Rubrica Ambiente e mare Nautica n.546 del 10/2007

Numero 546 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.546 del 10/2007

SQUALI MEDITERRANEI: ALMENO 15 SPECIE ECOLOGICAMENTE ESTINTE

– “La situazione in Mediterraneo per i grandi squali predatori è ormai critica: su 20 specie analizzate delle oltre 80 presenti, 15 sono ecologicamente estinte. E le altre 5 mostrano un declino superiore al 90%”. Cosa significa “ecologicamente estinte”? Quando un animale è tanto vicino alla totale estinzione da essere incapace di espletare il suo ruolo, in questo caso di predatore dell’ecosistema marino, spiega Francesco Ferretti, ricercatore all’Università Dalhousie di Halifax, in Canada, che sta conducendo un’analisi sull’abbondanza di popolazioni di squali nel Mediterraneo, per valutare il loro ruolo nell’ecosistema marino. Lo studio prende in esame catture, avvistamenti e dati di pesca per valutare l’abbondanza di 20 specie diverse, comunque di taglia superiore ai due metri: squalo bianco, squalo grigio e specie simili, mako, smeriglio, capo piatto, squalo toro, tre specie di squalo martello e squali volpe. Cosa emerge? “Oltre alle 15 specie ecologicamente estinte – spiega Ferretti – cinque mostrano un declino superiore al 90%: squalo martello, smeriglio, mako, verdesca e squalo volpe”. Il crollo sembra risalire agli inizi del ‘900, quando i pescatori hanno cominciato ad allontanarsi dalla costa, intercettando così le rotte migratorie di questi squali. L’équipe di ricercatori, che comprende anche Ransom Myers, Heike Lotze e Fabrizio Serena, è rimasta impressionata dalla diminuzione evidente, nel giro di due secoli, della presenza di squali, che per il mare costituiscono predatori essenziali per l’ecosistema. Questo provoca squilibri che potrebbero essere negativi anche per gli stessi pescatori. as01.ucis.dal.ca/sharks/project.php?lang=en&sub=3

FIRMA LA PINNA: LA PROTESTA EUROPEA PER IL MASSACRO DEGLI SQUALI

– Milioni di squali vengono massacrati ogni anno per la preparazione della zuppa di pinne di pescecane, un commercio lucroso che sta devastando gli oceani. L’Europa è una delle principali responsabili di queste stragi, perché sono soprattutto europei i pescherecci impegnati in questo tipo di pesca. Per indurre le istituzioni comunitarie a mettere un freno a queste stragi, è possibile aderire alla singolare raccolta di firme organizzata in tutta Europa nell’ambito della “Shark Week” che si svolgerà in tutto il continente dal 7 al 14 ottobre. Una pinna – rigorosamente di carta – è l’originale supporto per esprimere la volontà di metter fine a questo massacro. Le migliaia di pinne così raccolte verranno poi consegnate a Bruxelles al commissario europeo per la pesca, per indurre l’Unione Europea ad affrontare definitivamente quella che è ormai diventata una delle principali emergenze mondiali del mare. Sono 75 milioni gli squali uccisi ogni anno in tutto il mondo, accidentalmente o volontariamente. Il più delle volte solo per le loro pinne, ricercatissime sul mercato asiatico per la preparazione della tradizionale zuppa. Il metodo di pesca è non solo disumano (gli squali vengono privati delle pinne e poi ributtati a mare, spesso ancora vivi), ma anche insostenibile: questi animali, infatti, cominciano a riprodursi molto in là con gli anni (di solito a 10-15 anni) e al termine di gestazioni fra le più lunghe del mondo animale (di 1 o 2 anni) mettono al mondo solo pochi piccoli. L’Unione Europea ha sì una legge che vieta la pesca agli squali finalizzata al solo taglio delle pinne, ma per accontentare i paesi coinvolti nella pesca agli squali (la Spagna, soprattutto), ha previsto una serie di scappatoie che privano il bando di ogni efficacia. L’iniziativa è patrocinata dalla Shark Alliance, una coalizione di associazioni non governative che annovera una quarantina di membri, che ha come obiettivo la salvaguardia e la protezione degli squali. Tutti possono collaborare alla raccolta di firme: maggiori informazioni sul sito della coalizione. www.sharkalliance.org

