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SUPERYACHT #509
Settembre 2004

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Germán Frers


L'EVOLUZIONE DEI GRANDI YACHT A VELA DAGLI ANNI '60 A OGGI

Negli anni '60 i grandi yacht a vela erano pochi. Nel pieno della Guerra Fredda e con le economie europee che stavano appena iniziando a riprendersi dalla Seconda Guerra Mondiale, la maggior parte degli sforzi veniva ad essere concentrata nella realizzazione di piccoli natanti d'altura a vela, ponendo l'accento su uno stile di vita in mare tradizionalmente spartano in cui erano particolarmente apprezzate l'autonomia e le tradizioni tipiche dei lupi di mare. La presenza femminile a bordo di uno yacht costituiva una rarità e gli ausili elettronici alla navigazione erano scarsamente disponibili. La maggior parte dei grandi yacht a vela risaliva agli anni prebellici e la maggioranza di essi, quali ad esempio "Endeavour", languiva nei fanghi del delta del fiume Hamble in Inghilterra.

 

 

Pochi di essi, quali ad esempio il "Creole" di Stavros Niarchos e lo "Shamrock", adeguato per la classe J ribattezzato "Quadrifoglio", erano attivi nel Mediterraneo. I miei primi ricordi di questi yacht in navigazione sono costituiti dalle immagini di "Creole", noleggiato dagli inglesi e condotto dal famoso John Illingworth che partecipava alla prima Tall Ships Race, in gara con altre imbarcazioni a vela quadra appartenenti ad istituzioni navali.

Le dimensioni della maggior parte degli yacht erano indicate in piedi e si riteneva che il valore 73 di tale nità di misura costituisse una ragionevole massima dimensione per un moderno yacht a vela, in modo particolare sul lato occidentale dell'Atlantico dove, all'epoca, si svolgeva la maggioranza dell'attività di yachting.

Il Dacron era appena comparso quale materiale sostitutivo delle vecchie vele in cotone egiziano, l'alluminio era ancora considerato troppo esotico e non dava reale affidamento per la costruzione di alberi. Il Dacron stava iniziando a sostituire le vecchie fibre vegetali nelle manovre ma era talmente elastico e debole da rendere necessarie delle strutture in filo di acciaio per gestire efficacemente le vele di più grandi dimensioni, utilizzando verricelli manuali quale unica fonte di energia. Il cavo di acciaio era l'unico materiale considerato ragionevole da usarsi per sartie e stralli. In altre parole, la gestione di un grande yacht a vela era un compito assai faticoso e pericoloso, spesso un incubo.

All'inizio degli anni '70 la regata attorno al mondo divenne realtà. "Sayula", uno Swan 65, vinse la prima gara ad handicap. "Condor", altro yacht in gara, perse tutte le possibilità quando ruppe l'albero realizzato con un materiale allora poco noto, la fibra di carbonio.

In occasione della Regata Whitbread 1981-82, una gemella notevolmente rinforzata e migliorata di "Helisara", uno dei nuovi sloop di classe Maxi, realizzato su nostro progetto al fine di competere nella neonata classe Maxi con il "Flyer" del maestro Herbert von Karajan, fu iscritta alla Whitbread Round the World Race e vinse in modo assoluto, sia ad handicap che a tempo.

Questo fatto causò interesse e diede sviluppo alla classe Maxi ed alla costruzione di una ventina di questi dinosauri del mare. Per citarne solo alcuni ''Bumble Beè', "Xargo", "Boomerang", "Il Moro di Venezia I, II e III", "Kialoa", "Ondine", "Gitana", "Windward Passage", "Emeraude I e II" furono fra i nostri progetti di maggior successo ed ebbero una vita sportiva assai attiva, sotto la guida dell'I.C.A.Y.A.

Dopo breve tempo lo spettacolo ed il fascino della grande flotta di imbarcazioni da regata attrasse l'interesse e la curiosità degli yachtsmen, che non prendevano parte a competizioni e che erano in cerca di nuove sfide e di fonti di divertimento, piacere e bellezza.

Nel 1987 l'"Extra Beat" divenne il più grande sloop del mondo. Il suo albero a sei crocette si elevava di quasi 50 metri sul pelo dell'acqua. Il progetto fu una vera sfida, poiché a quell'epoca si avevano scarse informazioni e altrettanto scarse attrezzature e parecchie innovazioni, attualmente considerate di impiego normale, furono sviluppate durante la fase di progettazione dello yacht.

