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SUPERYACHT #505
Maggio 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Angelo Colombo

Foto di Luca Sonnino Sorisio


ORION: UN SECOLO, UNA LEGGENDA

Era il 1910 quando a Gosport (UK), presso i cantieri Camper & Nicholson, fu varata "Sulvana", goletta destinata a fare epoca. A quei tempi lo yachting era agli albori, ma la bella goletta si distingueva già per classe ed eleganza. Realizzata per i Reali di Spagna, fu in seguito di proprietà del colonnello Coureney C. E. Morgan, registrata presso il porto di Portsmouth e battente ovviamente bandiera britannica. In seguito "Sulvana" fu trasferita a Brest e ceduta a un altro armatore, il quale a sua volta la cedette a un altro proprietario fino a quando fu trasferita in Argentina, dove rimase a lungo.

 

Nel 1930 la goletta tornò nelle mani di un armatore spagnolo, il quale la portò in Mediterraneo, quindi, dopo aver cambiato nome ben cinque volte passando per "Pais de France", "Le Matin", "Diane" e "Vira", assunse quello definitivo di "Orion". Ma uno dei momenti più importanti della storia di "Orion" è sicuramente l'anno 1967, quando senza alberi e con la coperta gravemente danneggiata a seguito di un sinistro avvenuto al largo di Cap Creos, durante un'andatura di bolina in condizioni meteo difficili, fu trasferita nel porto di La Spezia. Tale circostanza costrinse l'architetto incaricato di ripristinare l'efficienza di "Orion" a riprogettare il piano velico, trasformandola da schooner aurico in staysail schooner, ma il tutto avveniva ad anni di distanza dall'arrivo a La Spezia. Anche la coperta subì gravi danneggiamenti, per questo motivo venne dallo stesso architetto Faggioni riprogettata e poi ricostruita dalle maestranze locali. Il nuovo armo prevedeva alberi più corti ma fu salvato il picco della randa di maestra.

A causa degli importanti lavori cui "Orion" fu sottoposta, anche gli interni furono oggetto delle attenzioni degli uomini che con passione e dedizione la riportarono al suo antico splendore. Basti pensare che per anni, soprattutto gli interni, furono trascurati e addirittura pitturati senza alcuna cura, coprendo dettagli che meritano invece, di essere evidenziati e apprezzati per come sono nella realtà. Dopo aver avuto ben cinque differenti nomi ed essere stata posseduta da dodici armatori, "Orion" è oggi uno degli oggetti di culto degli amanti di barche d'epoca, nonostante abbia più volte corso il rischio di finire nei freddi bacini destinati alle demolizioni e abbia trascorso ben quattro anni in disarmo nel porto di Le Grazie in provincia di La Spezia. Fu proprio durante questo periodo che lo splendido schooner fu attaccato dal tempo e dall'incuria, tutto a bordo si deteriorò o scomparve, ma per fortuna, come è lecito attendersi in una favola la cui protagonista è l'immagine della bellezza, qualcuno se ne innamorò, due fratelli per l'esattezza, che senza contendersela fecero di tutto per donarle l'amore di cui aveva bisogno riportandola, sulla base dei progetti originali, sul trono di regina del mare. Naturalmente i lavori coinvolsero tutto il sistema scafo, le sovrastrutture e gli impianti, che ovviamente furono aggiornati e attualizzati per rispondere ai moderni canoni sulla sicurezza. Grazie al valore storico e alle caratteristiche tecniche che la distinguono, "Orion" ha preso parte alle più importanti regate dedicate ai maxi yacht d'epoca, come per esempio, la Veteran Boat Rally nella quale ha duellato con un'altra reginetta, "Mariette", entrambe impegnate in ingaggi assimilabili a quelli che possiamo gustare nel corso della Coppa America. Slanciata, elegante e tirata a lucido, si è sempre distinta per la capacità di navigare anche con brezze leggere in modo deciso, sfruttando con la sua tela al vento anche il più leggero refolo. La coperta di "Orion" mostra elettronica moderna e verricelli elettrici, ma sono gli unici elementi che non raccontano un passato che a ragione possiamo definire burrascoso e ricco di storie di mare e di marinai. Da quando lasciò lo scivolo di Gosport, in Inghilterra, con il nome "Sulvana" sullo specchio di poppa, ha attraversato momenti di splendore e di abbandono, dai quali alla fine è rinata fino a conquistarsi l'appellativo di "perla del Mediterraneo". Un altro momento fondamentale della storia di "Orion" è segnato dai lavori cui fu sottoposta nel biennio 1998-99, durante i quali è stato ripristinato il piano velico originale con armo a schooner aurico. Per raccontare meglio ai nostri lettori le vicissitudini e le caratteristiche di "Orion", abbiamo contattato il cap. Renzo Castagna, il quale ha comandato la goletta fino al 2003, anno in cui "Orion" è stata acquistata da un armatore svizzero- tedesco.

