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AMBIENTE MARE
a cura di
Eleonora De Sabata


LA PRIMAVERA DEL MEDITERRANEO

Primavera, estate, autunno, inverno: le stagioni, con la loro scia di profumi, sfumature e sensazioni non si arrestano in riva al mare. Come la terraferma, infatti, anche il mare subisce profondi mutamenti nel corso dell'anno. Nei lunghi mesi invernali, che oramai ci siamo lasciati alle spalle, il mare, a contatto con l'aria gelida, ha perso definitivamente tutto il calore immagazzinato in estate. L'acqua sempre più fredda aveva indotto in uno stato di torpore quasi tutti gli animali, molti dei quali si erano rifugiati alle alte profondità del Mediterraneo, dove l'acqua è più calda, per attendere il termine della cattiva stagione.

Mentre il tiepido sole primaverile combatte con sempre maggior successo i rigori dell'inverno, gli strati più superficiali del mare, più freddi di quelli sottostanti e quindi più densi e più pesanti, iniziano ad affondare sotto il loro stesso peso. Ci pensano le acque di profondità a rimpiazzarli, trascinando con sé le sostanze nutritizie accumulate sul fondo del mare. Il cocktail di luce, calore e nutrienti ha sulle minuscole ma numerosissime piantine del mare - il fitoplancton - un effetto esplosivo: è la primavera del mare!

Le microscopiche diatomee si riproducono a ritmi vertiginosi, aumentando di volume e di numero in proporzioni astronomiche fino a diventare in breve tempo padrone assolute del Mediterraneo. Sono talmente piccole da essere invisibili a occhio nudo, ma sono miliardi e miliardi, così tante da intorbidire completamente le acque. Il loro dominio ha però breve durata: frotte di erbivori sono già all'opera per approfittare di questo immenso pascolo acquatico e, sulla loro scia, sono sopraggiunte fitte schiere di carnivori. Richiamati da tanto movimento sopraggiungono anche i predatori più grandi e il mare, dopo la lunga sosta invernale, pullula nuovamente di vita.

Le acque superficiali primaverili sono anche un immenso asilo nido: sono miliardi le larve di piccoli e grandi organismi concepite per nascere simultaneamente a questa immensa fioritura di alghe, sì da approfittare della grande abbondanza di cibo nei primi, cruciali stadi di vita. Man mano che avanza la primavera, a ondate successive, sempre nuove larve salgono dalle profondità del mare.

Sotto l'azione ininterrotta di queste orde di mandibole, e complice la diminuita quantità di nutrienti a disposizione - consumati dai vegetali e non più rinnovati poiché le condizioni meteo più stabili impediscono il riaffiorare delle acque di profondità - l'espansione delle alghe rallenta per poi interrompersi. Diminuito il cibo a disposizione, anche i predatori si disperdono. Il mare primaverile vede moltissimi pesci intraprendere lunghe migrazioni stagionali. In coincidenza con la fioritura del plancton erano tornate le sardine, seguite a ruota dalla palamita. All'inizio della primavera gli sgombri tornano ad aggregarsi e, in banchi di migliaia di individui, si portano in superficie per deporre le uova. Grandi seppie maschio, abbandonate le profondità del Mediterraneo dove avevano trascorso l'inverno, si avvicinano alle acque superficiali seguite una settimana più tardi dalle femmine; una processione ininterrotta di individui più giovani li raggiungerà nel corso dell'estate. Anche i tonni si portano in superficie e si riuniscono in fitti banchi per la riproduzione; ancora, è tempo di amori per il fragolino, il sarago maggiore, l'acciuga. Mentre maturano i frutti della posidonia, ricciole e dentici si portano in superficie e, sul finire della stagione, torna anche la regina del mare: la cernia.