|
[0 voti] dal 19 marzo 2010
In primo pianoFRILVAM - HALMATIC SESSA MARINE BLU OLTREMARE AICON CORDAMI CAPASSO |
|
Invito alla Ai lettori che vorrebbero costruirsi da soli la propria barca, e che non hanno mai osato farlo, dedichiamo una serie di articoli con suggerimenti pratici su come riuscirci con successo e soddisfazione. di Paolo Lodigiani |
|
LA BARCA FAI DA TEGli Inglesi, che amano gli aforismi e i paradossi, ne hanno due su cui dovrebbe meditare a fondo chiunque si appresti ad acquistare una barca. Stando al primo la scelta della barca sarebbe, dopo quella della moglie, la più importante nella vita di un uomo. Il secondo sostiene, un pò cinicamente, che una barca regala solo due momenti felici, quello in cui la si compra e quello in cui la si vende. Prendendo per buono quanto di vero c'è in essi mi limito a suggerire di dedicare alla scelta della barca molto tempo, indugiando con piacere in questa gradevole fase della propria vita nautica, informandosi a fondo, studiando, soppesando con cura tutte le possibili alternative. Seguendo questo consiglio otterrete un duplice risultato: la scelta sarà migliore e avrete prolungato il felice momento dell'acquisto, il tempo del sogno e del desiderio. Quello della vendita, ve ne accorgerete a suo tempo, tende a prolungarsi da solo malgrado i vostri sforzi in senso contrario.La scelta della barca, già di per sé complessa, diventa ancora più impegnativa se siete orientati verso l'autocostruzione. In questo caso, prima di procedere, dovete sottoporre voi stessi ad un'accurata analisi (il termine non deve essere inteso in senso psichiatrico, per quanto alcuni vi diranno che è proprio questo ciò di cui avete bisogno). In primo luogo dovete chiedervi quali sono le vostre vere motivazioni. Occorre chiarire subito che la motivazione economica da sola non è sufficiente. Se vi costruite una barca perché non potete permettervene una già costruita partite con il piede sbagliato. È come decidere di andare da Milano a Roma in bicicletta anziché in macchina per risparmiare sulla benzina. È innegabile che si risparmia, ma forse non è quello il cuore della questione. Un'altra motivazione valida ma non sufficiente è che il vostro desiderio si è orientato su una barca che non riuscite a trovare fra quelle prodotte in serie. Può succedere: la scelta tra le barche in commercio è diventata, malgrado le apparenze, relativamente limitata. C'è una grande omogeneizzazione nei prodotti offerti sul mercato ed è possibile che nessuno di essi susciti la vostra concupiscenza. In questo caso fate bene a cercarvi una barca "su misura": se una barca non viene concupita, se non vi "chiama", non vi fa vibrare, non cambia il ritmo del vostro palpito cardiaco, è meglio non comprarla. Ma attenzione a costruirvi la barca di cui siete innamorati: passerà parecchio tempo prima che riusciate a veder materializzato l'oggetto del vostro amore e, se non siete maestri d'ascia, il risultato rischia di deludere le vostre aspettative. Nella sostanza l'unica motivazione realmente valida che dovete essere sicuri di avere è che sentite in voi il gusto della costruzione e considerate il farsi una barca un'attività piacevole, oltre che una stimolante avventura. In altre parole la costruzione deve essere vista come un fine e non come un mezzo. Se è così fatelo e non resterete delusi, perché davvero costruirsi una barca è tutto ciò che vi aspettate: un divertimento, un modo intelligente ed originale di distaccarsi dallo stress della vita quotidiana, un'attività che impegna le vostre facoltà fisiche e intellettuali, un arricchimento culturale. Superata la prima fase dell'analisi psicologica dovete valutare le vostre capacità e disponibilità di tempo e di spazio. Le capacita richieste per costruire una barca non sono, contrariamente a quanto si crede, straordinarie. Le tecniche moderne ed in particolare l'uso delle resine epossidiche associate al compensato marino perdonano molti errori ed imprecisioni: anche il più inesperto riuscirà a farsi una barca che galleggia e naviga. Sarà forse leggermente asimmetrica, si vedranno le colature della resina, i paglioli non combaceranno perfettamente, ma la barca, se realizzata fedelmente al progetto, sarà sicura quanto una costruita in serie. Se la capacità può anche essere limitata gli ingredienti di cui invece dovete disporre in abbondanza sono la pazienza, la costanza e il tempo. Ho un criterio approssimativo per valutare il tempo di costruzione di una barca. Calcoliamo il valore indicativo della barca in base ai prezzi di barche di caratteristiche analoghe (per esempio una barca di 7 m può costare intorno ai 30 milioni di lire). Di questo prezzo possiamo considerare che il 60% è costituito da manodopera. Dividendo questo importo per un costo medio orario della manodopera (ipotizziamo 35.000/ora) otteniamo le ore di lavoro che un cantiere impiegherebbe per la costruzione. Il dilettante deve moltiplicare questo