Comandante, può raccontarci sinteticamente la sua storia a bordo di "Orion" e le sue impressioni su questa bella barca?

Come tutti gli uomini che hanno lavorato a bordo di "Orion" nel corso della sua lunga storia, provo una nostalgia e un affetto per quella barca che è difficile descrivere. Le posso dire che tutte le persone che vi hanno lavorato a bordo ne sono rimaste affascinate, non è una barca qualunque, non è semplicemente una barca d'epoca, ha un fascino particolare. Il suo attuale armatore lo ha capito e vuole per questo riportarla ad essere esattamente ciò che era in origine. Anni addietro furono ripresi i disegni originali in Inghilterra e fu ripristinato il piano velico, perché ci si rese conto che l'armo che fu introdotto nel corso della ristrutturazione degli anni '70 era decisamente meno efficiente di quanto non fosse l'originale. In particolare a rimetterci era la manovrabilità, virare non era cosa facile soprattutto con poco vento, per questo partecipavamo ai raduni ma non alle regate più impegnative. Il precedente armo aveva un bompresso più corto ed era un misto di aurico e latino. Con vento forte andava bene, ma con vento leggero rendeva tutto più difficile nelle manovre. Aveva bisogno di tela in alto, solo così poteva diventare più competitiva. Negli ultimi anni anziché fare solo regate dimostrative, "Orion" è stata impegnata in regate molto più competitive, nelle quali ha duellato per esempio con "Mariette", a bordo della quale ci si trovava parte dell'equipaggio che precedentemente era a bordo di "Orion". Questa circostanza ha sempre generato una gran rivalità, una sana e sportiva rivalità. Sia "Mariette" sia "Orion" erano di proprietà di armatori italiani e anche questa circostanza alimentava la competizione. Dallo scorso anno "Orion" è nelle mani di un armatore svizzero-tedesco, il quale l'ha portata vicino a Marsiglia in un cantiere appositamente realizzato per il rifacimento di questa goletta. Il suo attuale armatore ha deciso di rifarla completamente sulla base della documentazione originale, in passato ha rimesso a nuovo la famosa "Rolly Go", è un amante di questo tipo di attività e lo sa fare molto bene. Anche se, bisogna considerare che nel 2002 la barca è stata premiata, in occasione di un raduno a Montecarlo, dal vecchio Nicholson, il quale disse: "Questa è la mia barca, la barca che fece mio padre, la riconosco così com'è." Sono certo che l'attuale armatore sia in grado di riportarla allo splendore del 1910, del giorno in cui fu varata. "Orion" è una barca capace di stregare, gli equipaggi che l'hanno condotta ne riparlano sempre, perché la sua tenuta di mare e le sue doti di navigabilità sono davvero difficili da trovare. Tiene il mare bene e soprattutto non lo teme né come struttura né come linee d'acqua, anzi, il mare formato è il suo ambiente ideale. Questo si deve anche al peso, che in seguito ai lavori di restauro fu incrementato in modo interessante, in quanto furono installati a bordo impianti che prima non esistevano e particolari come le casse di acciaio, ma nonostante ciò rimane una barca molto competitiva. Anche il piano di coperta è unico, per esempio, l'equipaggio ha a disposizione l'intero quartiere prodiero mentre i restanti 3/4 della barca sono dedicati all'armatore e ai suoi ospiti. Gli interni sono ampi e ben divisi, grandi spazi nei quali l'equipaggio non ha modo di interferire con la privacy dell'armatore.

Il comandante Castagna ci ha parlato di "Orion" con vivo entusiasmo, entusiasmo che negli uomini di mare significa molto, ma che come lui stesso dice è difficile spiegare. Chi ha avuto il piacere di navigare a bordo di una nave o uno yacht capaci di lasciarsi amare e di offrire forti emozioni, sa bene di quanta nostalgia è carico il ricordo, soprattutto se quella nave è finita in disarmo, in abbandono in un angolo di porto dimenticato da chi per mare vuole ancora andare. Per fortuna quella di "Orion" è una storia a lieto fine, e presto il Mediterraneo potrà essere da lei solcato nuovamente, pronta ad accogliere e a far innamorare altri marinai.