Rubrica Ambiente e mare Nautica n.504 del 04/2004

Numero 504 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.504 del 04/2004

È ORA DI SALVARE GLI OCEANI

– il grido d’allarme lo lancia ora una commissione governativa degli Stati Uniti. E la soluzione che propone potrebbe rivoluzionare il modo di gestire gli 8 milioni di chilometri quadrati di acque nazionali americane, oltre ad avere un’influenza positiva anche sulla politica internazionale di protezione degli oceani. La commissione ha preso atto che l’attuale amministrazione del mare, divisa settore per settore, si è rivelata un fallimento. Per fare solo qualche esempio, gli stock di salmone lungo la costa nord-occidentale sono al collasso, nel Golfo del Messico c’è un “buco nero”, una zona che non contiene più forme di vita, uccise dagli scarichi inquinati dei fiumi; mentre specie aliene, portate dalle navi, stanno invadendo le coste americane soppiantando le specie autoctone. Sono problemi a cui non è stato possibile porre un rimedio perché la pesca, lo sviluppo costiero, l’inquinamento marino e la protezione della natura sono aree gestite separatamente. La proposta è di varare un “Clean Oceans Act” presieduto da un nuovo consiglio nazionale che coordini, qui sta la novità, tutte le attività che interessano gli oceani. Il richiamo è anche a un profondo ripensamento nel modo di amministrare le risorse marine: anziché concentrarsi su una singola specie, è necessario tenere in considerazione tutto l’ecosistema. Australia, Canada e Nuova Zelanda hanno già adottato con successo questa linea: con l’arrivo degli Stati Uniti, anche le Nazioni Unite sarebbero probabilmente spinte a rivedere la politica di gestione delle acque internazionali. È il primo rapporto di questo genere prodotto da una commissione del governo degli Stati Uniti in trent’anni.

C’È MOLTA SCIENZA DENTRO “NEMO”

, il film campione di incassi della Disney/Pixar. Il settimanale di scienza Nature intervista Adam Summers, ricercatore di biomeccanica dell’Università di Berkeley, in California, che ha tenuto decine di conferenze per i tecnici e gli artisti della Pixar. Summers ha parlato di meccanica del nuoto, comportamento sociale, fisiologia e colorazione dei pesci. Ha anche portato in “classe” esemplari di varie specie che sono stati sezionati per farne comprendere a fondo la struttura: come le scaglie riflettono la luce creando colori “strutturali, ad esempio, o i limiti del movimento delle mandibole. In cattedra si sono alternati ricercatori di diversi settori: cetologi per la parte di storia che riguarda la megattera, oceanografi per la formazione delle onde, esperti di invertebrati per il movimento delle meduse. Alle conferenze hanno partecipato più di una ventina fra animatori, esperti delle ombre, del colore, programmatori, produttori, autori e responsabili dei protagonisti. Per illustrare in maniera realistica l’interno della balena in cui sono intrappolati Marlin e Dory, gli illustratori hanno persino fotografato gli organi interni di una balena spiaggiata. Poche le licenze artistiche che si sono concessi i produttori. Fra queste la fuga attraverso lo sfiatatoio della balena, visto che non esiste collegamento con lo stomaco. Andrei Summers è il “Fabulous Fish Guy”, come si legge nei titoli di coda.

I PESCATORI TURCHI CON LA FOCA MONACA CONTRO LA PESCA INÈTENSIVA

– In mare sono diretti avversari, perché cacciano le stesse prede. E le prede sono diminuite, per colpa soprattutto della pesca a strascico. Ma anziché disputarsi con le foche i pochi pesci rimasti, i pescatori turchi hanno seguito una strategia ingegnosa: sposando la causa della foca monaca, uno degli animali maggiormente in pericolo del mondo, hanno dato battaglia alla grande pesca industriale. Come? Aumentando la quantità di pesce e allo stesso modo proteggendo l’habitat della foca, creando due zone interdette alla pesca intorno alle grotte di riproduzione. E poi tenendo fuori le strascicanti dalla loro zona. La cooperativa di pescatori collabora infatti con la polizia locale denunciando la pesca illegale sotto costa. I risultati sono lusinghieri: le zone protette si sono ripopolate di pesci, le foche sono protette e l’attività illegale di pesca è diminuita.