Fu installata la prima coppia di verricelli idraulici fissi, che però fu scarsamente impiegata. L'equipaggio non li aveva mai visti prima di allora e non se ne fidava: preferiva la forza muscolare applicata alle manovelle tradizionali. L'armatore e i suoi ospiti apprezzavano di vedere attorno a loro l'attività umana che faceva parte della vita sportiva.

Sempre per la prima volta fu sviluppato e impiegato con successo, il primo sistema di manovra dell'ancora dotato di un braccio azionato idraulicamente, che permetteva di riporre l'ancora in un apposito alloggiamento sotto il ponte, fuori dalla vista e dall'onda prodiera.

La fase successiva si ebbe un paio di anni dopo, durante la campagna del "Moro di Venezia". Un ketch da 62 metri, il "Bucintoro", fu progettato dal nostro studio con scafo e ponte in composito, alberi e vele in fibra di carbonio. Fu realizzato presso il sofisticato cantiere Tencara di Marghera assieme agli sloop di Coppa America.

A questo nuovo yacht furono applicati gli sviluppi tecnologici e i metodi costruttivi tipici degli yacht da competizione, rendendolo una sfida importante per la squadra di architetti navali, tecnici strutturali, progettisti di alberi, velai e costruttori. Non si era mai sentito parlare dell'impiego della costruzione in composito per uno yacht di tali dimensioni e nemmeno di alberi in fibra di carbonio talmente alti che appena passavano sotto i ponti di Panama e di San Francisco.

Sfortunatamente, beghe politiche e liti familiari impedirono l'ultimazione dei lavori e la carcassa di questo yacht giace abbandonata all'aperto vicino al cantiere dove erano in corso i lavori.

I progressi di carattere tecnologico conseguiti all'epoca restano comunque validi e sono stati trasferiti e applicati a nuove costruzioni. Gli alberi in fibra di carbonio sono ormai un elemento usuale per tutti i superyacht di nuova costruzione. La struttura in composito sta gradualmente diventando il un materiale da costruzione molto diffuso per tutti i tipi di grandi barche, così come la fibra di carbonio, inoltre, materiali quali Kevlar e Spectra per le vele hanno raggiunto alti livelli di sviluppo e sono largamente impiegati.

Le possibilità e le libertà offerte dai nuovi materiali, più leggeri e più resistenti, hanno dato inizio ad una nuova epoca di sviluppi stimolando le menti creative di architetti e anche di armatori, che non si sentono più vincolati da limitazioni di carattere filosofico o teorico imposte dalla tradizione velica. D'altro canto le innovazioni hanno bisogno di tempo per essere completamente accettate, particolarmente da parte di quei marinai che devono gestire e manutenere apparecchiature a loro ignote, talvolta in condizioni stressanti.

Nel 1994, ad esempio, abbiamo progettato uno sloop da 42 metri destinato a sostituire "Extra Beat". Era dotato di chiglia basculante e doppio timone a prua e a poppa in grado di ruotare in direzione opposta o nella medesima direzione secondo necessità per virare o per navigare sopravvento. Sarebbe stato uno yacht in anticipo di 10 anni rispetto alla propria epoca. Avevamo collaudato le configurazioni con doppio timone durante la campagna del Moro e riscontrato che si trattava di una buona caratteristica, anche se, non era necessaria su uno sloop di Coppa America con chiglia fissa.

Con una chiglia basculante il cui profilo perde tutte le proprie caratteristiche di sollevamento, la configurazione a doppio timone atta ad opporsi alle forze laterali generate dalle vele ha motivo di essere. Sfortunatamente gli amichevoli consiglieri che sono sempre presenti convinsero l'armatore del fatto che non era sensato essere il primo a uscire allo scoperto con un simile yacht e il progetto fu annullato. Fu costruito, invece, il ben noto e veloce "Stealth" che, con una configurazione più convenzionale delle casse di sentina, profonda chiglia fissa, un solo timone ed una minore dimensione, resta la pietra miliare da superare per i superyacht veloci.

Il seme era stato comunque gettato e poco tempo dopo la Wally Yachts si rivolse a noi per il progetto di "Tiketitan", uno sloop in composito a chiglia basculante, primo di una serie di progetti dotati di zavorra mobile con un potenziale per altissime velocità e notevole comfort nelle navigazioni più lunghe. Di questo tipo di sloop sono esempi di successo il vincente "Only Now" costruito in Francia e il "Kuris III" da 108' di Wally.

