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LE TAPPE DELL'ESPLORAZIONE SOTTOMARINA


Di Jacques Piccard
  1. Dalla campana di Alessandro al batiscafo

  2. Dal batiscafo al primo mesoscafo

  3. Spedizione alla deriva nella corrente del golfo

  4. Trenta giorni sott'acqua

VIAGGI AL FONDO DEGLI OCEANI - 3

SPEDIZIONE ALLA DERIVA NELLA CORRENTE DEL GOLFO

Una volta collaudato il mesoscafo, bisognava continuare: speravo di poterlo utilizzare bene per la ricerca oceanografica. E qui bisogna dire che la costruzione speciale del suo scafo gli dà una caratteristica affatto peculiare: al contrario di ciò che si vede nei sommergibili militari, questo scafo è meno comprimibile dell'acqua; ha quindi tendenza ad alleggerirsi discendendo e ad appesantirsi risalendo, il che in parole povere vuol dire che è stabile, oppure, che è capace di sostenersi indefinitamente fra due acque. Offre, così, all'osservatore un campo veramente meraviglioso. E' proprio un sogno, per un oceanografo, entrare in un simile scafo, con i suoi strumenti, i suoi apparecchi di misura, la sua dotazione di viveri, la sua provvista d'aria, d'acqua, e richiudere il portello dietro di sé con l'idea di non aprirlo più per parecchie ore, parecchi giorni, parecchie settimane. Galleggiare fra due acque, lentamente, silenziosamente, andare alla deriva con la corrente, percorrere senza rumore centinaia o anche migliaia di miglia marine, senza muoversi in relazione all'acqua, vale a dire senza spaventare i pesci, senza il rumore d'un motore, cioè senza niente che possa impedirgli di ascoltare i rumori del mare, le palpitazioni del cuore dell'oceano. Di questo sogno, debbo la realizzazione all'incontro avuto, in un bel giorno del 1965, con la Grumman Aircraft. La Grumman è un'industria aerospaziale americana. Costruisce velivoli da oltre trent'anni; ha costruito il LEM che ha depositato sulla Luna Armstrong e Aldrin. Nel 1965, per rendere più varia la propria produzione, creò un nuovo reparto, l'Ocean System, e si varò nel mare. Accettò la mia proposta di costruire un nuovo mesoscafo, e di utilizzarlo innanzitutto per l'esplorazione della Corrente del Golfo. Perché proprio questa, il "Gulf Stream"? perché è una corrente di massima importanza per la pesca, la climatologia, la navigazione nell'Atlantico del Nord e le terre che lo circondano. La Corrente del Golfo, in effetti, non è che una parte di un vasto complesso di correnti che circolano in permanenza nell'Atlantico del Nord. Deve il suo nome al Golfo del Messico, dal quale esce a Sud della Florida, con la velocità relativamente grande di 4-5 nodi. Costeggia la Florida, si dirige, allora, verso il Nord, passa fra il continente americano e le Isole Bahama.

A nord di queste isole, riceve un primo affluente, la Corrente delle Antille. A poco a poco, ristagna, espandendosi fino a raggiungere da 50 a 60 miglia in larghezza, perdendo una buona parte della sua velocità. A 2 nodi in superficie, ancora meno nella sua profondità, segue la costa americana, risale lungo gli Stati del Sud, doppia il Capo Hatteras e di lì, si incurva progressivamente verso Nord-Est, quindi verso Est. Portando con sé una fortissima quantità di calorie, punta direttamente verso l'Europa. Ma nell'Atlantico, si separa in parecchie diramazioni; una di queste, gira intorno al Mar dei Sargassi ed all'Isola delle Bermude per ritornare nella corrente principale, precisamente a Nord delle Bahama, sotto il nome di Corrente delle Antille; un'altra diramazione gira verso il Nord, e va a riscaldare le coste occidentali dell'Europa: in particolare la Bretagna, l'Inghilterra, la Norvegia e di lì, riparte verso Ovest, costeggia la Groenlandia e la riscalda egualmente, al punto di farne inverdire le coste, donde il suo nome, Green Land, "terra verde", e finalmente va a perdersi nella regione della Corrente del Labrador. Un'altra diramazione ancora, arrivata molto al largo della Francia, scende verso Sud, costeggia il Portogallo, poi il Marocco e l'Africa occidentale. Di lì, riparte verso Ovest; è la corrente Nord-Atlantica equatoriale che Thor Heyerdahl esplorava ancora col suo "Ra" mentre noi eravamo nelle profondità del Gulf Stream; questa corrente è raggiunta ancora da una diramazione importante, proveniente dall'Atlantico meridionale e addirittura dal Pacifico meridionale, e tutte queste acque entrano nel Golfo del Messico donde poco dopo usciranno nuovamente, chiudendo l'anello. Nella nomenclatura moderna, il nome Gulf Stream è limitato al settore che va dal Capo Hatteras al centro dell'Atlantico; per il gran pubblico, è sempre questa corrente miracolosa che porta quel buon calore dell'America meridionale all'Europa, che altrimenti sarebbe largamente ricoperta di ghiacci eterni. La Corrente del Golfo era stata scoperta da Ponce de Léon. Cristoforo Colombo stesso parla di una corrente che forse era una diramazione della Corrente del Golfo. Ma fu Benjamin Franklin, quel filosofo, scrittore, uomo politico, diplomatico, scienziato universale, colui che per primo lo studiò sistematicamente e ne stabilì finanche una carta, che si avvicina molto a ciò che possiamo oggi osservare. D'altra parte è proprio per questo che abbiamo dato a questo secondo monoscafo il nome "Ben-Franklin".

