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CHAMPAGNE MUMM ADMIRAL'S CUP

Testo e foto di Paolo Venanzangeli

Finalmente è successo, l'Italia ha conquistato il trofeo più prestigioso della vela d'altura battendo tutti i suoi avversari e soprattutto la maledizione del Fastnet

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SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

Non pesavano più tutti quegli anni di attesa, tutte quelle miglia percorse negli ultimi giorni, tutte quelle preoccupazioni fino all'ultimo secondo. Quando Rinaldo del Bono Pasquale Landolfi e Paolo Gaia hanno innalzato sulle loro teste l'aurea coppa tutto è stato dimenticato. Contava solo il presente, contava solo che l'Admiral's Cup era finalmente italiana, contava soltanto che "Capricorno", "Brava Q8" e " Mumm A Mia" avevano formato il team più veloce e anzi le ultime due erano addirittura le vincitrici assolute di classe e del Fastnet.

Un successo completo, inesorabile, ineluttabile, un successo atteso da più di venti anni e meritato almeno da tre edizioni. Un successo che ha premiato gli armatori, gli equipaggi, la federazione e la vela italiana tutta che aspettava solo questa consacrazione per essere di diritto annoverata in quel ristretto gotha di paesi velisticamente evoluti. Un sogno che aveva accarezzato la mente di più di un armatore, di quelli che fin dal 1969 si erano avvicendati a costituire la squadra azzurra. Un sogno che è diventato realtà solo quando la squadra italiana è diventata un vero team, solo quando insomma la scelta delle barche, degli equipaggi, delle attrezzature e della logistica ha seguto un filo logico ben determinato.

Era da due edizioni che l'Italia rasentava il successo e questa era la terza volta che la squadra italiana partiva favorita ed ogni volta c'era stato un intoppo, un "quid", quasi una volontà soprannaturale che impediva la vittoria. 62 centesimi di punto nel '91, dopo esser stati al comando della classifica per tutta la manifestazione ed esser partiti per il Fastnet con più di 20 punti di vantaggio sui francesi, risultati, alla fine, i vincitori. Un paio di gravi avarie alle barche nel '93, quando, ancora una volta, le prime prove avevano mostrato la squadra azzurra come quella da battere. Così, questa volta, tagliando il traguardo di Plymouth alle 12 e 38 minuti, del 10 agosto, dopo circa cinque giorni di navigazione, pressochè da solo, senza nessun avversario in vista, "Mumm A Mia" ha definitivamente consacrato la squadra scelta dalla FIV agli allori della vela internazionale.

Per la prima volta l'Italia ha così vinto il più importante trofeo della vela dopo la Coppa America, un vero e proprio campionato mondiale d'altura a squadre. Le altre volte era stato durante l'ultima regata, il famigerato Fastnet, che si erano perse in mare le speranze italiane. Ma chi di Fastnet perisce, di Fastnet ferisce. E proprio il Fastnet questa volta ha infatti ripagato gli azzurri di ciò che aveva loro tolto donando la più bella vittoria italiana nella vela, degli ultimi anni.

Era ancora notte piena quando "Capricorno" di Rinaldo del Bono, timonato da Flavio Favini, ha tagliato il traguardo di Plymouth, solo quarto delle Big Boat, ma con tre posizioni di vantaggio sull'antagonista americano "Blue Yankee", alle 7 e 32 è invece arrivato "Brava Q8" di Pasquale Landolfi, portato da Francesco De Angelis, bene al comando della flotta degli ILC 40, davanti all'antagonista "Pigs In Space" con cui aveva combattuto un lunghissimo match race durato tutte e 605 le lunghissime miglia della regata finale. A questo punto il distacco che la squadra statunitense aveva su quella italiana all'inizio della regata del Fastnet era colmato, restava da vedere chi sarebbe arrivato primo tra "Mumm A Mia" e lo yankee "No Problem". L'Argos con un bollettino errato dava in testa a trenta miglia dal traguardo la barca a stelle e striscie, ma era "Mumm A Mia" con Tommaso Chieffi alla barra a tagliare per primo, dando alla vela azzurra una soddisfazione già da lungo meritata e sperata da sempre.

C'è da dire che l'anomala situazione meteorologica presente sull'Inghilterra, foriera di arie leggere, non aveva certo favorito le barche azzurre, costruite proprio per il vento ed il mare tipico del Solent. Così, a parte "Brava Q8", dotata come al solito di una marcia in più e che alla fine è riuscita a collezionare sei vittorie su nove regate disputate, gli altri due scafi si sono sempre ben piazzati, ma consentendo alla compagine americana di accumulare un vantaggio sempre crescente.

Anche per gli statunitensi, la vittoria era di una particolare importanza, visto che è dal 1969, guarda caso proprio l'anno della prima partecipazione italiana, che non riuscivano a conquistare la coppa. E poi la recente sconfitta in Coppa America ancora bruciava parecchio e forse l'Admiral's Cup sarebbe stato un buon linimento per la ferita ancora fresca. Sarebbe stato per loro, arrivati con il Big Boat "Blue Yankee", gemella di "Capricorno" , portata dall'astro nascente Steve Benjamin; con l'ILC 40 "Pigs In Space" affidato a Kenny Read ed il Mumm 36 "No Problem" timonata dal pluriridato Chris Larson, con Jim Brady alla tattica, una dimostrazione che la loro supremazia mondiale non è svanita. Invece, nonostante la loro presenza sempre in testa alla flotta, il loro valore pressante e la costanza dei risultati, si son dovuti arrendere. Hanno addirittura rischiato di farsi riprendere dalla squadra tedesca che aveva in "Pinta", che il solito entusiasta Willi Illbruck ha affidato a Karol Jabloski, la sua punta di diamante, vincitrice alla fine della classifica delle Big Boat. Del resto anche il Mumm "Thomas I Punkt", timonato per Thomas Friese da Niels Springer, si è accaparrato alla fine la piazza d'onore e solo l'eccentrica "Anemos" di Jochen Schumann ha rovinato la media teutonica.

E dire che gli americani ci avevano provato in tutti i modi ad arginare l'escalation italiana ed anzi alla fine della penultima regata avevano approfittato della protesta di "Beau Geste" della squadra di Hong Kong, contro "Capricorno", per testimoniare a suo favore. Fortunatamente i filmati della BBC, portati a testimonianza, nel ricorso alla protesta, convincevano la giuria della innocenza della barca azzurra. Veniva quindi penalizzato l'avversario, ma soprattutto l'Italia recuperava i quattro punti persi mettendo inoltre in discussione la sportività americana.

L'interminabile Fastnet, vinto in assoluto dall'incredibile maxi "Nicorette", l'ex "Charles Jourdan" noleggiato dal torinese Sandro Buzzi agli svedesi in allenamento per il prossimo giro del mondo, che ha tagliato con più di 24 di vantaggio sul secondo, ha quindi dato la possibilità al team azzurro di scalare, punto su punto il distacco accumulato. Già al fatidico faro irlandese, unico punto reale di valutazione delle posizioni, le tre barche azzurre al comando delle rispettive flotte, facevano infervorare gli animi dei tifosi in patria.

Così la velamania, dei tempi del "Moro", riscoppiava dolce ed accattivante come il sogno di una notte di mezza estate, divenuto alla fine realtà.