numero almeno per 2; per ottenere i giorni di lavoro deve dividere le ore per 6, in quanto ben difficilmente il dilettante riesce a fare più di 6 ore di lavoro utile in un giorno (la costruzione deve restare un divertimento, mai diventare una schiavitù!). Tornando alla barca di 7 metri il calcolo darebbe questo risultato: Lit 30.000.000 x 0.60: 35.000 = 515 ore di lavoro per un cantiere; ore 515 x 2 : 6 = 172 giorni, cioè circa un anno e mezzo dedicando tutti i week-ends alla costruzione. Occorre segnalare che il tempo di costruzione varia non proporzionalmente alla lunghezza, ma in rapporto esponenziale ad essa, come d'altra parte anche il prezzo e il peso. Quindi mentre una barca di 7 metri costituisce già un impegno da non sottovalutare una barca di 3/4 metri può essere realizzata nell'arco di qualche fine settimana senza correre il rischio di soccombere alla noia o alla frustrazione a metà del percorso. Il consiglio quindi è sempre "start small!", comincia dal piccolo. Un'attività che si ha tendenza a non prendere in considerazione ma che può essere molto dispersiva e costosa in termini di tempo è la ricerca dei materiali. I fornitori di materiali per l'autocostruzione non sono moltissimi e spesso per un singolo dettaglio (per esempio la ferramenta del timone o il piede dell'albero) si perdono le giornate, rischiando magari di dover interrompere la lavorazione. Sotto questo aspetto la scelta del kit, cioè della scatola di montaggio che include tutti i materiali per la costruzione, i pezzi in legno o compensato già pretagliati, alberi, attrezzatura velica e vele, semplifica di molto le cose. Il risparmio di tempo rispetto a una costruzione integrale può valutarsi fra il 15 e il 25%. Se avete il tempo resta il problema dello spazio: in un articolo successivo analizzeremo qual'è il cantiere ideale, per il momento ci limitiamo ad osservare che lo spazio minimo richiesto è pari all'ingombro della barca finita aumentato di un metro per ogni lato. Lo spazio deve essere coperto ma non necessariamente riscaldato. Una raccomandazione che nella sua ovvietà potrebbe sembrare quasi insultante, se non fosse per l'ampia casistica contraria, è che la barca una volta completata deve poter uscire dal cantiere possibilmente senza dover abbattere i muri o ridurre di nuovo la barca in pezzi. È questo un esempio, forse il più banale, di come nell'autocostruzione sia sempre fondamentale pensare prima di fare. Uno strumento di lavoro indispensabile da tenere in prossimità del cantiere è una comoda poltrona, in cui sprofondare per meditare, contemplare, riflettere e programmare. A questa attività solo apparentemente improduttiva consiglio di dedicare almeno il 10% del tempo richiesto dalla realizzazione del progetto. Una volta decisi al grande passo si tratta di iniziare. Le scelte da fare sono, nell'ordine:
Il compensato marino è il materiale più semplice da lavorare: non richiede particolari conoscenze della tecnologia del legno, si taglia facilmente e soprattutto basta montare pochi pannelli perché il fasciame dello scafo sia completato. È quindi il materiale ideale per i principianti. Impone tuttavia un limite e cioè che consente di realizzare solo scafi con carena a spigolo. È un limite più psicologico ed estetico che funzionale. Le qualità marine di una barca a spigolo possono essere identiche a quelle di una barca a carena tonda; addirittura, secondo quanto afferma il geniale ed anticonvenzionale progettista americano Bolger, barche con sezioni rettangolari, cioè a fiancate verticali, possono essere ottime barche e addirittura sotto molti aspetti funzionalmente superiori alle altre. Ma - cito Bolger - purtroppo è difficile convincere il pubblico che il comportamento che si apprezza in una certa barca è dovuto a caratteristiche così lontane sotto l'aspetto estetico dalle soluzioni convenzionali. Per chi teme i commenti degli esperti da banchina quando la sua barca entra in porto e preferisce attenersi alla tradizionale carena tonda il legno offre varie tecniche costruttive, quali il clinker (fasciame sovrapposto), lo strip planking (strisce longitudinali incollate) o il legno modellato (strati diagonali incrociati sovrapposti e incollati). Nessuna di queste presenta difficoltà insormontabili, ma il tempo richiesto è assai maggiore rispetto alla costruzione in compensato a spigolo. L'offerta di piani di costruzione di imbarcazioni è vastissima ed è difficile non trovare ciò che si cerca tra i cosiddetti "stock plans". Si tratta di piani che i progettisti vendono "su catalogò'. Vengono offerti a prezzi relativamente modesti (da un minimo di 100.000 lire fino a un massimo di 700.000 lire per barche di 6/7 metri), almeno in rapporto a quanto costerebbe un piano di costruzione realizzato "ad hoc". I cataloghi più completi si trovano negli Stati Uniti, dove l'autocostruzione ha diffusione e tradizioni superiori a quelle degli altri paesi. La rivista di riferimento