Il "Ben-Franklin" fu costruito in Svizzera, dalla stessa impresa che aveva costruito l' "Auguste Piccard", la ditta Giovanola, di Monthey. Le lamiere dello scafo vennero curvate e saldate durante l'inverno 1967-1968, il montaggio generale fu terminato a primavera e, ai primi di maggio 1968, il "Ben-Franklin" arrivò a Palm Beach in Florida. Sotto la direzione di Grumman, il quale nel frattempo aveva creato una squadra di specialisti, il mesoscafo fu messo in mare ed eseguì, nel corso di alcuni mesi, tutta una serie di immersioni preliminari. Il 14 luglio 1969 la "Gulf Stream Drift Mission", la spedizione alla deriva nella Corrente del Golfo, poteva incominciare.

Questa spedizione ebbe tre capitoli. Il primo, essenzialmente sotto la responsabilità di Grumman e mia, consisteva nel "compiere la missione", cioè, rimanere un mese nella Corrente del Golfo, mantenere il mesoscafo in ordine di marcia permanente, garantire vita e salute per l'equipaggio - sei uomini in tutto - e distribuire a ciascuno la quota parte di energia elettrica alla quale aveva diritto per i suoi esperimenti. Una parte del lavoro scientifico, naturalmente, toccava anche a noi.

Il secondo capitolo rientrava essenzialmente nelle responsabilità della Marina americana o, più precisamente, del Navy Oceanographic Office. Gli oceanografi avevano farcito il mesoscafo di apparecchi scientifici; si trattava di misurare continuamente, oltre, beninteso, alla profondità, la temperatura dell'acqua, il suo grado di salinità, la velocità del suono e la penetrazione della luce; bisognava anche poter fotografare automaticamente il fondo del mare ogniqualvolta ci avvicinassimo ad esso; bisognava poter misurare la gravitazione, in permanenza, su intere regioni predeterminate. Bisognava finalmente, in collaborazione con la superficie, fare innumerevoli misurazioni acustiche: trasmissione del suono nell'acqua, e suo assorbimento da parte di eventuali strati di plancton, o dal fondo.

Il terzo capitolo dipendeva essenzialmente dalla NASA, che aveva una buona ragione per inviare uno dei suoi tecnici a partecipare alla nostra spedizione: la NASA stava preparando in quel momento un laboratorio spaziale, che dovrà orbitare per un lunghissimo periodo intorno alla Terra e che sarà abitato successivamente da squadre di alcuni astronauti che si daranno il cambio in funzione del lavoro da eseguire. Le condizioni di vita e di studio a bordo del "Ben-Franklin" sono molto prossime a quel che la NASA offrirà ai suoi astronauti, lasciando da parte la questione della gravitazione. Essa desiderava quindi utilizzare la spedizione nella Corrente del Golfo come un "analogo" dei propri voli; si interessava a tutto ciò che si riferiva alla vita a bordo, questioni fisiologiche (aria respirabile, assorbimento dell'acido carbonico, riduzione dell'assorbimento di taluni gas tossici che possono apparire in un ambiente chiuso, viveri e bevande), questioni psicologiche (come un equipaggio ridotto organizzerà il proprio lavoro? come si intenderanno fra loro i membri della spedizione, dopo alcuni giorni? dopo alcune settimane?), questioni biologiche (avranno tendenza svilupparsi batteri, microbi, virus? vi saranno epidemie? come porvi rimedio nel tempo più breve possibile?). Gli specialisti della NASA impiantarono a bordo tre macchine fotografiche, ciascuna delle quali doveva prendere una fotografia ogni due minuti, contatori sotto i materassi, per sapere quanto tempo ciascuno avrebbe trascorso sulla sua cuccetta, contatori di passi sul corridoio centrale per calcolare i movimenti dell'equipaggio nell'interno del mesoscafo.

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