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SUPERYACHT #521
Settembre 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Francesca Mura e Marco Mulas, Gruppo di Computational Fluid Dynamics, CRS4, Sardegna, Italia


LA DEFORMAZIONE DELLA RANDA SOTTO L'AZIONE AERODINAMICA

PRIMA PARTE

In un precedente articolo si è accennato al problema aeroelastico delle vele. Sotto l'azione dei carichi aerodinamici il tessuto delle vele si deforma, l'interazione aerodinamica risulta modificata e il carico di pressione sulle vele presenta una differente distribuzione determinando una differente prestazione in termini di forza trainante e di forza sbandante. Questo problema dell'ingegneria, chiamato anche problema di interazione fluido-struttura, richiede la soluzione accoppiata del problema aerodinamico e di quello strutturale. Ciò viene fatto in genere ricorrendo a una procedura iterativa nella quale il problema aerodinamico e quello strutturale vengono ripetutamente risolti uno dopo l'altro, fino a che le differenze tra due iterazioni successive, in termini di carichi aerodinamici e/o di deformazioni indotte, risultino più piccole di un valore minimo predefinito. La prima componente della procedura iterativa consiste nella determinazione del carico aerodinamico, ovvero la distribuzione della pressione sui due lati della vela, che viene fatta mediante l'uso dei codici della CFD (Computational Fluid Dynamics). La seconda componente, l'analisi strutturale, consiste nella determinazione degli spostamenti della vela nota la distribuzione di pressione agente sulla superficie. Anche per l'analisi strutturale viene utilizzata la simulazione al computer mediante l'uso di codici di calcolo agli elementi finiti.

 

 

L'entità dell'effetto aeroelastico sulla prestazione delle vele dipende dalle proprietà elastiche del materiale: materiali diversi presentano un differente legame sforzi- deformazioni, e le deformazioni delle vele possono dunque essere in qualche modo limitate scegliendo materiali opportuni e, in genere, più costosi. I tessuti delle vele sono generalmente costituiti da trame di sottili nastri di un materiale ad alta resistenza (il Dacron è il materiale più utilizzato e spesso imposto dai regolamenti delle regate, altri materiali sono: Nylon, Kevlar o Carbonio) allineati nelle due direzioni ortogonali (warp e fill) e nella direzione a 45 gradi (bias). Il numero di fili utilizzati nelle tre direzioni, e il loro spessore, è differente dando luogo a diversi comportamenti elastici quando sottoposto a sforzi di trazione nelle diverse direzioni. La trama di fili viene incollata ad una sottilissima pellicola di plastica e poi racchiusa tra due straterelli di Dacron leggero chiamate Taffeta, dando luogo al cosiddetto Criusing Laminate o Sandwich. Tecnicamente si tratta di un materiale che presenta globalmente caratteristiche elastiche ortotropiche, la cui matrice elastica [C], che rappresenta il legame tra gli sforzi {s} e le deformazioni {e}, ha 9 costanti indipendenti che caratterizzano il comportamento elastico del materiale. In generale la relazione tra gli sforzi, derivanti dalla distribuzione del carico, e le deformazioni che ne risultano, espressa da

{s} = [C] {e}

dipende da 21 costanti elastiche. Nella relazione indicata, sia gli sforzi che le deformazioni sono vettori di dimensione 6x1, e la matrice [C] è simmetrica e ha dimensioni 6x6. Nel caso più semplice di materiale isotropo, le costanti elastiche indipendenti si riducono a 2.

Il problema dell'analisi strutturale consiste nella determinazione dei campi di spostamento, deformazione e tensione, dato l'insieme delle forze applicate e i vincoli imposti alla struttura. Quando la determinazione di una soluzione analitica esatta risulta difficoltosa per la complessità del problema, diventa rilevante l'ottenimento di una soluzione numerica approssimata che si basa sulla discretizzazione del problema analitico. Nel caso strutturale il problema analitico è rappresentato da 3 relazioni di equilibrio statico, da 6 relazioni cosiddette di congruenza (che impongono la continuità del materiale) e dalla legge che mette in relazione gli sforzi con le deformazioni, precedentemente riportata, e che prende il nome di legge di Hooke.

Il metodo degli elementi finiti è uno dei procedimenti che permette di ottenere soluzioni approssimate al problema analitico. Si adatta ad essere codificato in programmi di calcolo e può essere applicato a strutture di qualsiasi tipo, anche irregolari e complesse e sotto varie condizioni di carico e di vincolo. Il metodo si basa sulla suddivisione del dominio in cui è definita la soluzione del problema elastico in un numero finito di sottodomini (elementi); le incognite del problema vengono calcolate in alcuni punti (nodi) distribuiti su ogni elemento. Affinché la soluzione approssimata del problema sia vicina a quella reale la discretizzazione deve essere raffinata incrementando il numero di elementi, o il numero di nodi su ogni elemento. L'errore che si commette approssimando la soluzione su un numero discreto di punti dipende infatti dal numero di elementi e nodi utilizzati ed è importante assicurarsi che la soluzione non sia influenzata dalla scelta della dimensione degli elementi. Se la soluzione che si ottiene usando discretizzazioni via via più raffinate non cambia, si è raggiunta la cosiddetta grid independent solution ovvero la soluzione indipendente dalla discretizzazione usata. È chiaro che spesso l'uso di una discretizzazione molto raffinata comporta tempi di calcolo elevati per cui va trovato un buon compromesso per ottenere una soluzione sufficientemente accurata (da un punto di vista ingegneristico) con un carico computazionale non troppo elevato.

Altri errori (ovvero scostamenti tra la soluzione fornita dal software di analisi e lo stato di sforzi e deformazioni che si determina nel problema reale) sono determinati dalla complessità del problema. Nel caso di applicazione al problema aeroelastico delle vele la complessità deriva da diversi aspetti. Tra questi i più importanti sono:

  • il materiale ha caratteristiche elastiche ortotropiche che devono essere conosciute o investigate con prove sperimentali;

  • la vela è costruita assemblando diversi pezzi tagliati dal plotter del velaio e cuciti o incollati fra loro; in questo modo ogni singolo pezzo presenta diverse orientazioni delle fibre (warp, fill e bias);

  • lo spessore della vela è molto piccolo (talvolta ben inferiore al millimetro) tuttavia, soprattutto sulla testa e sulla bugna, la vela presenta la sovrapposizione di diversi strati di vela (anche una decina) che rinforzano la resistenza nei punti a più alto carico e ne variano lo spessore e quindi le caratteristiche elastiche;

  • la vela è rinforzata dalla stecche infilate in tasche di tessuto cucite o incollate sulla vela;

  • la vela è vincolata in maniera complessa soprattutto sull'inferitura e sulla bugna;

  • i carichi e le forze applicate non si limitano al carico aerodinamico in quanto carichi di trazione vengono imposti su tutta la lunghezza dell'inferitura e della balumina e sulla bugna mediante delle scotte che possono essere tese da carichi arbitrari che possono essere variati a seconda delle condizioni del vento e dell'andatura della barca. Anche in questo caso le scotte sono inserite in tasche cucite o incollate alla vela.

La seconda parte dell'articolo seguirà sul prossimo numero di Superyacht.