Rubrica Ambiente e mare Nautica n.519 del 07/2005

Numero 519 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.519 del 07/2005

SONO TORNATI

Dopo un anno di quasi totale assenza (di avvistamenti, ovviamente: loro c’erano, solo nuotavano lontano dalla costa e dagli uomini) i pesci più grandi del Mediterraneo sono tornati a frequentare le nostre coste. Da metà febbraio a metà marzo almeno una decina di cetorini, gli squali elefante, sono stati segnalati in Sardegna a Porto Torres, Stintino, Cagliari. Era l’inizio della primavera del mare, e il gioco delle correnti aveva spinto sottocosta li cibo di questi immensi squali, minuscoli gamberetti e larve di pesce che si nutrono delle minuscole piantine del mare: il microscopico ma abbondantissimo mondo del plancton. Sotto gli occhi stupiti di pescatori, diportisti e uomini delle Capitanerie di Porto, sono così comparsi anche i giganti del nostro mare. Così vicino (mezzo miglio!) da sfiorare le coste; così vicini da intercettare le rotte delle navi: tanto che a Livorno i portuali hanno osservato con sgomento la carcassa di uno squalo di sette metri travolta e trascinata dalla prua di una nave inconsapevole entrata nel loro porto.

Squali bianchi, martello, i pinna nera, persino le mante – o meglio le loro identiche cugine, le mobule: sono tutti qui, in Mediterraneo. Sono quarantacinque le specie di squali che popolano il nostro mare, sottocosta come in alto mare: dai giganteschi signori della superficie ai minuscoli sigrì che, cinquecento metri più in basso, accendono la notte degli abissi con i loro organi luminosi.

Gli squali insomma qui da noi sono di casa. O meglio, lo erano fino a non molto tempo fa. Perché il loro ambiente è mutato profondamente, perché peschiamo troppo, e male. Perché fino a pochi anni fa gli squali finivano a migliaia nelle spadare e ancora oggi, a migliaia, abboccano agli ami destinati sempre ai pescispada. Perché come le tigri o i leoni, di cui sono l’equivalente marino, sono sempre stati pochi, si riproducono solo molto avanti negli anni e fanno pochi figli. Perché, fondamentalmente, non li conosciamo affatto: non conosciamo le loro abitudini, non sappiamo dove vivano, come si incontrino, come si riproducano. Di quasi tutte le specie di squali (come, del resto, anche dei grandi cetacei, tartarughe e della rara foca monaca) sappiamo talmente poco che ogni avvistamento, per i biologi, è una festa.

Per questo è nato Osservatorio Mediterraneo (www.sea- stories.net/osservatorio.html): non una nuova associazione ma, semplicemente, un ponte fra il mondo degli appassionati del mare e quello dei ricercatori. Dal 1998 Osservatorio Mediterraneo raccoglie infatti gli avvistamenti “insoliti” di diportisti, subacquei, pescatori di grandi cetacei, squali, tartarughe marine e foca monaca. E poi le rigira ai ricercatori, impegnati a decifrare le abitudini e i comportamenti di questi animali marini. Un’idea semplice e anche molto utile, perché a volte questi avvistamenti possono rivelare particolari ancora sconosciuti del comportamento di questi animali: lo dimostrano i quattro lavori scientifici pubblicati grazie alle informazioni inoltrate. Per i ricercatori questi avvistamenti rappresentano infatti l’opportunità di ampliare il proprio raggio d’azione e di raccogliere notizie e fotografie che altrimenti sarebbero rimaste chiuse in un cassetto; per gli amanti del mare, la soddisfazione di aver dato un piccolo contributo alla conoscenza di questi straordinari animali.

Perché proprio questi animali? Perché sono predatori di vertice e da essi dipende la buona salute dell’ecosistema; perché molti fra essi formano popolazioni mediterranee che non hanno alcun contatto con i loro simili dell’Atlantico (balenottere, capodogli e tartarughe, tanto per fare qualche esempio) e per questo sono ancora più vulnerabili. Ma non solo: la loro protezione passa necessariamente attraverso la salvaguardia del loro ambiente, ed ecco che le conseguenze positive ricadranno anche su tutti gli altri organismi che vi vivono. E allora… tenete gli occhi aperti quest’estate in Mediterraneo.

E se avvistate cetacei, tartarughe, squali o addirittura una rarissima foca monaca fotografateli, una foto è davvero molto importante per poter identificare gli animali – prendete nota del punto d’avvistamento, data e ora. Quindi scaricate le schede di avvistamento sul sito di Osservatorio Mediterraneo (www.sea-stories.net/osservatorio.html). Spedite poi il tutto a Osservatorio Mediterraneo, via Ruggero Fauro 82, 00197 Roma fax 06 233229073, e-mail oss.mediterraneo@tiscali.it.

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