MAREVIVO: SEI PAESI PER UN MARE COMUNE

– Marevivo continua a “tessere” il filo blu tra gli Stati del Mediterraneo. A bordo dello splendido Amerigo Vespucci, che per l’occasione ha fatto sosta nelle acque delle Bocche di Cattaro, l’associazione ambientalista ha incontrato i rappresentanti della repubblica del Montenegro sul tema della pesca e sulla gestione della comune risorsa dell’Adriatico. Al meeting hanno partecipato il Ministero dell’Ambiente e del turismo e il Ministero della Pesca del Montenegro, i rappresentanti dei principali istituti scientifici del Paese, la Regione Abruzzo con l’Assessorato alla Pesca, l’Istituto montenegrino per la bonifica dei fondali marini dagli ordigni bellici, l’Agenzia Europea per la Ricostruzione e la stampa locale. “Il Mar Adriatico” – dichiara Gianni Guerrieri esperto di Marevivo per gli affari internazionali – è un mare semi chiuso. È perciò indispensabile la collaborazione e la coesione di tutti i Paesi rivieraschi, oltre che una pianificazione progettuale integrata terra-mare”. Su tali intenti, tutti i partecipanti al meeting hanno auspicato programmi comuni e strategie sinergiche tese ad accrescere le conoscenze sulla biodiversità adriatica, rivolgendo una dovuta attenzione a quegli aspetti che maggiormente possano essere utilizzati per la definizione di una corretta politica di tutela e conservazione a livello mediterraneo. La tappa montenegrina rappresenta il primo di una serie di incontri del più ampio progetto “Sei Paesi per un Mare Comune”. Questi incontri porteranno Marevivo in tutti i Paesi del mar Adriatico per consolidare le basi della cooperazione, poiché la biodiversità non ha confini. www.marevivo.it

SANTUARIO DEI CETACEI: LE BALENE SI SONO ACCORTE CHE ESISTE?

Gare motonautiche e uso illegale di reti derivanti: entrambe attività pericolose per i cetacei e quindi bandite all’interno del Santuario Pelagos, la più grande area marina protetta del Mediterraneo a cavallo fra Italia, Principato di Monaco e Francia. In teoria. Perché nella pratica, i primi di luglio a Piombino si sono svolte gare motonautiche, espressamente vietate dalla legge nelle acque del Santuario. “E in queste acque sono ancora attive le famigerate reti spadare” – afferma Giuseppe Notarbartolo di Sciara, fondatore e presidente onorario di Tethys, ideatore del Santuario Pelagos e membro del Comitato italiano di pilotaggio del Santuario – “In acque francesi con il nome di “thonailles” e in acque italiane con il nome di “ferrettare”, queste reti sono ancora causa ogni anno di morte per annegamento di cetacei nel mezzo di un Santuario creato per garantirgli un’esistenza il più possibile indisturbata: un vero controsenso”. Due le principali sfide che la gestione del Santuario Pelagos dovrà affrontare senza indugi, secondo Notarbartolo di Sciara: creare una struttura gestionale agile ed efficiente, in grado di dialogare con le autorità dei tre Paesi ma con l’autonomia sufficiente ad attuare le misure più urgenti. E allo stesso tempo affrontare e mitigare le minacce poste ai cetacei dalle attività umane nella zona, soprattutto traffico navale, pesca, rumori nocivi prodotti da navi militari e ricerche petrolifere. Il Santuario Pelagos, istituito da un trattato tra Francia, Italia e Principato di Monaco, è entrato in vigore nel febbraio 2002. Con una superficie di 87.500 km2 è la più grande area marina protetta del Mediterraneo e la prima area protetta al mondo istituita in acque internazionali. È gestita da un Segretariato permanente che ha sede a Genova nel Palazzo Ducale. www.tethys.org

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