Rubrica Ambiente e mare Nautica n.560 del 12/2008

Numero 560 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.560 del 12/2008

PESCA ILLEGALE: IL FLAGELLO DEL MARE

– Reti proibite. Calate in luoghi protetti. In periodi vietati. Che pescano troppo, e male. Pensiamo alle famigerate spadare, fuorilegge da anni ma che ancora compiono stragi di cetacei, tartarughe, squali – oltre che di pescispada spesso sotto taglia. O al tonno rosso, stanato dall’aria con gli aerei (proibiti), inseguito da flotte di ogni paese e da barche mai registrate (185 quelle italiane autorizzate, cento in più quelle censite dal WWF) che ne catturano il doppio di quanto previsto dalle quote, sbarcato ma non registrato in molti porti o venduto illegalmente in mercati chiusi per infiltrazioni mafiose. E’ la pesca illegale, una piaga che infetta tutti i mari del mondo e la cui portata determina conseguenze ambientali, economiche e sociali gigantesche. Senza contare che, sempre più spesso, si associa ad attività criminali come il traffico di droga o il contrabbando. La battaglia contro la pesca illegale è una delle tre priorità nel settore pesca della Commissione Europea. L’Unione Europea è infatti la terza potenza al mondo nel settore della pesca, con 5,7 milioni di tonnellate di sbarchi nel 2004 e una flotta peschereccia attiva in tutti i mari e oceani. È anche al primo posto per le importazioni di pesce, che nel 2005 hanno raggiunto un valore di circa 14 miliardi di euro. La pesca illegale ha conseguenze ambientali gravissime, perché contribuisce a portare alcune specie “bersaglio” al collasso (il tonno rosso in Mediterraneo si è ridotto dei due terzi nel giro di trent’anni) o ha un impatto spesso devastante su molte altre specie catturate accidentalmente (come delfini e tartarughe nelle spadare, o ferrettare). Ma le conseguenze sono anche sociali ed economiche, perché la concorrenza sleale ha pesanti conseguenze sull’attività dei pescatori che agiscono nella legalità, e spesso li induce a loro volta a non rispettare le norme. Per la prima volta uno studio cerca di quantificarne il danno economico e sociale. Se in Europa si mettesse fine alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), che rappresenta ormai almeno il 40% delle catture totali, sarebbe possibile creare più di 27.000 nuovi posti di lavoro. In Italia eliminare la pesca illegale al solo tonno e pescespada porterebbe più di 1.000 posti di lavoro e sbarchi aggiuntivi per un valore di 26 milioni di euro l’anno, mentre il valore delle riserve ittiche potrebbe crescere fino a 504 milioni di euro entro il 2020. Per quanto notevoli, queste cifre sono comunque ben al di sotto della realtà: lo studio ha infatti preso in considerazione solo un periodo limitato di tempo e solo alcune specie per cui esistono prove evidenti di pesca illegale – in Italia solo tonno e pescespada – e dove i danni sono più facili da identificare. Il fenomeno è assai più vasto e riguarda molte più specie ed ecosistemi, la pesca senza licenza, l’alterazione dei dati degli sbarcati, la pesca di animali sottotaglia. Per questo i danni reali della pesca INN sono verosimilmente molto più alti. “Il dato principale a emergere dalla ricerca è che sono due i futuri possibili per la pesca nell’UE” ha dichiarato Markus Knigge, Research Director per il Programma Marino Europeo di Pew. “Se continua la pesca illegale, le riserve ittiche non potranno riprendersi dall’attuale stato di declino e si avvicineranno ulteriormente all’esaurimento. Se invece viene fermata, imponendo una sana gestione delle attività di pesca, potrebbe essere possibile riportare le riserve delle specie più commerciali a livelli soddisfacenti in un breve periodo di tempo”. www.pewenvironment.eu/resources/costsofIUU.html

SQUALI ALLA CAMERA

– Oltre 25.000 le firme raccolte durante la Settimana dello Squalo che, dall’11 al 19 ottobre scorso, ha visto coinvolte associazioni ambientaliste, ricercatori, acquari, diving e musei di tutta Europa nella promozione di azioni a tutela degli squali. A conclusione delle manifestazioni, Marevivo e Shark Alliance hanno incontrato la Commissione Agricoltura e Pesca della Camera dei Deputati per sollecitare il Governo italiano affinché assuma in ambito europeo una posizione chiara ed energica a favore dell’attivazione di un Piano d’Azione comunitario per la salvaguardia degli squali. “L’Italia, pur non avendo una flotta da pesca mirata allo squalo, ha una grande responsabilità in quanto è uno dei principali consumatori al mondo di carne di squalo. E’ pertanto fondamentale che si faccia portavoce e sostenitrice di una corretta gestione di questa specie”. Ha dichiarato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. “Auspichiamo quindi che il nostro Governo sostenga, sia a livello nazionale che europeo, l’immediata attivazione di un Piano di conservazione, così come da tempo suggerito dall’intera comunità scientifica”. “La tutela degli squali rappresenta un’azione nobile, oltre che egoistica. Se da una parte si evitano inutili crudeltà, dall’altra si impedisce di stravolgere l’ecosistema marino. Per questo solleciteremo la commissione europea ad adottare i provvedimenti adeguati” ha detto Paolo Russo, presidente della commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, commentando gli esiti dell’audizione di Marevivo e Shark Alliance.

LA RACCOLTA FIRME

– che verranno presentate al Ministro della Pesca, Luca Zaia, alla vigilia dell’incontro dei ministri europei per la discussione del regolamento sulla pesca agli squali – continua online sul sito www.sharknews.org.

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