Tempesta di grandine in un pomeriggio di vela sul lago di Garda: protagonisti di un’avventura senza saperlo…

Esperienze di bordo n. 620, dicembre 2013: storie di viaggi, crociere in mare o sul lago raccontate direttamente dai lettori di Nautica.

Tempesta di grandine in un pomeriggio di vela sul lago di Garda: protagonisti di un’avventura senza saperlo…

Testo di Angelo Polizzotto
Pubblicato su Nautica 620 di Dicembre 2013

Erano diversi giorni che sul lago c’era calma piatta, vento assente, la navigazione a vela quasi impossibile. Oggi nell’aria c’è la sensazione che il vento ci sarà. Giro di telefonate tra Manlio, il capitano, Stefano e Angelo, assistenti alla navigazione, tre amici con la stessa passione, ossia andare a vela e trascorrere qualche lieta ora in barca, poi via, al molo di Peschiera, dove “Rafiki” (in lingua Swahili “amica”), un SuperCristina Santarelli del 1973, bellissima barca in legno di 8 metri che solca le acque del Lago di Garda da oltre 30 anni, ci aspetta pronta a partire.

Si annuncia una fantastica navigazione, il vento ci accarezza il viso, i preparativi sono quasi ultimati e, mollati gli ormeggi, lasciamo il porto con la prua che punta al largo. Andare a vela su questo lago è bellissimo, solcare le onde sulle ali del vento è pura magia, per la mente e il cuore.

Il vento soffia da Est, vento di levante, puntiamo la prua su Cisano, dove stramberemo per cambiare rotta. Tutto va a meraviglia, il capitano al timone ci rassicura sulla velocità, sulla barca ci posizioniamo sulla mure a dritta per contrastare la forza del vento che piega l’imbarcazione dalla parte opposta, fantastica è la sensazione, gonfie le vele, solchiamo le onde come se fossimo in volo, prendiamo una mano di terzaroli alla randa, il vento è a raffiche molto forti, la navigazione diventa impegnativa.

Da Ovest il tempo cambia, in poco più di un’ora le nuvole sono diventate minacciose, il capitano decide il rientro e punta la prua sul porto di Peschiera. Siamo molto veloci con il vento al traverso, la spinta è notevole, il lago si svuota, le imbarcazioni fanno rapidamente rotta verso terra e rientrano in porto, qualche telefonata ci annuncia che a terra piove e comincia a grandinare, intorno a noi è tutto nero, la visibilità si fa critica, il capitano suggerisce di indossare le cerate e prepararci alla burrasca.

Inizia a piovere, inutile bagnarsi tutti, il capitano al timone ci indica di scendere sottocoperta, per ripararci dalla pioggia, oramai battente, e, intanto, prepara le vele e il timone per mettere la barca “alla cappa”, manovra da veri lupi di mare che aiuta gli equipaggi a tirare il fiato e a riposarsi.

La grandine inizia a cadere sempre più insistente, il capitano ci raggiunge in cabina sottocoperta, appena in tempo, la grandinata è fortissima, dieci minuti di tensione a visibilità zero, il rumore assordante sulla barca e sull’acqua crea un’atmosfera incredibile, siamo nel cuore di una tempesta di grandine, in pieno lago. I nostri occhi scrutano dagli oblò, la tensione è sui nostri visi, aspettiamo con impazienza che passi la tempesta e torni la visibilità, sono momenti interminabili che si stemperano via via che tutto passa.

Mettiamo fuori la testa dalla cabina, la tempesta avanza verso il Nord del lago, portando con sé un gran rumore sull’acqua, i primi raggi solari appaiono in cielo dando ai nostri occhi una visione celestiale, un doppio arcobaleno coloratissimo, un ponte di colori da Fossalta a Gasparina, mai vista una scena della natura così bella.

Immortalo tutto con il mio telefono, un attimo impresso nella nostra mente e nei nostri ricordi per sempre.

Il tempo è tornato normale, il sole è fortissimo, le vele pulitissime si gonfiano e ci portano verso casa. Una barca si avvicina a noi, gli occupanti hanno il viso teso, anche loro hanno vissuto una avventura che non dimenticheranno mai.

Bravo capitano, sei stato grande, la tua esperienza è stata fondamentale, la tua calma e il tuo sangue freddo sono stati per noi una vera garanzia di successo.

Entrare in porto oggi, è una grande e smisurata gioia…

“Comunicare sempre… e in ogni modo…”

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