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Intervista di Angelo Colombo all'arch. Giovanni Zuccon |
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LO SVILUPPO NON PRESCINDE MAI DALLA RICERCA
Siamo andati a trovare l'arch. Giovanni Zuccon nel suo studio romano per parlare con lui delle sue nuove creature, come il Maestro di Apreamare o il Ferretti Altura 690 e dei suoi progetti attualmente allo studio. Come ormai ci aspettiamo ogni volta che abbiamo il piacere di conversare con lui, le parole scorrono a fiumi e le informazioni e gli spunti di riflessione che riusciamo a raccogliere sono numerosi. In questa intervista, che per ovvie ragioni di spazio è una sintesi di quanto abbiamo detto in questa occasione, abbiamo voluto dare risalto a ciò che riteniamo essere in fondo, l'essenza dell'intera conversazione.
Guardi, la interrompo perché so già dove vuole arrivare. Il mio non è uno sfogo, ma la segnalazione di un vero e proprio modo di fare di alcuni che sta prendendo piede e che personalmente ritengo un atteggiamento davvero squalificante sia per il professionista che sviluppa il lavoro sia per il cantiere che accetta di costruirlo. Ma è anche squalificante per l'armatore il quale intravede nella sola ragione del prezzo l'elemento della scelta finale. Vede, non parlo ovviamente in un caso e nell'altro di nomi noti, anzi, nella maggior parte dei casi si tratta di architetti o sedicenti tali e di aziende che si affacciano per la prima volta in questo settore, dico nella maggior parte dei casi perché purtroppo esiste anche qualche imitazione operata da nomi più noti. Trovo questo modo di operare vergognoso e squalificante per l'intero settore, perché tutto questo significa portare l'evoluzione tecnica e stilistica a un rallentamento, a un modo di operare che ha il solo scopo di vendere il prodotto perché potenzialmente gradito nelle forme. Ma secondo lei cosa determina questo modo di fare di alcuni? Per arrivare a proporre qualcosa di nuovo o di innovativo dal punto di vista tecnico esiste un ingrediente fondamentale, la ricerca. Non si approda a nulla senza un'adeguata azione di ricerca, il che significa investire tanto denaro per qualcosa che non è detto ne dia in seguito, il che significa investire tanto tempo, il che significa impegnarsi profondamente. Questi tre elementi sono contrari alla linea di pensiero di alcuni che intendono solo trarre del profitto, quindi, scelgono la via più breve per disporre del lavoro di altri e per offrire un prodotto che, alla fine, può costare meno solo perché in realtà a monte non c'è tutto il lavoro di ricerca che lo ha generato. Ma non è tutto, secondo me esiste anche una condizione culturale che dobbiamo valutare. Vede, la ricerca implica a sua volta la presenza nell'individuo di un altro ingrediente fondamentale, che è l'umiltà. Oggi è sempre più difficile trovare qualcuno pronto a mettere in discussione il proprio operato per migliorarlo, per migliorarsi. Nel nostro studio oggi siamo circa 30 persone, molti dei quali giovani che insieme a mia moglie abbiamo scelto soprattutto per la loro capacità di ricerca derivata dall'umiltà di base che li distingue. Non basta essere bravi, non serve a crescere senza la volontà di studiare, di approfondire. Certo la competenza di base è fondamentale ma da sola non basta, un po' come nel calcio, un ottimo elemento che non ha la capacità di integrarsi in un team non ottiene grandi risultati e non ne fa ottenere alla squadra. Mi perdoni, soffermiamoci un attimo sulle attività del vostro studio, in particolare per quanto riguarda le attività di ricerca. Beh, la ricerca è insita nel mio DNA. Ma battute a parte, come docente universitario e ricercatore non posso approdare a un progetto senza un adeguato e approfondito lavoro di ricerca. Pensi che stiamo finendo di organizzare un archivio elettronico nel quale saranno inseriti tutti i progetti, le idee, i disegni e i riferimenti dei lavori fatti o anche solo portanti avanti per motivi di studio da quando abbiamo cominciato a lavorare io e mia moglie, ossia, dal 1971. Per realizzarlo abbiamo destinato una persona che farà solo questo, gestendo e aggiornando costantemente l'archivio e, in questo modo, rendendo disponibili tutte le idee che abbiamo sviluppato sinora, comprese quelle che non hanno avuto seguito ma che possono costituire la base per altre idee. Abbiamo due stanze piene di disegni, appunti, fotografie, schizzi e tanto altro che rappresenta l'archivio delle idee e non solo dei progetti portati a termine. Inoltre, questo nuovo comparto andrà a integrarsi e in qualche modo a coadiuvare le attività di un'altra parte del nostro studio, che intenzionalmente intendo realizzare in un altro ufficio che seppur vicino voglio che sia distaccato e gestito da persone che non hanno a che fare direttamente con le attività della Zuccon International Project. Si tratta di un laboratorio di ricerca, di un team di persone dedicate esclusivamente alla ricerca e allo studio di innovazioni, ma questa attività deve essere diversa da quella che applichiamo ogni qual volta ci impegniamo su un progetto, deve essere ricerca pura. Naturalmente ha dei costi elevati, impegna personale e attrezzature, ma sono fermamente convinto che un buon lavoro da parte nostra non possa prescindere da un'accurata e seria azione di ricerca continua. Qui torniamo