distinguere eventuali salti dei
pesci, neppure con l'ausilio del binocolo.
Detti di nuovo motore per dirigermi in planata dove i gabbiani davano
spettacolo della loro abilità di acrobati dell'aria. Questa volta ridussi
la velocità a circa 300 metri dall'obbiettivo e filai in acqua le lenze
con le esche a soli 15 metri dalla barca, dove ancora era visibile la
schiuma bianca prodotta dall'elica. Calai, a sei metri dalla poppa, anche
un teaser (eccitatore) color madreperla con la testa rossa, sperando che
svolgesse il suo compito di attirare le prede sotto la barca.
Con i tonnetti e le palamite a "drifting", avevo sperimentato con successo
la "doccia", un tubo di plastica con fori sottili ed alimentato da una
pompa di acqua marina. Quella volta eravamo sopra un fitto banco di
acciughe e gli schizzi provocati dalla piccola cascata artificiale
simulavano le alici in fuga, trattenendo le prede sotto la nostra carena.
Ma ora, prima di armare il marchingegno, volevo vedere qualche risultato,
e poi per la pesca in corrente avevo come esche solo grosse sarde e volevo
insistere con la traina.
Raggiungemmo il primo punto di mangianza, dove la superficie aveva dei
riflessi madreperlati per le tante scaglie lasciate dalle alici in fuga
da ogni lato, insidiate dal cielo da nuvole di gabbiani e dal blu del
mare da corifene verdi-oro.
A pochi metri dalla prua si formò una enorme palla di alici che esplose
letteralmente per una carica dal basso delle lampughe lanciate all'attacco.
La strage dal cielo venne interrotta dalla nostra presenza, con acute grida
di protesta dei cacciatori alati. Vidi le lampughe a decine sfilare veloci
lungo i fianchi dell' imbarcazione e poi entrambe le frizioni dei mulinelli
trillarono senza interruzione.
Lasciai filare il nylon della mia Italcanna da 8 lbs. senza toccare la sua frizione.
Improvvisamente il cimino tornò verticale con il filo in bando. Pensai
ad una occasionale slamatura; poi mi ricordai di altre catture di lampughe
e dei loro repentini cambiamenti di direzione. Recuperai il filo con la
massima velocità consentita dalla piccola leva del mio mulinello. Un
salto improvviso a venti metri dalla poppa mi mostrò la mia preda in
tutta la sua acrobatica bellezza. Di nuovo la canna si piegò ad arco
e la corifena partì di slancio, incrociando la mia lenza con quella
del mio compagno di pesca. Invertimmo rapidamente le nostre rispettive
posizioni per disfare la X delle nostre lenze. Gianni, con il guadino
nella sinistra, tentò il recupero della sua preda senza successo, per
una sua ulteriore fuga verso il basso.
Anche se eravamo con l'invertitore a folle, temevo che il filo
s'ingaggiasse tra l'elica ed il timone. Presi con la mano sinistra
la canna del mio amico invitandolo a salpare la sua lampuga con il
retino, nel più breve tempo possibile. Nel contempo la mia preda,
sentendo la tensione del filo più blanda, approfittò per una nuova
fuga parallela alla superficie con spettacolare salto finale.
Dopo pochi istanti anche il mio dorado raggiunse il pagliolo dimenandosi
come un forsennato. Calammo di nuovo le lenze in mare e dopo pochi secondi,
la lenza di Gianni, quella con il pesciolino di gomma bianca, partì
sibilando, mentre la mia rimase inerte. Decisi di cambiare esca,
convinto della maggiore attrazione esercitata dall'esca bianca, più
simile alla pancia bianca delle acciughe, ma il branco si era disperso
e solo dopo un'altra ora avvistammo nuovamente il volteggio dei gabbiani
sul mare, nostri validi alleati nell'azione di ricerca. Catturammo altre
quattro lampughe per un totale di sette esemplari e decidemmo che il nostro
carniere era più che sufficiente per permetterci una lauta cena con quegli
amici malati come noi di questa inguaribile passione alieutica.
LAMPUGA (Coriphaena hippurus)
Nei secoli scorsi si credeva esistessero differenti specie di lampughe
a causa delle notevoli variazioni morfologiche che si verificavano in
questo pesce durante la crescita ed anche per il particolare dimorfismo
sessuale. In effetti la forma della testa dei vecchi maschi si presenta
con una cresta frontale molto accentuata ed il profilo del muso è quasi
verticale. Curiosa la pinna dorsale che parte dall'altezza dell'occhio
ed arriva fino alla coda senza interruzioni, di colore azzurro verdastro
come il dorso; i fianchi sono argentei con riflessi dorati. Questi
splendidi colori scompaiono dopo la morte; nel preciso istante del
trapasso il dorso del pesce assume per pochi istanti una colorazione
azzurro elettrico per poi diventare grigio argento.
E' un pesce pelagico
d'alto mare che compie spostamenti in branchi molto numerosi durante il
periodo della riproduzione. Ha la curiosa abitudine, al pari della cernia
di fondale, di fermarsi all'ombra di relitti ed altri oggetti galleggianti
alla deriva. Alle Baleari viene in effetti pescato con reti di circuizione
sfruttando questa sua stranezza, in prossimità di stuoie di canna
preventivamente posizionate. La sua preda preferita è la rondine di
mare con la quale gareggia in velocità sul filo della superficie; non
disdegna però altri clupeidi, sarde, alici, sgombri, sugheri ecc. Abita
tutti i mari tropicali e temperati del globo. Lungo le nostre coste la
si incontra a fine estate e durante l'autunno, specie nelle isole più a
Sud dello stivale. Nel Pacifico sono state catturate lampughe di 45 chili,
e si suppone che questo sia il massimo dell'accrescimento. E' un grande
combattente e si dimena e salta oltre la superficie al pari di tutti gli
istioforidi, e proprio per questo è una preda molto ambita da tutti i
trainisti. Le sue carni sono bianche e molto delicate e quindi richieste
sul mercato ittico.
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