Rubrica Ambiente e mare Nautica n.463 del 11/2000

Numero 463 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.463 del 11/2000

“PAPA’, UNA FOCA”

Era in barca vicino all’isola dei Cavoli, nei dintorni di Villasimius in Sardegna, Alberto Fini, insieme alla figlia Benedetta di sei anni e al cognato Mirko Dell’Acqua. “Abbiamo sentito un soffio – racconta a “La Nuova Sardegna” l’imprenditore di Biella – il primo pensiero è stato per un delfino. Poi è comparso quel musetto, solo qualche secondo. Ci ha guardato, mia figlia è stata la prima a identificarla”. Due avvistamenti a distanza di un’ora l’uno dall’altro: “Eravamo fermi all’ormeggio, la prima volta è saltata fuori alle otto e mezzo, la seconda alle nove e mezzo. Abbiamo potuto guardarla bene, è uscita dall’acqua e si è immersa almeno quattro volte. La pellicola era quasi finita, ho scattato subito, senza pensarci troppo. Mi è sfuggito il muso, ma era una foca”.

Solo pochi minuti della vita di questo timido animale, inconsapevole che la foto del suo dorso fa il giro d’Italia e scatena una mobilitazione generale delle autorità locali (l’Isola dei Cavoli è inserita in un parco marino), della comunità scientifica (Giulia Mo dell’ICRAM Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare, viene immediatamente inviata sull’isola) e dei diportisti. Che, dopo un primo momento di entusiasmo e di affollamento, hanno accolto il richiamo al senso di responsabilità per offrire alla foca condizioni di tranquillità, accettando senza alcuna protesta la riduzione della velocità massima per i natanti, da dieci a cinque nodi. Ecco il commento di Giulia Mo, coordinatrice del Piano d’Azione Nazionale per la foca monaca e del programma specie protette dell’ICRAM ” Si tratta di una foto del dorso di una foca scura con varie cicatrici bianche e segni di interazioni con altri individui (morsi?) sulla schiena. Si intravede a malapena la coda e la parte superiore delle pinne posteriori, la testa invece è sott’acqua. Ho fatto 8 giorni di appostamenti sugli scogli sopra la zona dell’avvistamento ma senza risultati. E’ possibile che l’animale sia in zona, che si sposti per alimentarsi da una parte all’altra e che si fermi ogni qualvolta e in qualsiasi posto dove trovi un po’ di tranquillità e di pace. Alcuni dettagli di altri avvistamenti fanno pensare che l’animale si sia trovato in zona per qualche giorno prima dell’avvistamento e forse anche di più – segno che il loro essere passeggeri di transito non è legato ad una sosta temporanea di qualche giorno ma forse di un periodo più lungo. Il messaggio finale? Se gli animali non sono disturbati, non sono inseguiti, non sono avvicinati (a terra e in acqua), non sono uccisi dai pescatori, e trovano un luogo a terra dove sostare e pesce da mangiare, questa specie può transitare e fermarsi anche per lunghi periodi lungo le coste italiane”.

La foca monaca (Monachus monachus) è il mammifero marino più in pericolo di sopravvivenza del Mediterraneo, classificato come criticamente minacciato dall’IUCN (Consiglio Internazionale per la Natura).

Pur non essendo mai stata abbondante, la foca monaca una volta era diffusa lungo le nostre coste e veniva avvistata con regolarità lungo i litorali siciliani, sardi e pugliesi. A partire dagli anni 60-70 il tracollo: all’uccisione diretta, perché i pescatori la ritenevano un concorrente nella loro attività, si sommarono un’alta mortalità dei cuccioli che finivano impigliati nelle reti, costruite via via con materiali più resistenti, ma soprattutto il disturbo arrecato dall’uomo lungo le coste e negli habitat che la foca utilizzava per partorire e allattare i cuccioli, e che ha spinto gli animali a frequentare altre zone meno idonee. “Così, nelle aree tradizionalmente frequentate dalle foche, oggi non si conoscono più nuclei riproduttivi, tanto che la specie è stata dichiarata estinta nelle acque italiane”, prosegue la ricercatrice. “Le ultime testimonianze di un parto risalgono al 1984 quando in Sardegna (a Bosa e a Tavolara) due cuccioli sono rimasti intrappolati negli attrezzi da pesca. La morte del cucciolo di Bosa, incidentalmente, ci ha dimostrato che le grotte del parto non si trovano solo sulla costa orientale, nel golfo di Orosei”

