
SUPERYACHT 8 Primavera 2006
Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato

Sommario

Annuario della nautica

Impressioni di navigazione

Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Lino Pastorelli
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SCHOONER INVADER
E' apparsa in un angolo del marina di Portosole, a Sanremo, subito
dopo le regate della Classic Week di Monaco dello scorso anno;
ormeggiata long side, due imponenti alberi in legno alti su uno
scafo affilato, non passa certo inosservata: a ben vedere non
passa neppure inosservato il suo aspetto appena un po' sdegnato di
distinta lady bostoniana, obbligata in una distesa di plastica bianca!
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DATI TECNICI
Lunghezza fuori tutto (con bompresso) m 49,30
Lunghezza scafo m 41,62
Baglio massimo m 7,88
Dislocamento t 184
Superficie velica mq 1250
Motore 700 HP
Serbatoi acqua 3800 litri
Serbatoi carburante 16.400 litri
Per ulteriori informazioni si può consultare il sito www.invader.it

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E' Invader, uno degli schooner più estremi
disegnati sulla East Coast. Quando nel 1905 Ray Rainey, erede
dell'impero carbonifero della W.J.Rainey Coke Co, incaricò
del progetto A.S.Chesebrough, nipote di Nat Herreshof, aleggiavano
ancora nell'aria le sfide rischiose dei pescatori di Gloucester e
Halifax sui banchi di Terranova con le famose golette dagli alberi
appoppati, le eredi di America insomma, anche se ai primi del
secolo l'evoluzione portava già in direzione di scafi
più sicuri, adatti alla velocità per arrivare primi
ai mercati del pesce ma, con interni adeguati, a portare i ricchi
yachtman yankee in crociera o in regata; sono gli anni dei
leggendari Bluenose, Delawana, Esperanto, Cicely. In questo
fertile humus marinaro nasce il progetto di Invader: scafo in
acciaio dalle linee fini, deriva mobile, dislocamento leggero,
invelatissimo, ovvia destinazione la regata. Il cantiere prescelto
fu il Lawley & Sons, di Boston; dopo il varo, l'11 luglio 1905, e
alcune messe a punto quali l'accorciamento degli alberi di maestra
e mezzana, la barca si rivela subito veloce e manovriera; si
può presumere che l'assenza di elica e asse (non aveva
motore ) e l'ottimo rapporto peso/potenza permettessero
addirittura la planata alle andature portanti: comunque Invader
non vince sulle prime alcuna regata. John Borden, secondo armatore
della barca, la acquista nel 1914 e installa due Hall & Scott a
benzina da 100 HP; è suo intendimento navigare sui grandi
laghi e organizzare una spedizione nell'Artico e in Alaska che
realizza con successo ma neppure in questo periodo si hanno
risultati sportivi di rilievo; altro cambio di armatori nel 1919 e
nel 1921 fino ad arrivare a Don Lee, nel 1924; l'uomo d'affari
californiano cambiò nome alla barca, diventata ora Nancy
Lee , e anche oceano, portandola sulla costa pacifica e
iscrivendola nel 1926 alla Transpac, la regata più
importante della West Coast. Invader, tornato al nome d'origine,
vince, pur con due giorni di bonaccia in vista delle Hawaii,
stabilendo sulle 2225 miglia del percorso un record che
durerà a lungo. E' di questi anni la frequentazione a bordo
del jet set di Hollywood, da Charlie Chaplin a John Barrymore,
grande appassionato di vela. Altre vittorie sulla costa pacifica e
uno spiaggiamento, per fortuna senza danni, sulla costa di
S.Monica, assieme alla crisi del 1929 segnano la fine
dell'età d'oro dello schooner. Poi, un alternarsi di
armatori con progetti per charter e improbabili spedizione
scientifiche accompagnano Invader fino alla vigilia del conflitto
quando passa alla Sailor's Union Pacific per essere adibita a nave
scuola; gli anni di guerra sono impiegati a pattugliare la costa
pacifica, ultimo dignitoso utilizzo prima del declino. La moda dei
Casinò galleggianti, l'intraprendenza della malavita
rampante e di belle avventuriere, coinvolgono la goletta in
vicissitudini non sempre chiare, a base di incendi, vendette e
forse delitti; emerse all'epoca, anche il nome di "Lucky"Luciano.
Altri progetti abortiti di cabotaggi in sud America, il cambio dei
vecchi motori con due diesel da 150 HP e poi dieci anni di
tranquillità con Mr.Wood; questi, con un restauro se non
proprio filologico quanto meno conservativo la utilizza per
crociere in Messico e California. Nel '77 un ulteriore armatore la
trasforma a proprio uso, in un cantiere di Honolulu, mozzando gli
alberi (ora è armata Marconi), potenziando i motori,
montando una impavesata e una lunga, orribile tettoia per riparare
i turisti; ultimo affronto, Invader perde lo status di nave a
