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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
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Intervista di |
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I CUSTOM ROYAL HUISMAN
La tradizione olandese in materia di grandi barche è davvero grande. Quando parliamo di costruzioni che non siano in composito, sono cantieri come Holland Yachtbau o Royal Huisman a essere fra i protagonisti assoluti del mercato mondiale. Di quest'ultimo ricordiamo una serie di incredibili imbarcazioni a vela, da "Pinta I" a "Foftein", da "Huaso" a "Endeavour" ma anche "Juliet", "Borkumriff" III e IV ecc. vascelli sempre in grado di stupire sia dal punto di vista tecnico sia "solo" puramente estetico. Un cantiere con oltre un secolo di "gloriosa" storia alle spalle, che per questo ha anche ottenuto il "sigillo di qualità" dalla regina d'Olanda, quel "Royal" di cui possono fregiarsi solo 130 società in Olanda, riconosciute "benemerite" per l'importanza che queste rivestono nei confronti del paese. Al salone di Dusseldorf abbiamo incontrato la Sig.ra Alice Huismann , una delle componenti di quel team tutto al femminile, composto dalle tre sorelle che sono attualmente "al timone" del cantiere. Con lei, innanzi tutto, abbiamo cercato di ripercorrere brevemente la storia di questo marchio.
Quanta della vostra produzione è rappresentata dalla vela e quanta dal motore? Qui c'è un grosso squilibrio a favore della vela, che oggi copre circa il 95% della nostra produzione, rispetto al motore. Per questo uno dei nostri obiettivi è proprio quello di iniziare a costruire qualche motoryacht in più, settore dove non ci sentiamo da meno. La nostra attuale produzione comprende anche una barca a motore, una navetta di 36 metri, il cui design complessivo è stato curato da Tony Castro, mentre gli interni sono di Dick Young. Quando il suo armatore è venuto da noi, è stato abbastanza complesso riuscire a comprendere tutte le sue esigenze perché voleva una barca a motore strutturata come una barca a vela. Il cliente aveva la mentalità del classico velista e per questo la barca ce l'ha richiesta davvero molto tecnica, non semplice da realizzare ma assolutamente ricca di contenuti. Torniamo a parlare del cantiere, com'è strutturato oggi? Attualmente il nostro è un cantiere davvero grande, in grado di produrre barche comprese fra i 25 e i 90 metri che, come nel passato con mio nonno e poi con mio padre, vede sempre una conduzione familiare, ora composta da me e dalle mie sorelle, ciascuna a capo di uno specifico settore produttivo. Adesso le nostre strutture ospitano Athena, una barca di 89 metri di cui stiamo ultimando la costruzione. Poi abbiamo un altro padiglione utilizzato per tutti i lavori di refitting che effettuiamo su tutte le barche, non solo su quelle costruite da noi. Quindi, c'è un'area dedicata al taglio dell'alluminio, una alla falegnameria ecc. e siamo ottimamente strutturati anche nel reparto progettazione e design dove lavorano ben 65 fra ingegneri e architetti, spesso a stretto contatto con i più quotati designer e specialisti di interni del mondo. Fate tutto all'interno del vostro stabilimento? Assolutamente. Il concetto è che noi siamo totalmente responsabili per le barche che costruiamo ed è per questo che preferiamo fare tutto in casa, dove possiamo controllare tutto il processo produttivo e garantire, quindi, la massima qualità per ogni singolo particolare che le compone. Tutto ciò che serve alla costruzione della barca viene prodotto in casa, compresi gli alberi in alluminio e in carbonio che, fra l'altro, realizziamo anche per altri cantieri come Nautor Swan e Baltic. La nostra è un'azienda in continuo sviluppo, perché le nostre barche diventano sempre più grandi e con necessità tecniche sempre più complesse. Se, ad esempio, non è possibile reperire un particolare winch sul mercato, noi siamo in grado di provvedere a questa mancanza, realizzandolo in casa. Inoltre, investiamo molto in