Rubrica Ambiente e mare Nautica n.561 del 01/2009

Numero 561 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.561 del 01/2009

LA FARSA DEL TONNO

– Tonno rosso, il pesce più prezioso del nostro mare. È una risorsa economica preziosissima, visto che gli esemplari più grandi possono arrivare a valere decine di migliaia di euro l’uno sui mercati soprattutto giapponesi. Non sorprende, quindi, che gli interessi economici e le pressioni politiche dietro a questa pesca siano molto elevate. Il tonno rosso viene, da sempre, a riprodursi in Mediterraneo dove, da pochi anni, l’attende una flotta multinazionale armata fino ai denti. Uno sfruttamento intensivo e sregolato dei grandi banchi di pesce – insidiati oltretutto nel momento in cui si riuniscono per l’accoppiamento – non è la ricetta ideale per assicurarne la sopravvivenza. Ci sarebbe un organismo internazionale che ne regola la pesca, l’ICCAT, di cui fanno parte anche l’UE e altri rappresentanti governativi dei paesi interessati, che però ha sempre fissato quote eccessive rispetto alle raccomandazioni scientifiche. Quote eccessive cui si aggiunge la dilagante pesca illegale che di fatto, mai combattuta seriamente nei nostri paesi, fa raddoppiare il prelievo totale: bandiere ombra, attrezzi di pesca illegali, sforamento sistematico delle quote, pescherecci senza licenza, sbarchi non registrati. Anche o soprattutto in Italia, messa in mora dall’UE per mancanza di controlli. In breve, la situazione del tonno rosso in Mediterraneo è drammatica: lo stock è prossimo al collasso. Che la gestione di questa pesca sia stata in questi anni fallimentare, lo dice addirittura uno studio indipendente commissionato dalla stessa ICCAT per valutare sé stessa e il suo lavoro negli anni. Il giudizio è stato netto: “la performance dell’ICCAT nel gestire la pesca al tonno rosso, soprattutto in Mediterraneo e Atlantico orientale, è comunemente ritenuta una disgrazia internazionale”; quote eccessive e pesca illegale hanno portato il tonno al collasso e l’unica cosa da fare, sostiene lo studio, è la chiusura totale della pesca fino a quando gli Stati si impegneranno a rispettare le norme. E non è detto, sostiene la Technical University of Denmark analizzando il modello matematico, che sia sufficiente: lo stock è talmente compromesso che potrebbe collassare lo stesso anche con la moratoria totale della pesca. La IUCN, l’organismo più accreditato al mondo per la Conservazione della Natura, che nell’ultimo Congresso Mondiale aveva espresso enorme preoccupazione chiedendo che venissero adottate misure drastiche, come la chiusura della pesca e la creazione di santuari per la protezione delle delicate fasi riproduttive della specie. La stessa Commissione Europea si era mostrata disponibile. Apertura persino da alcune associazioni di pescatori. Erano queste le premesse dell’ultima riunione ICCAT che si è tenuta in novembre a Marrakesh, in Marocco. E cos’è successo? Con uno stock al collasso la commissione scientifica interna ICCAT aveva suggerito un limite massimo di catture di 15.000 tonnellate; la Commissione ne ha fissate invece 22.000, ben sapendo che la pesca illegale farà raddoppiare il totale. La pesca, inoltre, è protratta fino al 20 giugno, con una riduzione di appena dieci giorni: cioè si continuerà a pescare nel pieno della delicata fase riproduttiva della specie. Esulta la Commissione Europea, che pure poche settimane prima si era detta disponibile alla moratoria: la decisione di tagliare del 30% in due anni le catture (dalle 28.500 di quest’anno alle 22.000 del prossimo e alle 19.950 del 2010), con un taglio del 30% in due anni, sarebbe un “cambiamento epocale”. Ben diversa l’interpretazione di ambientalisti e alcuni stessi esperti dell’ICCAT. La decisione, spiega il WWF, “è stata presa dando seguito alle pressioni non solo di alcuni Stati come Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Siria e Giappone, ma anche della stessa Unione Europea che solo poche settimane fa aveva invece approvato l’ordine del giorno per una possibile moratoria della pesca del tonno rosso. Buona era stata invece la proposta – prosegue – di Stati Uniti, Canada, Messico, Norvegia, Islanda e Brasile, che hanno spinto per fissare come quota massima pescabile quella suggerita dal comitato scientifico”. “Se l’ICCAT non riesce a proteggere il tonno rosso come specie in pericolo – ammonisce Marco Costantini, responsabile del programma mare del WWF Italia – ci attiveremo affinché venga inserito nella convenzione Cites (sul commercio internazionale delle specie in pericolo) perché lo sfruttamento e la commercializzazione del tonno rosso avvengano in modo tale da garantire la sopravvivenza della specie”.
UE: ec.europa.eu/fisheries/press_corner/press_releases/2008/com08_90_en.htm
Iccat: www.iccat.int
WWF: pesca del tonno rosso: Italia fuorilegge www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=18211&content=1

PIU’ REGOLE NEI CIMITERI DELLE NAVI

– Regole per una demolizione più sicura delle navi mercantili che ogni anno vengono rottamate nel mondo: dalle due alle seicento, spesso sulle spiagge dell’Asia meridionale, in totale assenza di misure di sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente. La convenzione internazionale sul riciclaggio sicuro delle navi dovrebbe essere pronta nel maggio 2009. Negli ultimi vent’anni il numero di cantieri che demoliscono navi all’interno dell’Unione Europea è diminuito, facendo venir meno la capacità necessaria per trattare le flotte mercantili di grossa portata che battono bandiera dell’UE o che sono di proprietà di società con sede nell’UE. Gran parte viene quindi demolita nei paesi dell’Asia meridionale, soprattutto in India, Bangladesh e Pakistan, dando occasioni di lavoro a migliaia di persone ma a condizioni precarie per la salute e la sicurezza: le navi più vecchie infatti contengono molti materiali pericolosi, come l’amianto, i bifenili policlorurati (PCB) e ingenti quantità di petrolio. E tutto fa ritenere che il problema sia destinato a peggiorare: nei prossimi anni, infatti, dovranno smaltire circa 800 petroliere a scafo unico, gradualmente sostituite da quelle più sicure a doppio scafo. In attesa dell’entrata in vigore della convenzione internazionale, l’UE prevede alcune misure applicabili in tempi rapidi: un sistema di incentivi come riconoscimenti per le attività esemplari di riciclaggio ecologico o la pubblicazione di linee guida, corredate da un elenco di impianti ecologici per la demolizione delle navi, forme di assistenza e supporti tecnici ai paesi in via di sviluppo, un migliore controllo dell’applicazione della normativa vigente sulle spedizioni di rifiuti, creazione di un elenco delle navi destinate alla demolizione, la possibilità di predisporre un sistema di certificazione e audit per gli impianti destinati al riciclaggio delle navi di tutto il mondo e valutare come incentivare le navi UE a farvi ricorso. ec.europa.eu/environment/waste/ships/

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