Centro Studi per la Sicurezza in Mare

Dopo la disgrazia, il padre di uno degli scomparsi in mare del “Parsifal” ha fondato, con una motivazione altamente nobile, il “Centro Studi per la sicurezza in mare” Alcuni anni or sono, a seguito dell’affondamento del cabinato a vela “Parsifal”, morirono in mare sei giovani, fra i quali Daniele Tosato. Suo padre, Riccardo Tosato, dirigente in pensione, anziché limitarsi a convivere con angoscia e ricordi, sorretto dagli amici di Daniele, con il patrocinio del Comune di Rimini ha promosso la nascita del “Centro Studi per la sicurezza in mare ‘I ragazzi del Parsifal'”. Motivazione profondamente nobile per fondare questa associazione culturale, ovviamente senza fini di lucro, costituita nel dicembre 1997 a Rimini. Presidente è l’avv. Roberto Nicolini, membro della Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, vice presidente è Riccardo Tosato, e ne fanno parte anche personaggi noti, come Cino Ricci e Mauro Pelaschier. I soci si distinguono in: ordinari, quelli la cui domanda di ammissione viene accolta dall’Assemblea, e pagano una quota di associazione; delegati: gli skipper professionisti nominati dall’assemblea; onorari: persone fisiche e Enti nominati dall’assemblea; sia i soci delegati che quelli onorari sono esonerati dal pagamento della quota associativa. Nel 1998 il Centro Studi inizia la propria attività raccogliendo dati statistici relativi alle problematiche del diporto, concretizzatasi nella “Giornata di studio sugli Epirb” svoltasi a Rimini il 6 sep tembre dello stesso anno. Il Centro in un suo comunicato stampa scrive che “fin dalle prime analisi il diportismo e il diportista si confermano abbandonati a sé stessi o in balia di scelte dettate da vaghezza e improvvisazione estrema”. Affermazioni del genere dettate da un’associazione che sulla piazza appare come la più seria nonché quella mossa dai migliori intenti riguardo alla sicurezza in mare nel diporto, dovrebbe far riflettere chi storce la bocca quando certe volte appaiono articoli, anche su questa rivista, polemici sulla “nostra” sicurezza in mare. Ad esempio, sempre il Centro informa che “da una statistica inglese si ricava che prima della fine dell’agosto 1998 dei 358 messaggi passati a Falmouth, come risulta dall’attivazione di Epirb 121,5 Mhz (sono i cosiddetti mini o classe B, n.d.r.) e 406 Mhz, 342 sono stati falsi allarmi”. Interessantissimo quanto emerso da questa Giornata di studio di Rimini, alla quale erano presenti il responsabile del Centro Satellitare Cospass-Sarsat di Bari, tre distributori di Epirb, un rappresentante del ministero dei Trasporti e uno delle Poste: è possibile codificare anche un Epirb 121,5 Mhz (quindi del tipo mini o B) rendendolo così personale e identificabile. E’ emerso anche che “dagli orientamenti di altri Paesi, europei e non, sulle piccole imbarcazioni sono più utili gli apparecchi manuali, e non automatici”. E, incredibile, è altresì emerso che “secondo il nostro codice postale e delle comunicazioni (nato – è appena il caso di ricordarlo – negli anni ’30, in pieno regime fascista, quando la trasmissione dati costituiva un attentato contro lo Stato di allora, n.d.r.) non solo gli Epirb, ma anche Gps, radar e quant’altro sia in grado di trasmettere o ricevere è da porre a licenza, deve sottostare ad una verifica di installazione e inoltre l’utilizzatore deve avere un patentino”. Sic. Nell’ottobre 1998 al Centro viene assegnato un prestigioso riconoscimento col conferimento del primo premio “Bricola d’oro”, indetto dall’Ente Fiera di Aprilia Marittima (UD). Durante il 20° Nautex, quello del 1999, il Centro, in risposta a quanto precedentemente emerso in merito agli Epirb, chiede: 1) che venga definito chiaramente, alla luce delle tecnologie del 2000, cosa si intende per “apparecchio radiotrasmittente”; 2) di ritenere omologato anche per l’Italia qualsiasi Epirb già approvato dal Cospass-Sarsat, che è l’organo mondiale che gestisce questo tipo di servizio. Frattanto in seno al Centro Studi Parsifal nasce la Commissione Tecnica “Dotazioni di Sicurezza”, di cui è responsabile il dott. Umberto Verna (tra l’altro, collaboratore di questa rivista). Nei prossimi mesi verranno effettuate conferenze itineranti sul tema della sicurezza in mare da tenersi in concomitanza del Giro d’Italia in vela presso