per gli appassionati è "Wooden Boat", nata da un piccolo gruppo di appassionati 20 anni fa e che oggi può contare su oltre 100.000 lettori. Gli Americani sono specializzati in barche semplici, pratiche, che spesso uniscono la modernità delle soluzioni tecniche e dei materiali ad un intelligente richiamo alle ricche tradizioni nautiche del paese: troviamo così dei catboats, degli sharpies, dei dories rivisti in chiave moderna. Se, come quasi sempre accade, il progettista fa un buon lavoro, il risultato è di grande fascino ed efficacia. In Inghilterra le riviste che, con minori tradizioni e diffusione, scelgono questo settore sono "Classic Boat" e, da poco tempo, "The Boatman", pubblicato in Cornovaglia. L'Inghilterra è il regno delle barche "post-modernè', più marcatamente fedeli alla tradizione, spesso pesanti, di linee tradizionali, di prestazioni mediocri ma confortevoli e marine. L'unico tributo che pagano alla modernità è l'adozione di tecniche costruttive aggiornate, che semplificano la costruzione e riducono drasticamente le esigenze di manutenzione. Per chi sogna o desidera costruirsi lo yacht "de grand vagabondage océ aniquè' (possibilmente in ferro, con attrezzature sovradimensionate e, dettagli fondamentali per conferire un carattere da "mari estremi", gli scalini sull'albero e la cupoletta in plexiglass per la timoneria interna) il mercato migliore è la Francia e la rivista da leggere è "Loisirs nautiques". La raffinata e patinata rivista bretone "Chasse-maré e" che con un pò di sussiego si autodefinisce rivista d'etnologia marittima, propone i piani e i kits di graziose piccole barche di aspetto molto tradizionale. Sfogliando gli annunci pubblicitari di queste riviste si possono dunque trovare gli indirizzi dei progettisti e ordinare cataloghi in grado di soddisfare ogni gusto ed esigenza. In Italia la scelta non è vasta e, salvo qualche eccezione, solo recentemente gli architetti hanno iniziato a curare questo campo che viene giudicato poco remunerativo. Nel riquadro potete trovare gli indirizzi utili per chi ricerca progetti commercializzati in Italia. In genere acquistando da catalogo i piani di architetti noti non si corrono rischi quanto alla qualità della barca: si tratta per lo più di barche sperimentate e prodotte in vari esemplari. Per contro la qualità, la presentazione pratica, il grado di dettaglio del progetto possono essere molto diversi e sono del tutto indipendenti dal prezzo. È bene assicurarsi prima dell'acquisto che si tratti di piani espressamente studiati per l'autocostruzione. Solo questi infatti indicano nel dettaglio i dimensionamenti di tutti gli elementi della costruzione. Ancor più importante per chi non è esperto nel "tracciato" (cioè nel ricavare dalle linee d'acqua della barca le forme del fasciame trasferendole sul foglio di compensato) e che i disegni diano lo sviluppo in piano dei pannelli del fasciame. Nei disegni in lingua inglese in questo tipo di piani viene annotato "no lofting required" (non è necessario tracciare). Alcuni piani forniscono anche le sezioni in scala 1:1. Questo è molto utile per barche a carena tonda; per barche a spigolo i disegni in scala 1:10 (o, in America, più frequentemente 1:12, in cui ad un pollice corrisponde un piede) sono generalmente sufficienti per poter tracciare con precisione le forme delle paratie. L'ordine dei piani è il primo passo, indispensabile e ancora non irreversibile, per iniziare l'avventura dell'autocostruzione. Quando lo si riceve è il momento di usare la poltrona di cui si è detto: sedetevi e studiatelo con calma, interiorizzatelo; aiutatevi con la lettura di uno o più manuali. Se il piano è in inglese armatevi di un buon dizionario tecnico. Se le misure sono in piedi, pollici o ottavi di pollice (è il caso dei piani americani, gli inglesi, sia pure controvoglia, indicano generalmente sui piani anche le misure metriche) confezionatevi una riga graduata in pollici. Quando siete sicuri di aver ben capito i piani procedete pure; la fase successiva. assai utile e divertente può essere quella di costruire un modello in scala. È ancora un passo reversibile; quelli successivi comporteranno spese e impegni tali che vi sarà impossibile tornare indietro: o completerete la barca o essa rimarrà un monumento inutile, fastidioso e imbarazzante eretto alle vostre velleità.
"Mentre lavoravo, le stagioni si susseguivano veloci. Le coste
dello sloop erano appena state rizzate che già spuntavano i
meli. Tosto spuntarono le margherite e le ciliegie. In
prossimità del sito dove il vecchio Spray era scomparso,
riposavano le ceneri di John Cook, un venerato Padre Pellegrino.
Cosicché il nuovo Spray sorse su terra benedetta. Dal ponte
dell'imbarcazione potevo stendere la mano e cogliere le ciliegie
che crescevano sulla piccola tomba. Il fasciame del nuovo scafo,
che presto fui in grado di sistemare, era di pino della Georgia,
dello spessore di un pollice e mezzo".
|