
PESCA IN BARCA
A cura di Riccardo Fanelli
Pubblicato su Nautica 557 di Settembre 2008
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VERTICAL JIGGING VECCHIA E NUOVA FRONTIERA
Per anni e anni la pesca dalla barca ha avuto come protagoniste alcune
tecniche provate e riprovate nei nostri mari. La traina con esche
artificiali, quella con esche vive e il bolentino, sono state le
regine indiscusse della pesca sportiva dalla barca nelle nostre acque,
seppur con tutte le varianti e le innovazioni messe a punto negli
anni. Da circa due anni è timidamente comparsa una nuova
disciplina che, timidamente prima, prepotentemente poi, si è
fatta strada tra i pescatori sportivi italiani: il vertical jigging.
Questa singolare tecnica proviene dai mari del nord, ideata per la
pesca dei merluzzi con la barca ferma, ma, date le sue
peculiarità, è stata personalizzata, migliorata e
ampliata dai giapponesi. Questo popolo infatti, a fronte di una
passione viscerale per la pesca sportiva, ha delle grandi limitazioni
sulla possibilità di possedere imbarcazioni private, a causa
della rarità e quindi dell'esosità dei posti barca,
dovute alle enormi problematiche di maree e tsunami, che rendono quasi
impossibile la costruzione di piccoli porti e marine. Ne consegue che
per andare a pesca i giapponesi devono affidarsi ai barconi, i quali
imbarcano una grande quantità di pescatori, ognuno con la sua
postazione di pesca. Questo rende impossibili le tecniche di pesca in
movimento, lasciando ampio spazio alla pesca statica in verticale. Da
questo nascono le tecniche giapponesi di pesca con la barca ferma, tra
cui il sabiki, la pesca dei calamari, il bolentino e, per l'appunto,
il vertical jigging.
Il vertical jigging, concettualmente non è
altro che il recupero verticale di un'esca metallica mediante
strattoni. Tale effetto si ottiene con la combinazione tra la mano che
regge la canna e che determina l'ampiezza dello strattone e la mano
che gira il mulinello recuperando lenza quando la canna si riabbassa
verso la superficie dell'acqua dopo lo strattone. L'azione di
strattone viene chiamata jerk ed è molto importante ai fini di
un buon risultato. Le esche sono in metallo più o meno pesante,
armate con un amo che si fissa mediante una serie di piccoli anelli
spaccati e non. La forma può essere oblunga o fusiforme, e il
peso varia da pochi grammi a oltre 500. I motivi per cui i pesci
attacchino queste esche sono ancora da chiarire, ma molto
probabilmente concorrono, in varia misura, la territorialità,
l'aggressività, la curiosità e l'anomalia. A queste
esche sembrano essere interessati non solo i predatori classici, ma
anche pesci che generalmente non si nutrono predando oppure lo fanno
occasionalmente.
Descritta in parole povere questa tecnica di pesca si
effettua calando l'esca verso il fondo con il mulinello libero, per
poi recuperarla con diverse tecniche di jerk fino a mezzo fondo o in
superficie. Si effettua con la barca in deriva, cercando con
l'ecoscandaglio le aree più congeniali e calcolando la passata
mediante la combinazione tra scandaglio e plotter. Questo rende il
vertical jigging una tecnica praticabile quasi con qualsiasi
imbarcazione. Il suo relativo minimalismo, permette di avvicinarvisi
anche a coloro che non hanno una grandissima esperienza di pesca, ma
che per motivi vari hanno padronanza con le aree di pesca, i fondali e
i pesci. Il vertical jigging sta prendendo piede con una
velocità impressionante, aprendo nuove frontiere anche a coloro
che si avvicinano al mondo della pesca amatoriale per la prima volta.
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