Rubrica Ambiente e mare Nautica n.424 del 08/1997

Numero 424 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.424 del 08/1997

LE MEDUSE ALL’ACQUARIO DI GENOVA

Sono centinaia, e seguono lievi ed eteree la musica New Age in una lama di luce azzurra che taglia la penombra. Simili a minuscole navicelle spaziali perse nel nulla, sono le nuove ospiti dell’Acquario di Genova: le meduse Aurelia aurita. La vasca circolare delle meduse, alta sette metri e percorsa da una corrente leggerissima che solleva e mantiene dispersi gli animali nella colonna d’acqua, è la nuovissima attrazione dell’Acquario, inaugurata all’inizio dell’estate. Meduse “buone”, le Aurelia: i loro tentacoli portano sì, come tutti i celenterati, delle cellule urticanti ma le loro tossine non sono fastidiose per l’uomo, al contrario di altre specie decisamente più urticanti. Queste meduse sono quindi ambasciatrici ideali per tutto il genere, a torto considerato solamente come un fastidioso contrattempo dei bagni estivi. Le meduse sono fra gli organismi più antichi della Terra, comparvero circa 600 milioni di anni fa. Sono costituite dal 95% di acqua ma posseggono cellule sensoriali, muscolari e neuroni che consentono loro di percepire il mondo circostante, di reagire agli stimoli esterni e di abbozzare qualche accenno di movimento, anche se sono per lo più in balia delle correnti. Il loro ciclo di vita è assai curioso: da un “meduso” e una medusa (i sessi sono separati e distinguibili ad occhio nudo l’uno dall’altro) nascono delle larve che, una volta abbandonata la madre, andranno a sistemarsi sulle rocce del fondale dove si trasformeranno in un animale, il polipo, simile ad una minuscola attinia. Dopo qualche tempo il polipo si frammenterà in tanti piccoli dischetti, le efire, ciascuna delle quali, col tempo, crescerà e assumerà l’aspetto di una medusa vera e propria. Le Aurelia aurita, esposte nella vasca di Genova, sono nate e cresciute nei laboratori sotterranei dell’Acquario. Per visitare l’Acquario di Genova telefonare al 010/2488011.

BARCHE A FORMA DI PINGUINO

potrebbero presto … nuotare nei mari del mondo. “Proteo, la barca pinguino” è un prototipo costruito dagli ingegneri del prestigioso MIT, il Massachussets Institute of Technology, ed ha una forma di propulsione che si ispira a quella dei pinguini sott’acqua. Due “ali” installate sulla poppa spingono in avanti l’imbarcazione imitando il movimento delle ali dei pinguini e delle tartarughe. Le ali sono in grado di effettuare due tipi di movimenti: uno laterale e l’altro di rotazione; i due movimenti sono controllati e sincronizzati da un computer interno per massimizzare la spinta in avanti. Autori già in precedenza di un robot natante del tutto simile ad un tonno, i ricercatori si sono indirizzati su questo nuovo sistema di propulsione per le difficoltà di riprodurre l’ondeggiamento del corpo del tonno-robot sulle navi. Nei test in vasca le ali meccaniche hanno un’efficienza dell’87 per cento rispetto al 70 delle eliche convenz ondo le stime del governo americano, aumentare l’efficienza del 10% su appena il 3% della flotta di navi americane porterebbe al risparmio di 120 milioni di litri di carbrante all’anno, con un risparmio di circa 15 milioni di dollari.

“TORNA” UNO SQUALO ESTINTO

Grande fermento fra gli specialisti di squali per la scoperta, nel fiume Kinabatangan di Sabah, nel Borneo settentrionale malese, di uno squalo ritenuto estinto da anni. Lo hanno rivelato i ricercatori dello Shark Specialist Group dello IUCN-The World Conservation Union. La scoperta dello “Glyphis specie B” è avvenuta grazie alla cooperazione di popolazioni locali che hanno partecipato al progetto di studio sulla conservazione e la gestione della biodiversità degli elasmobranchi. Dello squalo fluviale del Borneo si conosceva un solo un esemplare, conservato in un museo di Vienna. I pescatori di un villaggio di Sabah hanno consegnato ai ricercatori un nuovo esemplare, uno squalo finito accidentalmente nelle loro reti. Leonard Compagno, probabilmente il massimo esperto di squali al mondo, ha confermato l’eccezionalità di questo ritrovamento: “Abbiamo solo una vaghissima idea della distribuzione geografica degli squali di questa fami sappiamo ancora di meno sulla loro biologia. Compaiono come fantasmi, pochi esemplari e in luoghi lontanissimi fra loro”. Lo squalo di fiume del Borneo è il più raro fra gli squali di acqua dolce del mondo. Il progetto di studio nel Borneo ha regalato anche altre sorprese: visite regolari ai mercati del pesce dei diversi villaggi hanno consentito di aumentare la conoscenza delle specie costiere di squali e razze di queste acque ed hanno portato alla scoperta di nuove specie completamente sconosciute alla scienza prima d’ora, conrfermando questa zona come una delle più ricche di biodiversità degli elasmobranchi al mondo.

LA CARTILAGINE DI SQUALO NON HA ALCUNA EFFICACIA ANTITUMORALE

definitivamente smentito il presunto effetto da una ricerca presentata in maggio al congresso annuale della Società Americana di Oncologia Clinica. La cartilagine di squalo si è dimostrata inattiva in pazienti con cancro avanzato al seno, al colon, al polmone e alla prostata.

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