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SUPERYACHT 11
Inverno 2007

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Intervista di
Fabio Petrone a Paolo Vitelli, presidente del gruppo Azimut-Benetti


I SUPERYACHT NAVIGANO BENE

Il settore delle grandi barche continua ad essere di riferimento per l'industria nautica internazionale, ma specialmente per quella italiana leader mondiale del settore. Ne abbiamo parlato con Paolo Vitelli, sicuramente la persona maggiormente in grado di tracciare un quadro della situazione a livello globale.

Presidente, parliamo innanzi tutto di questo mercato sempre più internazionale, cercando di fare una panoramica per quello che riguarda il comparto dei superyacht ma con un occhio, ovviamente, a ciò che questi Paesi rappresentano per il Gruppo Azimut/Benetti. Partiamo dalla Russia che, da quanto ho visto visitando il MIBS, il boat show che si tiene in primavera a Mosca, sembra essere una realtà ancora agli albori, almeno per ciò che riguarda il nostro modo di intendere lo yachting. Conferma queste sensazioni?

Per creare una cultura nautica, a mio avviso, al di là dell'aspetto sportivo, ci vogliono mare, crociere, l'avventura della navigazione. In Russia tutto questo manca. Esiste, invece, un altro aspetto sostanzialmente più importante: il desiderio di possedere una barca che nasce dalla volontà di dimostrare il proprio successo. La barca, quindi, ha qui un significato diverso, non per è andare in crociera, ma, in un certo senso, ha lo stesso significato di un grande appartamento di lusso, un segno di potenza per conoscenti e amici che si vanno a ricevere, a ospitare, a invitare a un party. In quel paese, a mio avviso, ciò vale anche per le barche di medie dimensioni, che cominciano a trovarvi mercato. Tale significato diventa più importante quando le barche vengono a comprarle in Mediterraneo. Allora le dimensioni diventano ancora più grosse. Il significato, in questo caso, assume il livello di un messaggio di eccellenza, sempre per dimostrare il proprio successo, la propria ricchezza.

Quali barche i russi utilizzano nel proprio paese e quali, invece, nel Mediterraneo?

Fino ai 20 metri le usano principalmente nelle loro acque che sono laghi, fiumi, canali, il Mar Nero, l'area di San Pietroburgo, ma anche in Mediterraneo. Oltre i 20 metri, quando parliamo di grandi navi da diporto, l'utilizzazione avviene solo qui da noi, in Adriatico e nel resto del Mediterraneo. La meta preferita è naturalmente la Costa Azzurra per tutto ciò che essa offre a un ricco proprietario di superyacht e al comandante della barca, ma adesso cominciano a fare base anche in Italia.

Quindi quello russo è un mercato che Lei giudica positivo e in sviluppo?

A Cannes c'era il nostro concessionario russo che aveva molto lavoro sia nel ricevere i suoi fedeli clienti sia a livello di gruppo. Consideriamo la Russia uno dei nostri migliori mercati. Siamo in forte crescita sia parlando di barche medie, che per noi sono i 60 piedi, esportate in Russia, quanto per i superyacht da tenere qui. Il nostro dealer moscovita ha sviluppato infatti contatti molto forti con il concessionario francese e con i concessionari italiani per poter garantire il service quando gli armatori russi decidono di tenere le barche da noi.

Spostiamo il discorso sui mercati emergenti, tipo Dubai, Cina o anche il sul sudamerica...

In gran parte sono già mercati da superyacht. Ad esempio, in Sudamerica, ci sono in merito due mercati vivaci: Brasile e Messico, dove esiste esattamente l'opposto di quello che dicevo prima per la Russia. In essi c'è il gusto e l'amore per il mare, quindi esiste una classe medio-alta che compra la barca non per esibirla, ma per andare in crociera. Sono mercati che stanno vivendo una buona crescita, incentrata soprattutto su appassionati interessati a barche tra i 20 e i 30 m.

Sono mercati più da Benetti che da Azimut?

No, vanno bene tutti e due i marchi perché in tali dimensioni includiamo sia gli Azimut grossi sia i Benetti piccoli. Nel resto del Sudamerica, invece, il mercato si muove diversamente in conseguenza dei problemi economici che conosciamo. Il Venezuela, ogni tanto, ha degli sprazzi positivi, però soffre di una crisi che oltre che economica è anche politica.

Per quanto riguarda il Sud Est Asiatico?

Direi che lì il mercato è stabile, anzi in crescita stabile. Non c'è una diffusa passione per il mare, forse perché fa troppo caldo, c'è molta umidità, ci sono pirati, non ci sono Marina attrezzati, ma c'è un mix fra passione per la barca e dimostrazione di opulenza. Direi che in Sudamerica c'è la passione per il mare, in Russia è passione di esibizione, in Sud Est asiatico siamo a metà tra esibizione e passione per la barca.

