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SUPERYACHT #501
Gennaio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Carlo Nuvolari Duodo (Nuvolari - Lenard Naval Design)


FELICITA' WEST
Genesi di una regina

Concetto e stile Nuvolari & Lenard
Naval architecture Ron Holland
Costruita da Perini Navi

"Felicità West", è nata su richiesta di un armatore inglese, uomo che già aveva avuto un grande yacht a vela e desiderava sia imporre un traguardo importante nel campo dei grandi velieri sia effettivamente possedere uno yacht grande abbastanza per poter trascorrere a bordo lunghi periodi con la famiglia, abbastanza numerosa. Gli obiettivi che ci comunicò furono di riuscire a fare una barca grandissima che non sembrasse una nave e che avesse un forte carattere e una linea intramontabile.

Mentre noi di Nuvolari&Lenard ci occupavamo del concetto generale buttando giù i primi disegni, Ron Holland fu incaricato, quale esperto di scafi a vela da regata, di disegnare la carena e il piano velico.

Subito apparve evidente che cercare di non fare sembrare l'"Amerigo Vespucci" uno yacht di 64 metri, largo 12, non sarebbe stata impresa facile. Ci indirizzammo, quindi, verso una barca con la tuga a un solo livello (immagine con modellino bianco), nella convinzione che tenendo la barca bassa le avremmo ovviamente dato un aspetto più slanciato.

Eppure, qualche cosa non ci convinceva, la barca non era interessante, il suo aspetto ci sembrava quasi banale. Proponemmo quindi una tuga con la timoneria rialzata di mezzo livello, ottenendo fra l'altro maggiore privacy per il comandante e una bellissima sala da pranzo panoramica verso prora.

L'armatore ne fu entusiasta, lo yacht sebbene più alto, era molto più proporzionato, più aggressivo e alla fine più slanciato.

L'impostazione di Felicità West prevede un particolare dominante: la barca "spreca" spazio e perciò è estremamente signorile, diremmo aristocratica. I larghi passavanti sono percepiti come il ponte e non come i passaggi ai fianchi di una tuga; lo slancio vertiginoso nello sviluppo della prua e della poppa sembra allungare la barca, già di per sé lunghissima; la tuga è disegnata a stringere verso l'alto, una soluzione che ne minimizza la percezione del volume stesso. Sulla base di quelle idee fu quindi costruito un modello che da quel giorno, molto tempo prima che lo yacht fosse iniziato a Viareggio da Perini Navi, non ha mai lasciato lo studio del cliente.

Per quanto riguarda il colore blu dello scafo, provammo un paio di soluzioni (rendering blu) ma controvoglia, perché abbiamo sempre pensato che colorare uno scafo equivalga quasi a un tentativo di mascherare un problema di proporzioni - il colore scuro slancia - e poiché stavamo provando il colore già nella fase iniziale, quando un problema di proporzioni era evidente, non volevamo ammettere di ricorrere a un tale artifizio sin dall'inizio.

Con questo non voglio dire che un colore dato allo scafo sia sempre brutto, semplicemente volevamo prima trovare la bella linea e poi magari decidere di darle un colore. Alla fine fu scelto il bianco anche per evidenti problemi tecnici: una simile superficie blu avrebbe aumentato non poco il riscaldamento dello scafo.

 

Per gli interni le idee furono chiare da subito: si voleva abbinare un'atmosfera rilassata a un interno tipicamente da yacht a vela. Qualunque operazione stilistica improntata al minimalismo o al ricercato effetto, sarebbe stata fuori luogo: d'altronde il vero centro di attenzione della barca è dato dalle enormi finestrature che fanno entrare il panorama all'interno, quindi fu scelto un classico rivisitato, uno stile composto da profili, masselli e cornici abbastanza moderni se esaminati uno ad uno, ma che nel loro insieme danno una impressione di classicità (rendering masselli). All'inizio fu proposto il mogano, giudicato subito troppo scuro e poi fu scelto il ciliegio, molto più caldo alla luce naturale. Ci sarebbero dovuti essere particolari scuri, in noce, (vista del rendering frontale del letto) per alcuni mobili, ma dopo aver realizzato un simulacro di una delle cabine, il tutto ci apparve subito già sufficientemente ricco e completo, e fu quindi abbandonata l'idea di impreziosire ancora l'interno.

Avevamo fatto un sacco di lavoro, visitato cantieri in tutta Europa e ancora non si costruiva nulla. Cominciavamo a diventare nervosi anche in considerazione del fatto che avremmo dovuto dedicare ancora molto tempo alla progettazione di innumerevoli particolari durante la costruzione, agli esterni, all'enorme pozzetto e al grandissimo fly il cui design non finiva mai.

Ma alla fine ci sciogliemmo, come tutti i partecipanti a questa impresa, guardando la barca in acqua a Viareggio subito dopo il varo e quest'estate, quando Felicità West è venuta a Venezia, la nostra città: il vederla davanti a San Marco, vi assicuro, faceva davvero un certo effetto.