UN RICCIO DI MARE DI 200 ANNI

– Matusalemme vive in fondo al mare e può assumere molte forme, anche quella di un riccio. È stato scoperto infatti che una specie di riccio del Mar Rosso arriva tranquillamente ai 200 anni in perfetta salute e senza mostrare alcun segno dell’età. Anzi: tanto più anziani, maggiore il loro vigore sessuale.

AUTOSTRADE (DEL MARE) SICURE PER LE TARTARUGHE

– è una delle proposte avanzate alla conferenza della American Association for the Advancement of Science. Sono moltissimi gli animali che vivono in alto mare: alcuni perennemente, altri in trasferimento fra le zone di pascolo e quelle di riproduzione. Esattamente come nei deserti terrestri, che ospitano gran parte dei loro abitanti nelle oasi dove affiora l’acqua, anche in mare la vita non è distribuita uniformemente ma si concentra in alcune zone dove è più abbondante la presenza di cibo. È così, passando da un’oasi all’altra, che molti animali – pesci, ma anche tartarughe e cetacei – finiscono per attraversare gli oceani: nuotando lungo le “autostrade del mare” e fermandosi, di tanto in tanto, a mangiare nelle “stazioni di servizio” lungo la strada. Ed è proprio queste “autostrade” che si dovrebbero proteggere, sostengono gli scienziati, per assicurare protezione alle tartarughe come agli altri organismi in pericolo di estinzione che le percorrono. Una segue il rivolo di Corrente del Golfo che lambisce la costa orientale degli Stati Uniti. Altre si trovano lontano dalla costa, dove le correnti superficiali richiamano l’acqua gelida ma ricca di nutrimento dalle profondità del mare. L’entità del problema emerge dallo studio dell’impatto della pesca sulle tartarughe: si stima che più di 200.000 tartarughe Caretta e 50.000 tartarughe liuto siano finite accidentalmente nelle reti o negli ami destinati ad altri pesci nel solo anno 2000. Proteggere queste zone non significa impedire la pesca alle specie commerciali che seguono le stesse rotte, ma l’obbligo di adottare attrezzi più selettivi. Il problema, come al solito, è la giurisdizione (e il controllo) in acque internazionali. Però così come nell’oceano Indiano è proibita la caccia alla balena e la pesca al pescespada è interdetta in alcune zone dell’Atlantico e del Pacifico, si potrebbe ipotizzare un analogo bando per le autostrade del mare.

RIENTRA L’ALLARME PER L’ALGA KILLER

– Accusata d’essere la peste del secolo, la Caulerpa taxifolia, l’alga verde che è spuntata su molti fondali italiani e francesi, è invece assai meno invasiva del previsto. Allarme rientrato, insomma: è quanto emerge dal lavoro di Jean Laubert e colleghi, pubblicato sull’autorevole “Marine Ecology Progress Series”. Nel 1991 le previsioni erano che la Caulerpa avrebbe avuto uno sviluppo esponenziale, coprendo ogni tipo di fondale marino e avrebbe finito per spodestare la nativa Posidonia oceanica. Uno studio pilota nella baia di Mentone, in Francia, dove la Caulerpa si è insediata sin dal 1989 ha dimostrato invece che queste previsioni potrebbero non essere fondate. Analizzando la zona – con immagini aeree riprese in giorni di perfetta calma di vento e visibilità e verificando poi questi dati con immersioni sul posto – i ricercatori hanno stabilito che la presenza della Caulerpa era stata sovrastimata di almeno un ordine di grandezza, e che l’alga non ha sostanzialmente avuto un impatto negativo sulla prateria di Posidonia. La ricerca ha anche evidenziato che l’espansione rapidissima della Caulerpa avviene su fondali inquinati, nelle vicinanze di fogne o di luoghi di sbocco di acqua piovana: in pratica l’alga andrebbe a occupare delle nicchie parzialmente vuote in ambienti stressati.

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