Rubrica Ambiente e mare Nautica n.493 del 05/2003

Numero 493 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.493 del 05/2003

DELFINI E OTARIE INCURSORI DELLA US NAVY

La prima recluta è stata “arruolata” nel 1960, ma è solo dagli anni ’70 che la loro esistenza è stata resa pubblica. Le prime missioni ufficiali risalgono alla guerra del Vietnam. Da allora i delfini hanno servito gli interessi degli Stati Uniti sia nelle acque straniere del Golfo, per lo sminamento e per “neutralizzare” incursori nemici, che in quelle di casa per prevenire azioni di terrorismo, pattugliando la baia di San Diego in occasione della Convenzione Repubblicana. Un’esperienza che altre Marine del mondo hanno poi ripreso: i Russi (ricorderete forse “Palla di Neve”, il beluga probabilmente scappato da una base militare nel Mar Nero), ora persino gli indiani. Ai circa sessanta delfini-soldato della Marina americana si sono aggiunte ora le otarie, impiegate nelle acque del Golfo Persico per difendere le navi da guerra americane e inglesi dagli attacchi di mine e sabotatori.

L’esperienza dell’attacco di un commando di Al Qaeda alla nave da guerra USS Cole nel porto di Aden, costata la vita di 17 militari americani, ha convinto americani e inglesi ad affidare a questi agili mammiferi marini la sorveglianza della flotta di 130 navi spiegata nel Golfo Persico. L’otaria è un animale di grande intelligenza e memoria, ha un udito subacqueo finissimo, la capacità di individuare a distanza i movimenti sott’acqua e una vista eccellente anche in condizioni di scarsa visibilità. In più può immergersi ripetutamente a trecento metri di profondità, nuota a una velocità di 40 km/h e può anche salire sulla terraferma. Insomma, è una perfetta arma da guerra, e forse non a caso gli americani hanno denominato S.E.A.L.S. i loro gruppi di incursori.

“Per migliaia di anni l’uomo ha utilizzato a proprio vantaggio la forza, i sensi, la capacità di nuotare o di volare di molti animali” ha dichiarato il portavoce ufficiale del Programma Mammiferi Marini della Marina Militare americana, Tom La Puzza. Gli esempi non mancano, anche in guerra: dagli elefanti di Annibale alle galline che in Iraq tradiranno la presenza di agenti chimici nell’aria, passando persino per i pipistrelli che nel corso dell’ “addestramento” mandarono a fuoco una base militare nel New Mexico. Ribatte Dawn Carr, portavoce del Peta (People for the Ethical Treatment of Animals): “La guerra è un’attività specifica dell’uomo. Uomini, governi e partiti politici possono decidere se una guerra è necessaria; gli animali no.

Non hanno mai chiesto di arruolarsi, non conoscono nulla dell’Iraq o di Saddam Hussein e probabilmente non sopravvivranno alle loro missioni”. Per i venti leoni marini della Marina, tutti addestrati a San Diego, si è trattato della prima vera missione operativa. Le otarie sono addestrate a individuare una mina e, quando è possibile, ad applicarle un dispositivo per agganciarla. Sono in grado di allertare i militari della presenza di un nemico, di immobilizzarlo sott’acqua piazzandogli una sorta di manetta sulle gambe collegata a una boa in superficie o, se necessario, di inseguirlo a terra. La Marina può contare su tre gruppi di delfini-soldato ma nel Golfo Persico ha impiegato solo le otarie, ritenute più agili e adattabili alle alte temperature della regione.

IL PESCE CARDIOCHIRURGO… DI SE STESSO

– I ricercatori americani del Howard Hughes Medical Institute sono forse riusciti a rubare al pesce zebra il segreto della sua straordinaria abilità a riparare i problemi fisici del cuore. Quando si asporta una parte del cuore del pesce zebra, infatti, le cellule che si trovano nelle vicinanze della ferita compiono un “passo indietro” e tornano a diventare cellule totipotenti, in grado cioè di assumere forma e funzioni della parte asportata, ricostruendola. Nell’articolo pubblicato su Science i ricercatori riportano di aver asportato un quinto del cuore a dodici pesci zebra: di questi ben dieci sono riusciti a ricostruire la parte mancante e a sopravvivere. Individuato il gene che permette la “automedicazione”: “Capire come agisce questo gene” ha dichiarato Mark Keating, uno degli autori della ricerca “potrà essere utile a realizzare trattamenti che consentano la riformazione di un tessuto umano lacerato”.