Con l'aumento delle dimensioni degli yacht aumentano anche i limiti di immersione alla chiglia. Sul "Mandrake" da 105', il sempre vincitore "Unfurled" da 115' ed il famoso "Hyperion" ad alta tecnologia abbiamo adottato una soluzione intermedia, costituita da una chiglia fissa a pescaggio ridotto con bulbo zavorrato con piombo e deriva a lama in composito. Questa soluzione permette uso e manutenzione relativamente semplici. "Unfurled" ha gareggiato su base egualitaria contro l'unità quasi gemella "Ipanema", la vincitrice assoluta dell'ultima Millenium Cup ad Auckland e "Hyperion" ha sul proprio bilancio l'aver effettuato parecchie circumnavigazioni.

Le chiglie sollevabili quali quelle adottate per la nuova "Magic Carpet2" di Wally ed il nuovo Swan 100 "Allunga" o il "Viriella" da 130' sono consolidate, sicure al cento per cento e di facile impiego. Con un poco più di attrezzature questi yacht sono in grado di offrire imbattibili prestazioni in regata permettendo inoltre, di accedere a tutte le baie e le marine.

Più recentemente abbiamo progettato un nuovo yacht da 43 metri a pescaggio estremamente ridotto, di nome "Sly", che definisce nuovi standard per le sue soluzioni innovative. È stato costruito in Spagna utilizzando la lega Alustar. La configurazione del guscio, un vero guscio da canoa, escludeva tutte le appendici fisse ed era costituito da una deriva a coltello in fibra di carbonio con doppio timone poppiero. La deriva verticale a coltello rappresenta un sistema idrodinamico di grande efficacia con il pescaggio standard delle imbarcazioni da competizione per aumentare i coefficienti. In origine il progetto comprendeva anche un canard anteriore che è stato successivamente eliminato.

Sul ponte, lungo 20 metri, il grande pozzetto diventa un salone completamente chiuso grazie al tettuccio automatico che è stato prodotto dalla stessa ditta di Torino che realizza gli hard top per i più sofisticati produttori tedeschi di automobili.

A prua vi sono due compartimenti speciali per due tender rigidi, eguali, lunghi 7,00 metri, che diventano delle efficienti appendici dello yacht durante la navigazione. Uno dei due compartimenti per dinghy può essere trasformato in una piscina alimentata autonomamente dall'acqua salata attraverso degli ugelli d'alimentazione gestiti idraulicamente, in modo che sia possibile per l'armatore compiere ogni giorno il desiderato numero di vasche.

Attualmente, yacht di dimensioni sempre maggiori continuano a essere realizzati secondo le esperienze fatte e le possibilità offerte dagli sviluppi tecnologici che non si arrestano mai, nonché da nuove idee, materiali e strumenti per la progettazione.

Le soluzioni di "Syl" relative allo scafo e alla parte immersa sono state adottate su yacht stile flying bridge di maggiori dimensioni, che possono adesso navigare a velocità ragguardevoli in assoluto comfort e in grado di raggiungere depressioni marine che precedentemente erano loro vietate, aumentando quindi, il fascino degli yacht a vela da crociera.

I grandi yacht da crociera sono adesso in grado di attraversare gli oceani e di garantire prestazioni che annullano precedenti record, questo grazie agli sviluppi compiuti sugli yacht da regata con chiglie basculanti e a una varietà di soluzioni relative alle loro superfici di sollevamento.

I nuovi materiali compositi e le leghe metalliche ci offrono ogni giorno ulteriori possibilità di progettare yacht migliori e più robusti. La rivoluzione apportata dall'elettronica agli ausili alla navigazione e alle comunicazioni consente all'armatore e ai suoi ospiti di trascorrere in mare lunghi periodi. I livelli di comfort offerti da questi superyacht, anche grazie ai più recenti materiali isolanti, sono in grado di soddisfare le più ricercate esigenze delle signore, inoltre, lo stato dell'arte dei sistemi di manovra delle vele rende la vita a bordo piacevole anche per chi non ha esperienza.

Pur essendo nel centro dei progressi realizzati negli ultimi venti anni ci si deve ricordare, quando si progettano questi superyacht, delle necessità e dei limiti del corpo umano, è probabile che in un momento o in un altro si debbano fronteggiare condizioni impervie. Vedo spesso yacht nei quali le decorazioni e la fantasia nelle soluzioni progettuali non sono sempre coerenti con le funzioni di una barca a vela o perfino con il buon gusto.

Così com'era vero ai tempi della navigazione di carattere commerciale o militare, così come i primi yacht dovevano costituire fonte di orgoglio sia per gli armatori sia per i comandanti, gli yacht debbono essere sobri ed eleganti e, inutile a dirsi, al fine di soddisfare le gioie della navigazione, veloci.