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SUPERYACHT #513
Gennaio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Matteo Antonelli, Marco Pasqini e Andrea Ramazzotti


THE START-UP
Cenni sulla metodologia progettuale dei superyacht

Due, tre, quattro, cinque ponti e...chi più ne ha più ne metta! Sembra questo "parametro" ormai a caratterizzare la magnificenza e la maestosità delle regine dei mari: i superyacht.

A questo "parametro", che identifica immediatamente la dimensione, in termini di superficie utilizzabile e di "cubatura", per adottare un termine prettamente architettonico, non sempre corrisponde un controllo tridimensionale e di "stile" delle volumetrie esterne. Addirittura, può capitare che l'estremizzazione e le esigenze dell'armatore o del cantiere, possano alterare dei ritmi, dei rapporti proporzionali visibili principalmente nell'architettura esterna della barca.

È in questa ricerca continua delle proporzioni, dei rapporti tra pieni e vuoti, tra staticità e dinamismo, tra grazia e aggressività, tra complessità e linearità, tra family feeling e unicità, che il compito dell'architetto/designer assume grande responsabilità su quello che sarà il risultato finale dell'oggetto barca.

Chiaramente, è indubbia la strettissima connessione tra spazio interno e spazio esterno. Quasi sempre è l'organizzazione degli spazi interni a dettare i posizionamenti delle masse piene o vuote percepibili dall'esterno e comunque, in una scala più piccola, rimane sempre l'ergonomia dell'uomo, intesa come l'insieme dei sue tre componenti, antropometria, biomeccanica e prossemica, a "regolamentare" lo spazio percepito e vissuto sulla barca.

Queste motivazioni possono essere, in breve, considerate alcune tra le principali variabili (senza chiaramente dimenticare le normative!) che determinano la morfologia esterna dei mega-yacht.

L'altro aspetto da non sottovalutare è rappresentato dal materiale di costruzione della barca. Fin quando si rimane nella sfera della vetroresina (il cui utilizzo si ferma, per ora, su imbarcazioni di 40-45mt), le potenzialità di plasmare le masse, di modellare curve e superfici sinuose sono pressoché infinite; d'altro canto l'utilizzo di materiali quali l'alluminio e l'acciaio, sia per le loro caratteristiche meccaniche che per il tipo di lavorazione cui sono sottoposte, limitano le possibilità di modellazione tridimensionale, nulla togliendo ai magnifici risultati cui ci hanno e continuano ad abituarci i cantieri e i progettisti di mega-yacht realizzati in metallo.

Abbiamo detto quanto si rifletta sugli esterni il progetto degli interni, vediamo ora quali sono i criteri che maggiormente influenzano il progettista nell'affrontare la compartimentazione dell'oggetto superyacht. L'aspetto più importante è sicuramente quello della personalizzazione dell'armatore.

La prima spinta, tanto concettuale quanto economica, è proprio quella del committente che, sovente, traccia al cantiere le linee guida del progetto, le idee di base o le suggestioni che animano e motivano i suoi propositi. Sarà compito del progettista inserire tali "desiderata" in un progetto che ne esalti i caratteri e che contemporaneamente le valorizzi in un disegno organico ed equilibrato.

Molte volte le richieste dell'armatore ruotano attorno agli spazi e agli ambienti da lui direttamente vissuti, oppure secondo specifiche funzioni da attribuire al superyacht, a seconda della destinazione d'uso ipotizzata: residenza, vacanza, affari, rappresentanza, meeting, ecc. In tutti i casi, tuttavia, è possibile ritrovare uno schema di base, una matrice, su cui si innestano via via varianti più o meno radicali. Tale schema di compartimentazione si può facilmente rintracciare in quasi tutti i superyacht prodotti o in produzione, e si fonda su tematiche progettuali che tengono conto sia della complessità tecnica dell'oggetto sia dell'esclusività della sua funzione.

Possiamo senz'altro affermare che la prima esigenza sarà quella di tracciare un progetto navale della carena, in funzione del parametro lunghezza indicato; complementare sarà la scelta del materiale di costruzione e, quindi, la tecnologia costruttiva.

Ottenuto il "contenitore" del progetto occorre ingegnerizzarlo tenendo conto eventualmente di specifiche richieste prestazionali da parte dell'armatore, quali la velocità massima o di crociera, l'autonomia, ecc.. I primi "paletti" per il designer sono dunque di carattere tecnico: la scocca su cui innestare la compartimentazione scelta.

Tra i fattori che condizionano la progettazione interna vi è quello dei flussi, intesi come l'insieme degli spostamenti, dei percorsi e delle gerarchie in chiave dinamica delle "famiglie" che vivono la barca: l'armatore con i suoi ospiti da un lato e la "crew" dall'altro.

Esigenza fondamentale è che le differenti attività a bordo si svolgano con molta discrezione, garantendo al contempo la privacy dell'armatore e dei suoi ospiti, e le buone condizioni di soggiorno e lavoro dell'equipaggio. Da qui discende l'esigenza progettuale di sdoppiare gli spazi, tanto di aggregazione quanto di pernotto, servendoli con percorsi differenziati e distaccati. Si creano così due zone distinte, i cui punti di contatto sono quelli strettamente necessari allo svolgimento delle funzioni assegnate all'equipaggio.

La gerarchizzazione degli spazi a bordo vale tanto per le zone vip, quanto per quelle dell'equipaggio: se al proprietario corrisponde il comandante, agli ospiti corrispondono i membri dell'equipaggio. I parametri che determinano tali gerarchie sono in primis quelli che derivano da vantaggi di posizione, ovvero visibilità, privacy, silenziosità, facilità di accesso al mare, ecc.

Un tema estremamente attuale è anche quello del rapporto con l'acqua e della progettazione degli spazi all'aperto. Interessanti evoluzioni negli ultimi anni hanno caratterizzato proprio il design di queste zone, costituendo in molti casi le novità più rilevanti fra i superyacht varati di recente. Se è vero che nel progettare l'arredo interno degli yacht, al crescere delle dimensioni, ci si distacca sempre più da un linguaggio compositivo di origine navale o marinaro, è anche vero che si sta tentando di recuperare tale strappo proprio "aprendo" gli spazi del superyacht all'acqua e al dialogo con lo spazio esterno, inventando soluzioni e aggiungendo funzioni che integrino il passaggio tra interni ed esterni, fino al contatto con l'ambiente circostante.

Nel progettare l'arredo degli interni molto dipende dagli input del committente e ormai sono parecchi i campi esplorati in questo senso, con logiche compositive che possono variare da quelle più classiche e ridondanti, fino all'essenzialità del minimalismo. Molto rimane invece da scrivere nel campo dei materiali utilizzati negli interni, dove altri settori del transportation design sembrano più all'avanguardia e a cui cominciano a far riferimento le grandi realtà cantieristiche navali da diporto, soprattutto quelle che hanno linee di produzione in serie, senz'altro più vicine a logiche di ottimizzazione industriali. È proprio in questa posizione intermedia, tra cantieristica da diporto e cantieristica navale maggiore, dove non arrivano i limiti legati da un lato a problemi di economia e dall'altro a criteri di standardizzazione industriale, che il progettista trova lo spazio per osare e sperimentare soluzioni alternative, capaci di fare dei superyacht quei magnifici oggetti che vediamo solcare i nostri mari.