Secondo le stime dello IUCN, della foca monaca mediterranea sopravvivono dai tre ai quattrocento animali: 150-200 individui nell’Egeo e Mediterraneo sud-orientale; 20-30 nel Mar Ionio; 10-20 in Adriatico; una decina nel Mediterraneo centrale; dai 10 ai 20 nel Mediterraneo occidentale; una decina nel Mar Nero e 130 in Atlantico. Sono numeri talmente bassi che è bastata una “semplice” intossicazione da plancton per decimare la popolazione della Mauritania, scoperta appena pochi anni fa.

L’handicap maggiore nella protezione di questo animale è proprio la scarsa conoscenza che abbiamo della sua biologia e del suo stile di vita. Quel poco che sappiamo deriva dalle osservazioni effettuate quando, una volta l’anno, nel periodo di riproduzione e della muta del pelo, la foca monaca sosta sulla terraferma. Sceglie spiagge riparate per partorire, anche se i racconti tramandatici fino al secolo scorso ci ricordano che sulle spiagge in Sardegna e nelle isole siciliane si potevano osservare le foche monache sdraiate sugli scogli. “In passato si riteneva che questi animali non si spostassero dalle zone di sosta e non compissero immersioni a grandi profondità”, prosegue Giulia Mo”. Al contrario, gli studi effettuati sui nuclei in Grecia e Turchia dimostrano che le osservazioni diminuiscono durante i periodi estivi; alcuni individui hanno coperto oltre 50 miglia in appena due giorni. Secondo gli studi svolti in Mauritania, i maschi adulti si immergono fino a 90 metri per cacciare, compiendo spostamenti fino a 40 chilometri dalla costa per raggiungere fondali con queste profondità.”

Quali sono gli ostacoli maggiori alla sopravvivenza di questa specie? “La distribuzione in un bacino condiviso da venti paesi con legislazioni e politiche ambientali diverse” sostiene Giulia Mo. “L’assenza di protezione effettiva contro l’uccisione diretta e la mancanza di una rete di aree protette che possano dare respiro alla specie e permettere lo spostamento degli individui da una zona protetta all’altra. Pochi paesi possono vantare l’istituzione di parchi marini studiati per la salvaguardia della specie. Solitamente gli abitanti locali vedono tali iniziative come minacce alle loro attività commerciali, principalmente turismo e pesca. L’esperienza di Turchia, Grecia e Portogallo dimostra che è possibile sviluppare un turismo specifico sostenibile e non invasivo, di cui i primi a beneficiarne sono gli abitanti locali. La protezione delle aree garantisce inoltre il ripopolamento ittico, che si traduce in abbondanza di pesca nelle zone limitrofe”.

Raccomandazioni per chi avvista una foca monaca

La Foca monaca è protetta dalla legge italiana che ne vieta l’uccisione, la cattura e il disturbo, punendo con l’arresto le trasgressioni più gravi – In caso di avvistamento in mare, spegnere subito i motori dell’imbarcazione e aspettare che l’animale continui il proprio percorso. Le foche, incuriosite, possono avvicinarsi ai natanti, ai subacquei e alle imbarcazioni, ma in nessun caso devono essere disturbate, molestate e inseguite sia in acqua sia a terra – In caso di avvistamento di una Foca monaca durante una nuotata o un’immersione, allontanarsi lentamente per non disturbare l’animale – Le Foche monache utilizzano le grotte marine per riposare e per l’attività riproduttiva; anche l’occasionale incontro con un subacqueo all’interno di questi delicati ambienti può provocare l’allontanamento delle foche per molti anni da questi luoghi. E’ quindi necessario evitare l’ingresso nelle grotte sia con piccole imbarcazioni sia a nuoto – E’ assolutamente vietato tentare di avvicinare una Foca monaca con il suo cucciolo: lo stress provocato dalla vicinanza umana potrebbe provocare l’abbandono del piccolo e di quei luoghi negli anni successivi. In caso di avvistamento attenersi scrupolosamente a queste raccomandazioni e segnalare la circostanza riportando il massimo di particolari, telefonando al numero verde del Nucleo Operativo Ecologico (NOE) del Ministero dell’Ambiente: 167-253608. Per ulteriori informazioni potete visitare il sito web dell’ICRAM: www.icram.org.

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