al discorso iniziale, ossia, il frutto delle nostre ricerche e delle sperimentazioni dà luogo a innovazioni in grado di tradursi in realtà, realtà che qualcuno intende poi ottenere in maniera diversa evitando di passare per tutto ciò che la deve necessariamente precedere per essere qualcosa di valore. Non le chiedo i nomi e i cognomi di chi percorre questa strada più breve, certo è che ci accorgiamo tutti di quanto alcune idee se non addirittura concetti completi, si ripetano sotto altro nome. Ma secondo lei esiste un modo per interrompere questo processo? Secondo me siete voi della stampa che avete il dovere di denunciare questo fenomeno, quantomeno per far capire ai lettori, che sono poi coloro che acquistano la barca, che se risparmiano qualcosa da un cantiere che propone una sottile rivisitazione di ciò che nella realtà esiste già non fanno un affare, perché non comprano tutta l'esperienza che ha portato colui che ha creato quel qualcosa a quel risultato, spesso in concorso con il cantiere che poi l'ha realizzata. Vede, io e mia moglie abbiamo cominciato la nostra attività guardando quello che era il mondo della nautica di allora attraverso le riviste, per la precisione abbiamo cominciato a studiare proprio cinque numeri della rivista Nautica di allora, era tutto ciò che avevamo. Ma da allora come vede siamo arrivati ad avere bisogno di stanze appositamente dedicate al materiale utilizzato per la ricerca, siano riviste piuttosto che depliant o fotografie. Tutto questo materiale non ci serve per copiare, ma per osservare e analizzare, apprezzare o discutere il lavoro fatto da altri, il tutto per arricchirci culturalmente, perché questa è la chiave, l'arricchimento culturale e la consapevolezza che è un processo senza fine che non può mai farti dire "sono arrivato". Vorrei farle alcune domande su alcuni suoi progetti presentati di recente. Per esempio, ho una curiosità sul perché il Maestro di Apremare si chiami proprio così. So che gira qualche aneddoto in merito, nella realtà tutto ha avuto origine in un incontro molto informale nel quale si sollevò il quesito di come chiamare questa barca. Alla fine, dato che Cataldo Aprea, titolare del cantiere, è molto noto come maestro d'ascia e da alcuni chiamato proprio maestro, che in quella sede si è nominato il vento di Maestrale, che si è tenuto anche conto del fatto che è la prima barca di una gamma che indubbiamente rappresenta una svolta nella produzione di Aprea, Maestro ci è sembrato il nome più adeguato per esprimere le emozioni legate a quel progetto. Quindi questo significa che l'esemplare che abbiamo visto di recente sarà affiancato da altri modelli? Sì, abbiamo già allo studio un esemplare più compatto e uno di dimensioni maggiori. Insomma, indubbiamente il Maestro rappresenta il primo di una gamma. Posso chiederle come nasce invece l'idea del Ferretti Altura 690? Quella era una mia vecchia idea, come del resto anche il concetto del Maestro, ovviamente erano in origine solo idee che poi in entrambi i casi sono state elaborate e interpretate per arrivare a quello che tutti oggi possono vedere. Sottoposi il progetto, o meglio l'idea, dell'Altura 690 a Norberto Ferretti, il quale l'apprezzò subito e mi ha dato così modo di svilupparla. Un'ultima domanda, secondo lei quanto c'è di vero nell'affermazione che dà per scontato un ritorno alle barche più tranquille. C'è sicuramente del fondamento, anche se il mercato poi dimostra che i cantieri producono barche veloci e questo significa che l'utenza richiede principalmente questo tipo di mezzi. Però, è vero anche che armatori interessati a mezzi più tranquilli, comodi, silenziosi ed economici per la gestione cominciano a presentarsi sempre più frequentemente. Prendiamo per esempio il concetto di navetta, oggi ha un suo ben preciso mercato, eppure ci sono cantieri che propongono mezzi anche più grandi dotati di propulsioni capaci di spingerli a velocità davvero esasperate. Dunque, il mercato, nella visione globale che tutti dobbiamo avere, richiede di tutto. Personalmente ho un gozzo di Aprea e amo navigare a 12, 15 nodi al massimo in assoluto comfort, ma se a prendere il timone è mio figlio tutto cambia. Questo per dire che già all'interno del medesimo gruppo familiare esistono più modi di interpretare la navigazione, figuriamoci quanti ce ne sono tra gli armatori e potenziali tali di tutto il mondo. In fondo è questo che fa della progettazione un punto di partenza costante e mai un punto di arrivo, c'è sempre qualcosa da sviluppare, da ricercare e da scoprire. Certo realizzare una barca dislocante che faccia proprio del comfort di navigazione il suo punto di forza mi piacerebbe, e non parlo di barche molto grandi, il problema è che questo desiderio si scontra poi con la realtà industriale, che necessariamente deve fare i suoi numeri. Abbiamo parlato ancora qualche ora con l'arch. Giovanni Zuccon, che come sempre si è prestato per offrirci il suo punto di vista su numerosi aspetti del design sia del settore nautico sia di altri settori, in particolare di quello automobilistico che di sicuro lo interessa in modo particolare. Purtroppo per ragioni di spazio non possiamo riportare integralmente il nostro dialogo, ma l'arch. Zuccon scriverà per noi su uno dei prossimi numeri di Superyacht e avremo dunque modo di apprezzarne le idee anche in quella circostanza. |