Rubrica Ambiente e mare Nautica n.552 del 04/2008

Numero 552 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.552 del 04/2008

UN VULCANO SOTTO IL GHIACCIO

– Nel 325 a.C. un’immensa eruzione ha devastato l’Antartico, sciogliendo il ghiacciaio e innalzando un fungo di ceneri e gas alto 12 chilometri. Lo ha scoperto un team di ricercatori del British Antarctic Survey (BAS) grazie a uno strato di polveri che si estende per oltre 20.000 chilometri evidenziato dalle rilevazioni radar aeree. Il vulcano sarebbe ancor oggi attivo e questo potrebbe spiegare la particolare velocità di assottigliamento di alcuni ghiacciai del West Antarctic Ice Sheet. “La scoperta di un’eruzione vulcanica ‘subglacialè avvenuta sotto la coltre di ghiacciai dell’Antartide è qualcosa di unico: ma le nostre tecniche ci hanno permesso anche di datare l’eruzione, di determinarne la potenza e di mappare l’area di ricaduta delle ceneri. Riteniamo che questa sia stata la più potente eruzione avvenuta in Antartide negli ultimi 10.000 anni”, ha detto Hugh Corr, che ha diretto le ricerche.
www.antarctica.ac.uk.

NON ROMPETECI GLI SCOGLI!

– Aree marine protette in prima linea per fermare la pesca dei datteri di mare. Ha iniziato l’AMP Punta Campanella, rilancia ora l’AMP Cinque Terre rivolgendosi anche a ristoratori e consumatori con la campagna “Non rompeteci gli scogli!”. La raccolta dei datteri di mare, infatti, provoca un vero scempio ambientale: poiché il dattero vive scavandosi una nicchia nella roccia, per raccoglierlo i pescatori devastano le rocce, provocando la morte di tutti gli organismi incrostanti. Per un piatto di spaghetti ai datteri (una media di 15-20 a porzione) vengono distrutte porzioni di roccia di dimensioni tra i 20×20 e 60×60 centimetri. Il dattero, oltre tutto, ha un tasso di crescita lentissimo: sono necessari venti anni perché raggiunga una taglia adeguata alla commercializzazione e ben ottanta per arrivare agli otto centimetri. Per questo i pescatori cambiano continuamente le zone di raccolta, devastando aree sempre più vaste.
www.puntacampanella.org/CamProg/scogli/CampScogli.asp.

MEDUSE GIGANTI E SUPER GRANCHI IN ANTARTIDE

– Hanno tentacoli lunghi sei metri le meduse scoperte da ricercatori australiani, giapponesi e francesi in Antartide. Ma anche i crostacei non scherzano: il corpo è grande come un piatto, e decisamente over-size – per quanto siamo abituati noi – sono alcuni vermi marini. Un quarto delle specie osservate, in questa prima di 16 missioni del Collaborative East Antarctic Marine Census (Ceamarc), è nuovo alla scienza. Il progetto, coordinato dall’Australian Antartic Division, ha lo scopo di effettuare un censimento delle forme di vita presenti in Antartico, sia in mare aperto che sotto i ghiacci. Il gigantismo, spiegano gli esperti, è una caratteristica comune nelle acque antartiche; inoltre, molti vivono al buio e per questo hanno occhi enormi che conferiscono loro un aspetto bizzarro. Le spedizioni aiuteranno gli scienziati a capire quanto l’impatto dei cambiamenti climatici – e in particolar modo l’acidificazione delle acque dovuta all’aumento dei livelli di ossido di carbonio nell’atmosfera – possa condizionare la crescita degli organismi marini. I ricercatori prevedono infatti che gli effetti di questo processo saranno ben visibili nelle acque profonde dell’Antartide.
www.caml.aq.

L’UOMO HA COMPROMESSO IL 40% DEI MARI

– La prestigiosa rivista Science è categorica, pubblicando il rapporto “A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems”: sovrapponendo diciassette diversi fattori come pesca, cambiamenti climatici, inquinamento sui mari e fondali del mondo, ne è uscito un quadro inquietante. Oltre il 40% degli oceani subisce pesantemente le conseguenze delle attività dell’uomo. In Mediterraneo le aree più compromesse sono l’Adriatico e il Canale di Sicilia. “Questo rapporto non ci sorprende affatto” spiega Alessandro Giannì, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace. “Sappiamo che il Mediterraneo è uno dei mari più colpiti dalle attività umane. Pesca e inquinamento sono problemi gravissimi e il cambiamento climatico sta per abbattersi su questo mare chiuso, difeso più con le chiacchiere che con fatti concreti”. Nella mappa generata dallo studio, sono ben evidenti le aree più colpite. Nel Mediterraneo, spiccano l’alto e medio Adriatico, la fascia costiera dal Gargano a S. Maria di Leuca e alcune aree della fascia costiera siciliana lungo il Canale di Sicilia. I problemi che affliggono i mari del Pianeta, compreso il Mediterraneo, necessitano di risposte rapide ed efficaci. Ecco perché Greenpeace sta lavorando alla realizzazione di una rete di riserve marine che copra il 40 per cento dei mari. Solo mettendo a riposo grandi aree, dove siano vietate sia la pesca che lo sversamento di sostanze pericolose, potremo ottenere la protezione del mare e un recupero delle risorse ittiche e della biodiversità marina. Greenpeace ha presentato una proposta per una rete di 32 riserve marine nelle acque internazionali del Mediterraneo per proteggere uno degli “hot spots” di biodiversità del Pianeta. Con meno dell’1% di superficie totale dei mari, il Mediterraneo ospita quasi il 10% della biodiversità marina nota. Fino a quando?
www.nceas.ucsb.edu/GlobalMarine.

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