Alinghi in Anteprima Assoluta: la Barca Ragno

A Montreux (Svizzera) abbiamo visto in anteprima il Defender ALINGHI: LA BARCA RAGNO di Roberto Neglia Quando il trimarano di Oracle venne svelato al pubblico in molti si sono affrettati a gridare al “mostro” per quella che è certamente una costruzione poderosa, ma tutto sommato tradizionale per quello che può esserlo un multiscafo di questa fattezza. Non possiamo dire lo stesso per il defender di Alinghi, che abbiamo potuto ammirare in anteprima a una sep timana dal varo ufficiale. Rimanendo per molti secondi a bocca aperta. Intanto è un catamarano. Le misure sono poderose, anche se non dichiarate. Dalle dimensioni delle persone stimiamo 34 metri fuori tutto (38 con il bompresso, che è lungo circa 20 m), 27 metri circa di larghezza, 50-55 metri d’albero – secondo la configurazione scelta – che fanno pensare a circa 700 mq di bolina e 1.300 mq al lasco; verosimilmente non più di 15 tonnellate di peso in tutto. Ma non sono le misure a colpire. Alinghi ha un aspetto cattivissimo, accresciuto dalle prue rovesce. Gli scafi sono estremamente sottili con murate verticali e sezione a U. Sono tenuti insieme da due traverse principali (su quella prodiera c’è molto da dire), due secondarie – disposte in diagonale – e tre pennaccini (i puntali tradizionalmente situati sotto il bompresso e rivolti verso il basso) per i quali passano ben 11 tiranti che servono a controventare e distribuire i carichi impressi dall’alberatura. L’insieme di cavi e traverse, tutti in carbonio, assomiglia a un gigantesco ragno. Un aracnide tecnologico come mai si era visto, però, in quanto ciascuna struttura ha nell’anima una rete di fibre ottiche in grado di monitorare istante per istante il carico di lavoro. “Il primo scopo è quello di verificare la rispondenza dei calcoli progettuali usciti dal computer alla realtà” – ci ha spiegato l’ing. strutturista Daniele Costantini, ma domani fornirà ai tecnici tutti i dati di telemetria “esattamente come avviene in Formula 1”, con gli ingegneri che in questo caso anziché al “muretto” si troveranno su una barca a motore. Segretissime le forme delle lame di deriva. L’insieme appare quello di uno scafo agile, leggero, probabilmente più adatto alle condizioni di vento contenuto e variabile. L’aspetto certo non garantisce nulla – sarà il mare a dare il responso e il primo assaggio avverrà dopo il varo previsto per l’8 luglio – ma nella gara anche mediatica ingaggiata fra i due contendenti alla 33ª America’s Cup segna senz’altro un punto a favore del team svizzero. Su Nautica di agosto le immagini dello scafo completato, lo schema costruttivo del sistema dei tiranti, l’analisi della forma, le dimensioni degli scafi ricostruite attraverso la misurazione degli uomini al lavoro e altro ancora, secondo le nostre ricostruzioni fatte sul luogo. E ancora tutte le ipotesi sulla possibile evoluzione di questo che i tecnici non a caso continuano a definire un prototipo. Le prime immagini…

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