Come va il Medio Oriente?

A Dubai, dove gli imprenditori e le autorità locali hanno investito in tante strutture ricettive, stiamo facendo faville. Siamo su un target di 40 barche anno, di tutte le dimensioni.

L'India invece?

Dobbiamo ancora entrarci, anche se abbiamo già molti contatti. E' possibile che l'India diventi più mercato della Cina, perché l'indiano è più vicino al mare che non il cinese.

E' sempre una questione di cultura...

In questo momento l'India è più indietro perché in Cina c'è un fiorire di progetti di porti turistici, di seconde case al mare, di club. A mio avviso, però, in considerazione di questo maggiore amore per il mare, potrebbe rapidamente recuperare il tempo perduto.

Per finire il quadro estero mancano Sudafrica e Australia...

Quest'ultimo è un mercato in forte crescita e il gruppo Azimut-Benetti vi è presente con un concessionario molto valido anche se si fa sentire, essendo nel Commonwealth, la concorrenza dei cantieri inglesi. Il Sudafrica, invece, non è ancora pronto. Vi sono stato in visita quest'estate e sono andato a vedermi due o tre Marina. Ho notato barche locali malfatte e ancora pochissime barche d'importazione, forse perché il paese sta ancora vivendo il passaggio dall'apartheid alla democrazia occidentale. E il processo è ancora lento.

Da ultimo, il mercato europeo e italiano. Il trend è ancora positivo, mi sembra di capire...

E' ancora positivo ed è stato reso tale, credo, da due fenomeni macro: un governo e un'amministrazione statale che, grazie anche forse all'ottimo lavoro svolto proprio da "Nautica", e alla comunicazione che tutti assieme all'Ucina abbiamo fatto, hanno smesso di guardare l'utente della barca come un bandito da perseguire, è stato anche valutato appieno l'ottimo contributo del settore al PIL, che nel nostro specifico comparto viaggia, come ha riconosciuto lo stesso Vice-Presidente del Consiglio D'Alema, su percentuali di sviluppo cinese. L'altro macroelemento è dato dal leasing italiano. Le due cose sono andate bene assieme. Credo che sarebbe un sistema da attivare anche in altri settori della produzione e dell'artigianato. Da imprenditore, credo che abbassando l'imposta dell'IVA, si verrebbe a eliminare il nero, com'è avvenuto per le imbarcazioni piccole e grandi, ora perfettamente in regola sotto l'aspetto fiscale. Anche se da parte di qualcuno si è tentato del terrorismo verso le barche, mi sembra che anche l'attuale governo abbia finora mantenuto i presupposti perché l'industria nautica e il turismo indotto continuino a contribuire efficacemente all'economia nazionale.

Col leasing italiano, però, è diventato più conveniente acquistare una barca nuova che una usata. Da una parte ci sono i prezzi supervalutati dell'usato, dall'altra le agevolazioni fiscali di quello strumento finanziario. Per tale ragione il mercato dell'usato è un po' in crisi. Ci sono parecchie barche seminuove difficili da vendere e ciò crea sofferenza nell'operatività dei dealer. E' una sensazione che mi può confermare?

Il problema presenta due aspetti: uno positivo e uno negativo. Il messaggio che sono aumentate le vendite in leasing è sicuramente molto positivo, perché consente ai nostri cantieri di lavorare al di là delle condizioni economiche congiunturali. Il fatto, poi, che l'usato si venda con difficoltà o non si venda, è invece l'aspetto negativo: è l'indicatore che il mercato sta rallentando la sua crescita. Quando un mercato va molto forte l'usato non è mai un problema, quando rallenta un po', invece, l'usato è il primo segnale che qualcosa sta cambiando. Come Lei ha rilevato, in Italia in effetti un rallentamento c'è. Nell'insieme, però mi sembra, che tutti i numeri ci dicano come il mercato sia ancora buono, soprattutto nella barca medio- grossa e media, cioè tra i 15, i 18 e oltre i 20 metri, e per clienti specialmente esteri. Se gli italiani si sentiranno ancora tranquilli nei rapporti con lo Stato, continueranno a usufruire di questo leasing che li ha agevolati molto.

Ci sono società di leasing che iniziano a finanziare anche imbarcazioni usate. Che ne pensa?

La legge, com'è noto, l'ho fatta nascere io e in essa non c'è differenza tra nuovo e usato. E' evidente che l'operazione con il nuovo è più conveniente e comunque mentre il privato che vende non può recuperare l'IVA la società che vende la recupera nella misura di un 6%, che si aggiunge alla tassa già pagata per la barca nuova.

Spostiamo il discorso dal mercato alle barche. Partiamo dalla navetta Benetti. di 24 metri che sarà pronta...?

Il Legend, che sarà pronto in primavera.

Il progetto lo avete presentato a Cannes lo scorso anno, qual è stata la risposta del pubblico?

