Charter in Polinesia, nel mare di Gauguin

La Polinesia è l’evasione stereotipata, il sogno di libertà che molti nascondono nel fondo del cuore, ormai alla portata di tutti, sulle orme delle grandi avventure dei personaggi del passato

NEL MARE DI GAUGUIN

Polinesia

È difficile pensare come i polinesiani, è difficile integrarsi nel loro ambiente ed anche Gauguin che sembrava così vicino alla loro mentalità alla fine dovette arrendersi. Il loro modo di vivere così vicini alla natura, la loro filosofia del presente, unico momento esistente, con il passato ed il futuro annullati nell’oblio, si scontra frontalmente con i concetti che scaturiscono dalla civiltà occidentale. Così gli unici ad integrarsi nel loro mondo furono forse i compagni di Fletcher Christian, che preferirono rimanere prigionieri del loro paradiso piuttosto che scontrarsi con la giustizia inglese e rivedere la faccia del loro persecutore William Blight, dalle cui grinfie erano fuggiti ammutinandosi sul «Bounty». Certo molto è cambiato da allora e certamente in peggio, visto che le isole hanno assorbito dalla civiltà occidentale solo i difetti, senza approfittare dei pregi.

Polinesia Così Tahiti, la più contagiata, va presa solo come base di partenza per raggiungere gli atolli più carismatici. Del resto l’isola, proprio per l’abitudine a considerare dell’arcipelago solo le zone più nauticamente accattivanti e cioé le spiagge bianche e le lagune blu, è la meno amata, nonostante i suoi splendidi interni, con montagne che arrivano fino a 2000 metri da cui scendono fiumi e cascate, consentendo una vegetazione lussureggiante che circonda le piantagioni di vaniglia e caffé. Per andare nella zona meno scoscesa dell’isola, attraverso l’istmo di Taravao, si arriva all’altipiano di Afaahiti. Il paesaggio alpestre si sposa qui con quello marinaro del villaggio di Tautire, laddove Robert Louis Stevenson ambientava le sue storie, tra spiagge fantastiche e lagune misteriose.

Certamente più consoni all’immagine che ci si è fatta dell’arcipelago è Moorea, un immane blocco di basalto con vegetazione lussureggiante e suggestivi villaggi ovunque. Fu qui che arrivò James Cook nel suo viaggio del 1777, dando il nome alla baia più accogliente, che con quella di Opunohu che la fronteggia, forma una coppia di fiordi tropicali che penetrano profondamente nel cuore dell’isola, con le loro spiagge candide che ne fanno uno degli anfratti più suggestivi dell’arcipelago. Paopao il centro principale dell’isola, sovrastato dal monte Tohiea, è a poche miglia di navigazione da Tahiti e quindi una facile meta per chi abbia poco tempo a disposizione e voglia di entrare vivamente nello spirito polinesiano, partecipando ad una festa organizzata al Tiki Village, dove le comparse, con i tipici costumi della tradizione locale, fanno rivivere le sensazioni che provavano i naviganti di due secoli addietro, quando approdavano sulle isole.

Volendo navigare più a lungo, alla scoperta delle più rinomate bellezze dell’arcipelago, conviene raggiungere con l’aereo Raiatea e partire da qui con la barca. L’isola all’inizio si chiamava Havaìi: madre di tutte le isole, nome datole direttamente dal dio Tàaroa che ci fece nascere i re, gli uomini e tutte le altre cose, comprese tutte le altre isole, che poi si allontanarono galleggiando, fino a portarsi nelle posizioni che occupano attualmente. L’isola, sormontata da alte montagne, non ha spiagge, ma profonde lagune che la circondano insieme all’altra isola Tahaa. Otto sono le passe e vicino a quella chiamata Marie c’è la baia più profonda della Polinesia, che forma naturalmente un porto naturale molto sicuro e quindi molto frequentato. Dalla parte opposta, sulla costa meridionale, davanti all’omonima passe, si apre la baia di Faatemu, molto adatta alle immersioni. Nella stessa laguna c’è anche Tahaa che dista solo un paio di miglia da Raiatea. Centro di coltura della vaniglia, ha come villaggio principale Patio che sorge sulla costa nord, ai piedi delle montagne, mentre verso sud si aprono quattro profondissime baie, tra cui la più accogliente è quella di Faaha, con le ue rinomate scuole di danza.

La più rinomata delle isole è però certmente Bora Bora, con la sua spettacolare laguna che circonda l’isola, riservando alla navigazione una sola passe. Intorno solo i motu, le isolette di sabbia sormontate da palme, tra cui quello di Tapu è il più fotografato della Polinesia. La parte più suggestiva dell’isola é quella rivolta a sud, con le penisole di Raititi, Matira e Paoaoa circondate da acque azzurrissime sempre attraversate da immensi branchi di pesce, con la spiaggia di Pointe Matira, la più candida dell’arcipelago, famosa per il colore delle sue acque dovuto al bassissimo fondale. Completano l’arcipelago l’isola di Marlon Brando Tetiaroa e Maupiti l’isola dove i re delle Hawaii e delle Tuamotu venivano a farsi incoronare dai sacerdoti che l’abitavano e che l’avevano scelta proprio per la sua bellezza che ricalca in piccolo la morfologia di Bora Bora.

La Polinesia è insomma il mare del sogno, con tutte le sfumature di cielo e di mare riunite. Cime vulcaniche e isolette di sabbia con le palme che sfiorano l’acqua, dove i cordiali abitanti del luogo accolgono gli ospiti tra danze e suoni di yuku-le-le. Navigazioni di non più di cinque o sei ore, per spostarsi da un’isola all’altra, spinti dal tegolare aliseo che soffia a 10-15 nodi con temperature tra i 25 ed i 30 gradi. L’itinerario più usuale è quello che, con partenza da Raiatea, raggiunge prima Bora Bora, nella cui laguna si passano un paio di giorni indimenticabili. Poi, fatte le opportune provviste, si raggunge la laguna di Huanine, dove sono d’obbligo alcune immersioni, passando quindi per Tahaa si ritorna alla base di Raiatea. Una decina di giorni indimenticabili, che possono dare solo un’idea di quello che la zona può offrire e sulla base dei quali, si possono fare progetti per visite più accurate.

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