ricerca, ci teniamo aggiornati su tutti i materiali tanto che le nostre barche, oggi, vantano standard costruttivi assolutamente all'avanguardia. Con l'alluminio, soprattutto, grazie all'utilizzo di particolari leghe, nuovissime, siamo arrivati a realizzare barche estremamente "sottili" e quindi leggere, sempre più leggere. Una caratteristica, questa, che riveste un'importanza fondamentale specie quando realizziamo barche da regata, dove togliere peso è importante per accrescere le prestazioni. In questo momento, ad esempio, la nostra innovazione è rivolta alla realizzazione di porte leggere a tenuta stagna da installare sui nostri prossimi scafi, che stiamo costruendo grazie anche all'ausilio di una nuovissima fresa a 6 assi di cui ci siamo dotati. Fate barche molto tecniche, modernissime, che però spesso presentano una linea abbastanza classica. Le linee classiche con equipaggiamenti moderni sono una tendenza che abbiamo visto crescere soprattutto negli ultimi due anni, e che a me piace molto. Il classico è una forma di design in un certo senso immortale, che non passerà mai di moda. Gli equipaggiamenti ultra-moderni sono utilizzati principalmente per semplificare e ridurre al minimo l'intervento e la fatica dell'equipaggio che, altrimenti, dovrebbe essere anche più numeroso. D'altro canto c'è anche un'altra parte di utenza che preferisce, invece, barche ultramoderne anche sotto l'aspetto estetico e noi cerchiamo di accontentare entrambi. Continuate, comunque, a costruire anche imbarcazioni caratterizzate da prestazioni elevate? Al momento, abbiamo un cliente che ci ha commissionato un 32 metri, una barca dalle performance elevate, in acciaio, ma con interni deliziosi. Da qui la conferma che il connubio tra elevate prestazioni e comfort assoluto è una strada assolutamente percorribile. Sarà certamente anche questo uno dei possibili sviluppi per i grandi velieri del futuro. Parliamo di Athena: quando sarà ultimata? La barca sarà fatta uscire dal cantiere alla fine di giugno. Per far ciò abbiamo dovuto costruire un apposito pontone, lungo circa 110 metri, sotto al quale trasferiremo la barca e grazie al quale faremo poi scendere il bulbo, che deve ancora essere messo nella chiglia. Poi, agli inizi di luglio, trasferiremo la barca ad Amsterdam dove procederemo con il varo e la messa a punto della strumentazione; intorno alla metà di settembre la barca sarà pronta. Quanto tempo impiegate a realizzare una barca come Athena? All'incirca tre anni, con un processo produttivo che può essere costantemente visionato dall'armatore: dalla preparazione dell'allumunio, all'arredamento degli interni, alla costruzione dello scafo degli alberi ecc.. Ciò ai clienti piace, è per loro rassicurante ed è questo il motivo per cui vengono da noi. E le barche che costruiamo sono esattamente come il cliente le vuole, cerchiamo di esaudire i loro desideri il meglio possibile. Che tipo di clientela avete? Il proprietario della barca a motore è un americano, ma in genere abbiamo molti clienti europei, alcuni americani e anche il mercato tedesco per noi è molto significativo, ma abbiamo clienti nel sud America, in Francia e un pò in tutto il mondo. E il mercato arabo? No, al momento non abbiamo clienti arabi, perché produciamo principalmente barche a vela per le quali loro sono davvero poco interessati. Però, in un prossimo futuro, quando la nostra produzione di imbarcazioni a motore dovesse crescere, credo sia probabile che qualcuno di loro arrivi interessato dalla qualità delle nostre barche. Qual è il vostro maggiore concorrente nell'ambito delle barche a vela? Alloy Yacht, in Nuova Zelanda, in parte Jongert e poi tanti altri, la concorrenza è fortissima. Com'è organizzata la vostra rete di vendita? Vendiamo direttamente dall'Olanda, ci sono due o tre persone che si occupano di questo, ma qualche volta anche attraverso i broker. Abbiamo anche un rappresentante in America. Avete clienti italiani? Abbiamo avuto un paio di clienti italiani in passato ma non di recente. |