Buona, ottima, nel senso che è una barca che è piaciuta moltissimo, però è dedicata a un segmento di utenza più maturo, che desidera navigare in tranquillità. E' lo spicchio - un 20-30% del mercato attuale - più spinoso in quanto costituito da armatori con esperienza. Sono barche destinate a quelli che vogliono andare comodi, forte, ma in silenzio, con stile ed eleganza. Dall'interesse suscitato, direi che è un mercato un po' da scoprire, ma proprio per questo abbiamo bisogno di dargli un prodotto che lo stimoli, che lo faccia crescere. Al momento parliamo di una frazione rispetto a quello della barca veloce, ma con un prodotto giusto crescerà...

E' un mercato circoscritto ai 24 metri?

Non credo. Se guardiamo ai rapporti di produzione tra dislocanti e plananti vediamo che nelle dimensioni da 50 metri la barca planante è una rarità assoluta. Se scendiamo a 40 m il 70% sono dislocanti e il 30 plananti, a 30 m il 70% sono plananti e il 30 dislocanti. Nei 24-35 m l'80% sono plananti e il 20 dislocanti. Io penso però che questo mercato del dislocante, si amplierà specie se la barca diventerà più un oggetto di investimento che di consumo. L'idea di avere una barca fatta bene, perfettamente insonorizzata, molto comoda, funzionale, con interni classici che duri nel tempo, diventerà un affare sempre più interessante.

Quando sarete a regime, quante di queste navette da 24 m riuscirete a produrre all'anno?

A Fano possiamo produrne fino a 5 - 6 all'anno.

Altri progetti Benetti in composito e in metallo?

Abbiamo due progetti molto importanti in corso di sviluppo, uno è un 41 m che dovrebbe ereditare la clientela del classic 35 m, del quale abbiamo costruito ben 43 esemplari, un risultato storico, credo, nella storia della nautica.

Credo sia stata un grande stimolo per i vostri competitor.

Fotocopiata da tutti. Credo sia la barca più imitata e più copiata e questa è una grande soddisfazione mia e dell'architetto Righini, in quanto abbiamo concepito questa barca circa 9 anni fa. Ne costruiamo a ritmo di 6 o 7 l'anno e abbiamo dovuto duplicare gli stampi proprio in conseguenza di una domanda così elevata. Ora stiamo facendo una barca da 41 m proprio per raccogliere questa clientela che vuole salire di dimensioni. E poi, udite, udite, stiamo facendo anche un open Benetti veloce. Non so se in cantiere vogliono annunciarlo, diciamolo perciò un po' in sordina.

Si tratta di na barca veloce, prestazionale?

Prestazionale con un design molto diverso dalle altre.

Sempre di Righini?

No, questa volta è di Stefano Natucci, cioè del binomio Natucci-Michael Peters. Natucci è il designer delle barche grosse di Benetti e Peters è un esperto delle barche veloci americane, quello che ha disegnato diverse Formula Uno del mare, diciamo il Buzzi americano.

Riguardo, invece, al nuovo 130 metri di cui Fincantieri ha annunciato la vendita, ci può dire qualcosa in più?

Abbiamo un obbligo di riservatezza assoluta impostoci dall'acquirente, ma posso dirvi che un 133 metri e che quindi è la più grande barca da diporto. Posso solo aggiungere che sarà un prodotto di alta tecnologia, che avrà qualche caratteristica un po' inusuale, come un sottomarino a bordo per andare a esplorare i fondali, che sfrutterà al meglio la tecnologia Fincantieri e Knowhow Benetti.

Quanto ha partecipato Benetti in questa operazione?

Abbiamo messo tutto il knowhow del mercato, dei broker, dei venditori, la formazione di queste persone, l'accesso ai mercati, abbiamo dato a Fincantieri le indicazioni sui prezzi giusti, i progettisti giusti, i rapporti adeguati da mantenere con la clientela degli yacht, che non sono quelli delle navi da crociera. Insomma, ci sono delle regole diverse da adottare. Direi che finora il binomio ha funzionato bene e dovrebbe migliorare sempre nel futuro, perché abbiamo dei progetti, tante trattative in corso per altre barche e anche l'idea di fare una barca in comune.

Quando avete presentato l'accordo con Fincantieri in Florida, avevate annunciato anche che Benetti sarebbe entrata nel mercato militare, producendo imbarcazioni per quel settore...

E' vero, è una cosa che Fincantieri addirittura ci stimola a fare. Finora, però, non abbiamo ancora cominciato perché non vale la pena di entrare in quel segmento finché il nostro tira così bene. Al momento non avremmo neanche le risorse.

Sarà una carta che giocherete in un momento di stanca del mercato del diporto?

Proprio così. Per il momento ci teniamo buono questo accordo e il knowhow che ci darà la Fincantieri al momento opportuno.