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PALMER & JOHNSON 120
Fort Lauderdale, ottobre 2003. Eravamo alla presentazione ufficiale del nuovo open prodotto da Palmer & Johnson, un altro di quei marchi che possono vantare notorietà "planetaria". Una storia, la sua, iniziata nel 1918, costruendo barche da pesca in legno e poi perpetrata nel tempo, "a suon" di scafi estremamente tecnici ma anche ricchi di personalità. Un cantiere cresciuto a immagine e somiglianza del suo vecchio proprietario, quel Mike Kelsey che per anni è stato un pò il "deus ex machina" della nautica statunitense, a lungo anche presidente della NMMA. Sotto di lui e per lungo tempo, Palmer & Johnson con le sue barche ha rappresentato il massimo per il gotha della finanza "newyorkese", ma anche per i tanti altri clienti nazionali ed internazionali di barche a vela e a motore. "Time", "Galileo", "La Baronessa" sono solo alcuni dei nomi delle grandi barche prodotte in quel periodo. Poi Kelsey si ammalò e con esso il suo "gioiello", per il quale arrivarono anche le prime difficoltà economiche.
Per questo, dopo tanti anni, Palmer & Johnson cambiò "timoniere", divenendo di proprietà un "business man" molto conosciuto negli States, quel MC Kelvey noto soprattutto per essere il proprietario della più grande agenzia di "recruiting on line" - ricerca e selezione del personale via internet - d'America e del mondo, la "Monster". Con lui, purtroppo, le cose non migliorarono e anzi, un paio d'anni dopo e cioè nel 2003, il cantiere giunse a un pelo dal fallimento. Il resto è attualità perché subito dopo Palmer & Johnson è stato preso da Timur Mohammed, un imprenditore inglese, ex giocatore professionista di cricket, che ha rilevato entrambe le unità produttive del cantiere, quella di Savannah, meglio conosciuta come Intermarine Savannah, e quella storica di Sturgeon Bay, nel Wisconsin, affidandone la direzione a un altro Kelsey, Mike Jr., figlio del compianto "presidente", con il compito di dare continuità al blasone del marchio.
Il PJ 120 ha uno sviluppo su tre ponti, dei quali quello inferiore interamente dedicato alla zona notte. Qui, all'estrema prua, troviamo la suite armatoriale, grande, perché sfrutta l'intero baglio dello scafo in quel punto, e dotata di letto matrimoniale leggermente decentrato sulla sinistra, per consentire una maggiore fruibilità al divano e al mobilio posizionati lungo la murata di dritta. A disposizione del proprietario ci sono anche un ampio locale bagno, dotato di doppio lavello e box doccia separato, e un vano adibito a ufficio. Proseguendo verso poppa, troviamo una prima cabina ospiti con letti affiancati, sulla sinistra, e poi due cabine praticamente gemelle, con allestimento VIP, caratterizzate dalla presenza di letti matrimoniali posizionati obliqui. Oltre ai servizi dedicati alle camere da letto, la barca dispone di un ulteriore bagno "diurno", posizionato a dritta, accanto alla scala d'accesso alla zona notte. All'equipaggio, invece, sono state destinate due aree distinte, rispettivamente posizionate alle estremità del "lower deck", entrambe dotate di accessi indipendenti per garantire la massima privacy agli ospiti. A prua ci sono gli alloggi, con quattro posti letto e due bagni, mentre a poppa sono state ricavate una dinette pranzo, una cucina e un locale dedicato alla lavanderia. Sempre parlando di interni, il ponte principale presenta una grande zona giorno, resa luminosa dalle grandi superfici vetrate che caratterizzano la tuga. Entrando da poppa, troviamo dapprima un tavolo da pranzo circolare, per otto commensali, poi un'area living con divani contrapposti e tavolinetto centrale. Quindi, la cucina, che separa la postazione di governo interna, sempre a tutto baglio, dal resto del salone. All'esterno, il pozzetto si caratterizza per uno sviluppo su più piani, digradanti verso poppa, fino a terminare in una "spiagetta" ben integrata nel design complessivo dello scafo. Anche qui non mancano spazio e, conseguentemente, comodità, quest'ultima avvalorata dalla presenza di due divani laterali e uno, più grande, in posizione centrale, serviti da un tavolo comune. Più verso poppa campeggia invece un grande prendisole in grado di accogliere dai quattro ai sei patiti della tintarella. All'estrema prua è stato collocato un secondo prendisole ricavato sulla tuga, accanto al piccolo "hangar" che racchiude sia il tender sia la gruetta necessaria alla sua movimentazione. Il terzo ponte, definito "house top", ha in realtà uno sviluppo abbastanza contenuto, atto esclusivamente a ospitare la seconda stazione di governo, esterna, e poi, verso poppa, due ampi divani ben imbottiti, che rendono l'area comoda anche per chi non si trovi al timone. A sovrastare il tutto un roll bar ben profilato con funzione di porta antenne.
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