
PESCA IN BARCA
A cura di Riccardo Fanelli
Pubblicato su Nautica 511 di novembre 2004
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AGUGLIA (BELONE BELONE)
DISTRIBUZIONE E HABITAT
È presente lungo tutte le coste italiane, comincia ad accostare
a maggio per poi passare a una presenza più massiccia a
settembre-ottobre. Gli esemplari più grandi preferiscono le
acque limpide in mezzo al mare, mentre allo stato giovanile è
possibile trovarla soprattutto nel sottocosta. Il suo habitat
preferito sono le dighe foranee e i manufatti portuali, dove si
concentra a causa della ricchezza di cibo, ma il suo istinto
predatorio la porta a cacciare lungo le coste rocciose, intorno agli
scogli affioranti e alle secche. Nonostante sia uno dei pesci
più predati dei nostri mari, è lei stessa un formidabile
cacciatore, che si nutre in prevalenza di piccoli pesci e cefalopodi.
LA PESCA
La traina all'aguglia si è sempre effettuata per lo più
con esche naturali, e tra queste ce ne sono due che riescono a dare i
risultati migliori in ogni situazione. La prima è il filetto
della stessa aguglia conservato sotto sale. Il filetto d'aguglia deve
essere sottile e lungo 6/10 centimetri, meglio ancora se ricavato
dalla parte vicina alla coda, inoltre, deve avere forma leggermente
triangolare. Questo può essere innescato con un amo singolo del
n° 6/7 o con due ami del n° 8; nel primo caso sarà un gambo
lungo, mentre nel secondo saranno a gambo corto. La seconda esca
è il verme, che s'innesca come il filetto d'aguglia. Il verme
è molto catturante, ma poco resistente, quindi se attaccato
anche una volta soltanto, va controllato, dando seguito a una notevole
perdita di tempo. Generalmente si utilizzano i coreani, ma anche il
lombrico di terra dà ottimi risultati. Trainando con le esche
naturali, bisogna procedere a una velocità non superiore a 1,5
nodi, e controllare continuamente il vettino della canna, alla prima
toccata, si dovrà concedere lenza allentando la tensione del
filo con un movimento verso poppa della canna, e ferrare, se l'aguglia
non rimane allamata, bisogna ripetere l'operazione.
Essendo un predatore molto vorace, l'aguglia si insidia anche con
esche artificiali, soprattutto dopo l'avvento delle matassine. Questa
esca non è altro che una serie di filamenti sintetici che
trattengono l'aguglia senza bisogno dell'amo, sfruttando la
porosità e l'abrasività del rostro di questo pesce. La
matassina è stata un'innovazione importantissima per la pesca
dell'aguglia, in quanto è molto catturante e soprattutto non
danneggia il pesce non avendo amo. Le matassine si montano due o tre
per terminale, a una distanza di 40-50 centimetri l'una dall'altra. Il
pesce si deve ferrare da solo, anche se spesso non si attacca al primo
tentativo, data la sua abitudine di tramortire la preda con un colpo
di rostro. È comunque utile muovere le matassine dopo aver
sentito un colpo non seguito dalla ferrata. Gli attrezzi per la traina
all'aguglia sono costituiti da canne molto leggere lunghe 2/2,5 metri,
che devono avere un vettino molto sensibile e un'azione di punta che
va ad ammorbidirsi gradualmente. Si usano mulinelli a tamburo fisso di
dimensioni medie, con in bobina del nylon di diametro compreso tra lo
0,20 e lo 0,25, o multifibre da 0,15-0,17, che con la sua
rigidità consente meglio sia di avvertire le toccate che di
trasmettere la ferrata. Alla lenza madre si fissa una girella molto
piccola, ma che abbia una buona fluidità di rotazione, per
evitare il torcersi del filo. Il terminale può variare tra lo
0,14 e lo 0,20, a seconda della limpidezza dell'acqua.
DIMENSIONI
Può raggiungere il chilo di peso e la lunghezza di 70/80
centimetri, la taglia media si agira tra i 200 ed i 400 grammi.
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