vela. Se gli anni come vaporetto turistico alle Hawaii non sono
certo edificanti per l'antico purosangue, non molto migliore si
rivela il periodo che arriva al 1988-89: 200 posti a sedere per
"dinner party", 300 in piedi per "cocktail party", ormeggiato a
Miami come ristorante galleggiante o ancora adibito a uscite di
whale watching e probabilmente a contrabbandi vari con il Messico.
Dopo un trasferimento ai Caraibi dove rimane qualche anno, Invader
fa rotta verso est e arriva in Europa. Qui ha termine la prima
parte della storia. Giuliano Mussone è un comandante
italiano, sanremese per la precisione, con cinquant'anni di
navigazione alle spalle e una infinita conoscenza di ogni cosa di
costa e di mare; nel 2000 viene incaricato dalla caraibica Blue
Sea Inc. di cercare una grande, prestigiosa barca a vela ed egli
ricorda Invader, incrociato da qualche parte anni prima. La
ricerca è lunga, ma lo trova ai cantieri Lurssen di Bremen,
Germania; la decisione di creare un proprio cantiere ad hoc per il
restauro e di installarlo a Viareggio dipende dalla
flessibilità che si richiede ad una struttura del genere e
dal quantitativo di imprese e artigiani legati alla nautica
presenti in zona. Invader, ormai uno scafo vuoto e disarmato,
viaggia su un cargo per 2800 miglia da Brema a Spezia, poi su un
pontone e ancora su un carrello che pare un millepiedi, fino
all'area prescelta, nella zona industriale viareggina. Dopo le
rituali misurazioni con bolle e livelli l'opera ha inizio;
smantellatura dei corsi inferiori di fasciame, delle ordinate e
dei madieri previa un'accurato rilievo di ogni dettaglio,
eliminazione del cemento usato come zavorra (il piombo originario
era stato pragmaticamente venduto per farne proiettili a inizio
guerra) con verifica della scatola di deriva la cui lama non viene
più utilizzata, pesatura di quanto scende da bordo,
sabbiatura generale. E' in questa fase che salta fuori, inserito
in chiglia, un sacco di carbone; probabilmente uno scaramantico
ricordo delle fortune capitalistiche che permisero la nascita di
Invader. Sotto le direttive dello studio C.E.D. di La Spezia
inizia la sostituzione di bagli, madieri e del 80% delle lamiere
che seguono gli spessori originari: 15 mm in chiglia, 10 mm per
l'opera viva, 8 mm per le fiancate e il ponte; il fasciame
originale rimasto, testato con ultrasuoni, è ancora
visibile nella parte posteriore della barca, il cosidetto
lazzaretto, ora sala macchine. Qui i due vecchi GM da 220 HP hanno
lasciato il posto a un da 700 HP che con un' elica 5 pale da 45"
spinge la goletta a pieno carico in crociera a 11,5-12 nodi, 14 di
massima. Dell'interior design è responsabile la viareggina
Anna Signorini; la scelta, mancando piani originali, è
classica: barca armatoriale con due cabine ospiti a centro barca,
suite proprietario a tutto baglio verso poppa, salone, alloggi per
comandante ed equipaggio a prua. Sobri i décor e gli arredi
in stile, pur con qualche licenza; inconsueta ariosità,
siamo sottocoperta, e spazi che si aprono su notevoli prospettive,
come la visione quasi totemica dell'albero di maestra che si offre
dalla cabina armatoriale. Nulla manca di quanto offre la tecnica
per il comfort e la sicurezza per le lunghe navigazioni, con tutti
gli impianti riportati in doppio nella sala macchine; la massiccia
strumentazione elettronica è distribuita tra la doghouse di
poppa, antico salotto di avvistamento, e il cofano-sedile della
timoneria. Il piano velico rispetta al 95% quello originale:
issati sui nuovi alberi in douglas e silver spruce, vi sono in
bolina 1250 mq di vele, compreso jackyard e fisherman, 2500 con i
baloon alle andature portanti: una cattedrale di tela! La gestione
della velatura in regata obbliga ad avere 30-35 uomini (coordinati
e capaci!sottolinea Mussone) di cui 16 solo per la randa di
maestra; il boma, sporgente per 9 metri dalla poppa, è
lungo 28 metri, la scotta di randa 160 m, il peso del main rig, 3
tonnellate. " E se di poppa parte in strambata?"chiedo
innocentemente; qualcosa nello sguardo del comandante mi
suggerisce di cambiare argomento! Invader ha presenziato nel 2005,
oltre che alla Classic Week, anche alla Coppa del Rey, a Palma;
S.M.Juan Carlos, con il suo Bribon ormeggiato sottobordo, ha
dimostrato di conoscere bene la storia dello schooner e del suo
restauro! Appuntamenti prestigiosi attendono Invader quest'anno, a
breve si inizierà ad armare, a uscire dal container le
centinaia di bozzelli, i chilometri di scotte, drizze, cime, le
preziose vele, insomma, il guardaroba completo dell'antica,
splendida goletta.
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