Rubrica Ambiente e mare Nautica n.431 del 03/1998

Numero 431 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.431 del 03/1998

BALENE NEOZELANDESI.

La piccola nazione a forma di stivale rovesciato ai nostri antipodi può vantare una popolazione di balene franche australi geneticamente distinta: è stata scoperta nei pressi delle lontanissime isole Auckland, 320 km a sud ovest di Stewart Island. I pachidermi superano i 18 metri di lunghezza per oltre 100 tonnellate di peso. L’analisi del DNA, prelevato in modo non traumatico dagli animali, ha permesso di stabilire che esse appartengono a un gruppo geneticamente diverso da quello australiano. L’ipotesi è che siano le discendenti di una popolazione di balene franche australi un tempo assai numerose nelle acque neozelandesi. Potrebbero però addirittura essere un gruppo endemico proprio delle isole Auckland: per questa ragione i biologi stanno raccogliendo materiale nei musei della nazione per estrarre il DNA e stabilire così con certezza la provenienza di queste balene. Nathalie Patenaude, dell’Università di Auckland, che sta conducendo la ricerca – sponsorizzata dal WWF e dalla compagnia petrolifeera Shell – conferma che questi cetacei sono comunque distinti dalle popolazioni australiane, argentine e sud-africane. Il WWF Nuova Zelanda approfitterà di questa scoperta per richiedere con forza il bando totale della caccia alle balene nell’Oceano Antartico, tuttora perpetrata dai giapponesi con il pretesto della ricerca scientifica.

EL NIÑO MINACCIA DI MUTARE PER SEMPRE IL VOLTO DELLE GALAPAGOS

“Potrebbe essere una catastrofe” rivela Jennifer Stone del Galapagos Conservation Trust sulle pagine dell’autorevole rivista inglese “New Scientist”. Le alte temperature e le abbondantissime piogge provocate dalla presenza del Niño potrebbero provocare il crollo di molte specie che popolano l’arcipelago. La paura è che le specie estranee a questo ecosistema che hanno invaso le isole negli ultimi anni, possano approfittare della debolezza delle specie indigene per radicarsi e soppiantarle definitivamente. El Niño di quest’anno minaccia di essere altrettanto importante di quello, catastrofico, del 1982-83. Quindici anni fa la temperatura del mare fu di tre gradi superiore alle media; sulle isole caddero poi 2770 millimetri di pioggia, sei volte di più della media. “La situazione è davvero critica” ammette Michael Bliemsrieder del Charles Darwin Research Station sull’isola di Santa Cruz. Nel 1982-83 il numero di cormorani endemici delle isole, incapaci di volare, crollò del 45%, e morì il 78% dei rari pinguini delle Galapagos. Gli albatross non riuscirono a riprodursi e in mare le alghe verdi, di cui si cibano le iguane, vennero sostituite dalle immangiabili alghe rosse col risultato che su alcune isole il 70% delle iguane morì di fame. Le grandi piogge del 1982-83 innescarono poi una incredibile fioritura di piante, contribuendo così alla diffusione di animali infestanti come le formiche di fuoco e i ratti.

Quest’anno la stagione fredda, che sarebbe dovuta iniziare a giugno, non è mai arrivata e il clima è rimasto caldo e umido “Sembra di essere più in una giungla tropicale che nelle aride isole Galapagos” conferma Bliemsrieder. Le piogge, che normalmente non iniziano prima di febbraio, quest’anno sono invece iniziate a novembre, rovesciando sulle isole 147 millimetri di pioggia; i biologi di stanza nell’arida isola Española hanno registrato in soli due giorni, a dicembre, ben 204 millimetri di acqua. È previsto che le piogge continuino sino a quando el Niño raggiungerà il suo apice a metà di questo mese.

Già alcuni segnali minacciano il ripetersi della catastrofe nel 1982-83: molti uccelli non hanno nidificato, si sta registrando un aumento delle alghe rosse a scapito di quelle verdi e gli squali martello hanno abbandonato le acque superficiali in cerca di temperature più fresche. A terra la vegetazione è rigogliosa: “persino le isole più aride e deserte sono rivestite da un manto verde” conferma Bliemsrieder. In passato le specie endemiche sono riuscite a risollevarsi anche dopo fenomeni di questa portata. Ma dal 1983 le specie aliene si sono ritagliate un proprio spazio sulle isole e i biologi temono che possano radicarsi sempre di più, impedendo alle specie endemiche di riprendere il loro posto nell’ecosistema. “Le specie introdotte sono di gran lunga il maggior pericolo per la biodiversità delle Galapagos” conferma Robert Bensted-Smith, direttore della stazione di ricerca Darwin. Gli ambientalisti da molti anni combattono la presenza di ratti, capre e gatti sulle isole. Alla lista delle specie introdotte si sono aggiunte di recente due specie di formiche di fuoco e un insetto: “alcune isole sono ora completamente infestate dalle formiche” conferma Charlotte Causton, entomologa della stazione di ricerca Darwin, “e poiché questo insetto si riproduce nell’acqua, è probabile che tutte queste piogge favoriscano anche il suo proliferare”.

RILASCIATO UN PICCOLO DI BALENA GRIGIA.

È previsto per questo mese il rilascio in mare da parte del Sea World San Diego di un giovane esemplare di balena grigia curato e ospitato negli ambienti dell’oceanario dopo il suo spiaggiamento, avvenuto nel gennaio dello scorso anno. Il rilascio avverrà in coincidenza con l’annuale migrazione verso nord delle balene grigie lungo la costa della California.

DUGONGHI PROTETTI.

Una catena di aree protette per i dugonghi lungo 700 km di costa nel Queensland, Australia, promette di fornire un aiuto decisivo alla protezione di questi mammiferi marini a forte rischio di estinzione. Entrata in vigore nel gennaio di quest’anno, la riserva prevede zone completamente interdette alla pesca e altre invece in cui è permessa, entro certi limiti, la pesca a strascico. Negli anni ’80 la popolazione dei dugonghi nella porzione meridionale della Grande Barriera Corallina si è dimezzata.

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