ANTIVEGETATIVA ALLA MODA DEI GLOBICEFALI

– Dalla pelle di questi mammiferi marini giungerà forse la soluzione per il problema principale di tutte le imbarcazioni del mondo: evitare che una barca, in acqua, si trasformi in un condominio di denti di cane, alghe, crostacei e spugne. Ogni goccia del mare è piena di larve in cerca di un territorio libero dove metter su casa: evitare che lo facciano proprio addosso a loro è un problema cui ogni organismo marino, ciascuno a modo suo, ha dovuto cercare una soluzione. Il problema è particolarmente sentito da quegli animali che debbono nuotare ad alte velocità e per lunghi tragitti: la presenza di incrostazioni li rallenta e soprattutto fa loro consumare molta più energia. Così Christoph Baum e il suo team della Hanover School of Veterinary Medicine in Germania si sono messi a studiare la nano-struttura della pelle dei globicefali, i grandi delfini scuri con il capo tozzo. Scoprendo che è composta da minuscoli pori di 0,1 micron di diametro, circondati da altrettante minuscole scanalature riempite di un gel che contiene enzimi che snaturano le proteine e i carboidrati. Baum ritiene che batteri e diatomee abbiano difficoltà a crescere sulle creste delle scanalature per mancanza di appigli e che quando provano a insediarsi negli avvallamenti vengano attaccate e distrutte dagli enzimi contenuti nel gel. E se si impedisce a questi primi colonizzatori di aderire al substrato, non attecchiranno nemmeno le larve dei crostacei e dei molluschi. Il gruppo di ricerca ha intenzione di realizzare un’antivegetativa che sfrutti lo stesso principio, una versione con un impatto ecologicamente compatibile che potrebbe sostituire le attuali vernici a base di TBT, efficaci ma altamente tossiche e per questo messe fuori corso alla fine di questo anno.

ALCUNI CORALLI, COME GLI ALBERI, SI INGRANDISCONO

aggiungendo al loro scheletro uno strato dopo l’altro: così, contando il numero di anelli concentrici, è possibile stabilirne l’età. Alla conferenza di San Francisco dell’American Geophysical Union i ricercatori della Penn State e dell’Università di Miami hanno mostrato la sezione di un corallo raccolto nel 1994 la cui data di nascita è stata fatta risalire, contando appunto gli anelli di accrescimento, al 1935. I coralli si sono dimostrati degli accurati misuratori delle condizioni meteomarine in cui sono cresciuti. Gli anelli di carbonato di calcio che definiscono il passare degli anni – ogni ciclo completo è composto da un anello ad alta e uno a bassa densità – registrano infatti i cambiamenti della composizione chimica dell’acqua, fluttuazioni che sembrano avere un ciclo di 12-15 anni e che rispecchiano fedelmente i risultati raccolti dalle osservazioni dirette degli ultimi 50 anni, gli unici in cui si sia tenuto costantemente sotto controllo questi parametri. I coralli fossili della stessa specie mostrano invece un ciclo leggermente più lungo, da 16 a 20 anni. Questa differenza può significare che le condizioni ambientali sono cambiate leggermente negli ultimi 7000 anni, spiegano i ricercatori.

L’ACQUARIO “LE NAVI” DI CATTOLICA HA RIAPERTO I BATTENTI!

Nuove risorse economiche, nuove entrate nell’assetto societario della Parconavi S.p.A. che apportano ulteriore competenza e conoscenza del territorio e in particolare nel settore dei parchi tematici hanno consentito all’Acquario di Cattolica del Parco Le Navi di dimenticare i momenti difficili di questo inverno. All’esperienza della Costa Edutainment si affiancano ora l’Advanced Edutaining Ventures S.r.l. impegnata nel settore dei parchi tematici della Riviera Adriatica. Previsti interventi mirati a breve e lungo termine con l’obiettivo di rendere il visitatore protagonista attivo del viaggio – alla scoperta del mare e del suo rapporto con l’uomo. Interazione/conoscenza/spettacolarità si fondono in una parola: ” Edutainment”. L’acquario di Cattolica conta a oggi 47 vasche espositive, 3000 esemplari di 400 specie provenienti dal Mare Adriatico, resto del Mediterraneo e dai Mari Tropicali e ha attirato nel corso del 2002 ben 240.000 visitatori.

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