i Circoli Nautici sedi di tappa. – Al 21° Nautex, svoltosi a Pesaro dal 4 al 12 marzo scorsi, Il Centro ha presentato una mostra fotografica dell’impresa compiuta nel 1998 dallo spagnolo Kitin Munoz con un’imbarcazione costruita con tecniche e materiali in uso oltre 1500 anni prima (nel caso specifico, giunco di totora del lago Titicaca sulle Ande peruviane): il viaggio di Uru. L’imbarcazione ha percorso 4000 miglia attraversando l’Oceano Pacifico dal Perù (Lima-Callao) alla Polinesia (Thaiti), navigando e orientandosi con le correnti, i venti, il sole, le stelle e gli indizi naturali, come i voli degli uccelli. Il Centro ha voluto proporre il viaggio di Uru come evento emblematico per un momento di riflessione per coloro che amano il mare e la natura. Come ricerca della consapevolezza, su come approcciarsi all’Universo Mare da parte dell’uomo, con la coscienza delle sue capacità e dei suoi limiti. In questo contesto il Centro ha organizzato una full immersion di due giorni, domenica 5 e lunedì 6 marzo, nell’ambito del 21° Nautex. Presenti alla tavola rotonda tecnica una ventina di persone, tutte molto attente e qualificate. Ha aperto Riccardo Tosato spiegando cosa è il Centro e cosa ha fatto finora. Soprattutto cosa vuol fare: sviluppare la cultura del mare. Ed ha aggiunto: “Il diportista, è lui che si deve fare la legge”. Quindi il Centro Studi Parsifal si pone come movimento culturale per lo studio e la presa di coscienza dei problemi della sicurezza in mare nel diporto e per offrire soluzioni moderne e articolate, anche concorrendo a redigere le norme che riguardano il sep tore. Perché in futuro i RdS siano sempre più ancorati alla realtà di quanto non lo sia questo ultimo, risultato, a seguito di una lettura meticolosa, talmente slegato malscritto e malpensato da ritenere che sia stato emanato con troppa fretta. La nuova normativa sul diporto è stata radiografata, analizzata, vivisezionata nei diversi aspetti attinenti: i riflettori radar, l’Epirb (nuovamente), il salvagente anulare con cima, la boetta luminosa, i segnali di soccorso, gli apparecchi galleggianti. Il programma prevedeva che “durante le varie sessioni verranno raccolti i dubbi e le perplessità dei diportisti, dei produttori/importatori ed in genere dei professionisti del sep tore”. Ebbene, sia pure ai minimi termini, tutte e tre le categorie previste in programma sono state presenti, facendo confluire nel computer di Umberto Verna, che ha coordinato e moderato i diversi interventi, una massa di notizie. Le quali saranno raccolte ed elaborate assieme alle segnalazioni che perverranno, anche in seguito, da tutte le parti, anche dai lettori di “Nautica”. Chi abbia problemi da sollevare o testimonianze da portare o osservazioni da fare sull’argomento in oggetto può contattare il Centro Studi per la sicurezza in mare ‘I ragazzi del Parsifal”, Piazzale Boscovich 2, 47900 Rimini, tel/fax 0541-27566, oppure inviare tutto direttamente all’attenzione della Commissione Tecnica “Dotazioni di Sicurezza”. Dall’esame delle diverse dotazioni sopra riportate, previste dal nuovo RdS, e dei relativi decreti di approvazione, è risultato che il Regolamento è stato scritto in fretta da CP e ministeri. Con tutti i difetti gli inconvenienti le incomprensibilità che la fretta si porta appresso. Per cui ci sarà molto lavoro da svolgere. Personalmente avevo adombrato la possibilità di chiedere una sospensione dell’efficacia del nuovo RdS per dar modo ai tecnici di approfondire chiarire elaborare e migliorare quello che a molti è apparso come qualcosa di assurdo. Comunque è stato chiesto che il Centro faccia propria la richiesta di “Nautica” affinché il RdS imponga dotazioni di sicurezza e mezzi di salvataggio in modo differenziato rispettivamente per i natanti esenti e le imbarcazioni immatricolate. Per finire, anche per capire l’aria che si respira al Centro Parsifal, riportiamo un passo da loro proposto: “Nel mondo dell’elettronica, delle imbarcazioni ‘automatichè, del charter, della nautica per tutti, la sicurezza in mare richiede ancora di essere marinai. Per essere marinai nel 2000 basterebbe non dimenticarsi che il mare è sempre uguale da 2000 anni, ma ha sue regole e suoi ritmi che solo il marinaio sa rispettare e governare”. Franco Bechini

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